discaricadiscarica La sensazione è che l’estate siciliana sul fronte dei rifiuti potrebbe rivelarsi particolarmente bollente....
La sensazione è che l’estate siciliana sul fronte dei rifiuti potrebbe rivelarsi particolarmente bollente. Al momento non si tratta, come accaduto in passato, di crisi igienico-sanitarie ma di una tensione crescente tra la Regione e le strutture periferiche che si occupano nei singoli territori della gestione del ciclo di smaltimento.
Che le cose non fossero particolarmente tranquille lo si era capito già qualche settimana fa con la notizia dell’indagine sui vertici della società – la Srr Impianti – che si occupa della gestione della discarica di Gela. L’amministrative Giovanna Picone, ingegnera vicinissima a Renato Schifani, al punto che il presidente in questi anni l’ha voluta come propria consulente a Palazzo d’Orleans, è accusata di traffico di rifiuti e su di lei pende una richiesta di misura cautelare.
Picone è sospettata di avere avallato una gestione fuori norma di parte dei rifiuti che valicavano i cancelli degli impianti di contrada Timpazzo. La spazzatura sarebbe stata seppellita senza essere sottoposta ai trattamenti obbligatori all’interno del Tmb.
A ciò negli ultimi giorni si sono aggiunte alcune frizioni con l’assessorato. Dal dipartimento regionale è partita una diffida, con tanto di notifiche alle prefetture di mezza Sicilia, dopo che a Timpazzo i cancelli sono stati chiusi per improvvise – stando a quanto sostenuto dalla Regione – esigenze di manutenzione.
Responsabilità locali
“Con la presente si declina in via formale e categorica qualsivoglia responsabilità in capo a questo dipartimento per eventuali criticità igienico-sanitarie o emergenze derivanti dal mancato conferimento dei rifiuti presso l’impianto. Si rammenta che tale infrastruttura, pur essendo stata realizzata integralmente con fondi pubblici, risulta gestita con modalità prettamente privatistiche dalla società di scopo della Srr”.
È il passaggio più duro della nota che il dirigente generale Arturo Vallone ha inviato ai prefetti di Caltanissetta, Agrigento e Catania per prendere le distanze da quanto sta accadendo a Gela. La decisione di bloccare le attività dell’impianto di trattamento meccanico-biologico sarebbe arrivata senza preavvisare la Regione e causando la necessità di dirottare altrove i Comuni che quotidianamente portano i rifiuti indifferenziati a Gela.
“La comunicazione di chiusura è stata diramata in data odierna (giovedì 11 giugno, nda), in assenza di un congruo preavviso, così da non consentire ai Comuni conferitori e ai gestori del servizio di raccolta di individuare per tempo soluzioni alternative di conferimento – si legge nella diffida che accompagna la nota inviata ai prefetti – La repentina e non preannunciata sospensione dell’attività di trattamento è idonea a determinare un’interruzione di pubblico servizio, con conseguenze, anche di rilievo penale”.
Nel documento si stigmatizza l’avere usato due diversi per gestire le esigenze degli enti locali che sono soci della Srr Caltanissetta Provincia Sud, ovvero l’ente proprietario della discarica di Timpazzo, e di quelli che invece sono soltanto clienti del sito gelese. “La circoscrizione dei destinatari della comunicazione ai soli Comuni non soci introduce un’ingiustificata disparità di trattamento tra utenze conferenti, non conforme ai principi di parità, imparzialità e non discriminazione cui è tenuto il gestore di un servizio pubblico – prosegue il documento firmato dal dirigente regionale – Gli interventi manutentivi, ove differibili, ben possono essere riprogrammati e dilazionati nel tempo, limitando l’eventuale fermo dell’impianto ai soli interventi indifferibili e improrogabili connessi alla sicurezza e alla funzionalità dell’impianto”.
Srr e quote incompatibili
Se nel caso di Timpazzo lo scontro è frontale, tra la Regione e parte delle Srr – i 18 enti d’ambito che operano in Sicilia – resta aperta un’altra questione. Stavolta non c’entra la funzionalità degli impianti, bensì il rapporto con le società che li gestiscono.
Dall’assessorato è stata convocata una riunione, svoltasi nei giorni scorsi e a cui non tutti tra i convocati hanno partecipato, e tra questi proprio la Srr Caltanissetta Provincia Sud, per chiedere chiarimenti.
A essere messa in discussione è stata la gestione in house di alcuni impianti da parte – oltre che della Srr Caltanissetta Provincia Sud – anche delle Srr Agrigento Provincia Est, Srr Agrigento Provincia Ovest, Srr Enna Provincia ed Srr Kalat Ambiente.
Le ultime quattro si trovano infatti a essere soci al cento per cento delle società A.P.E.A srl, Sogeir Gestione Impianti Smaltimento, Ambiente e Tecnologia e Kalat Impianti, alle quali spetta la conduzione degli impianti pubblici che ricadono nei singoli ambiti.
Le contestazioni riguardano la mancata applicazione del decreto legislativo 201 del 2022 sul riordino della disciplina dei servizi pubblici locali di rilevanza economica, e, nello specifico, il divieto per gli enti d’ambito di detenere, direttamente o indirettamente, partecipazioni in società di servizi pubblici.
La legge prevede la possibilità che l’ente d’ambito gestisca in house il servizio, ma ciò deve avvenire a valle di un iter che – stando a quanto ipotizzato dalla Regione – potrebbe non essere stato rispettato.
“L’art. 33, comma 2, del decreto stabilisce specifiche disposizioni transitorie per gli affidamenti in essere effettuati a favore di società in house prima dell’entrata in vigore del D.Lgs. 201/2022 – si legge in una nota visionata dal Quotidiano di Sicilia – Tuttavia, tale regime transitorio non esime le Srr dall’obbligo di conformarsi alle disposizioni del decreto e di dare evidenza delle misure adottate o in corso di adozione per la regolarizzazione della propria posizione, anche con riferimento alla compatibilità degli assetti societari con i requisiti di controllo analogo e con le condizioni sostanziali previste per l’affidamento in house”.
Alle Srr è stato chiesto di fornire chiarimenti, ma al momento la posizione della Regione, che starebbe anche valutando la possibilità di inviare una segnalazione all’Anac, è netta: la soluzione in house dovrebbe passare dalla costituzione di società le cui quote andrebbero assegnate ai singoli Comuni oggi soci della Srr e non alla Srr in quanto tale.
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