Crollo palazzina a Pistunina, Messina Carmen Russo 26 Settembre 2026, 09:43 Nel Sud Italia, per...
Nel Sud Italia, per troppo tempo, aggirare la norma non è stato considerato un crimine, ma un’esigenza fisiologica. Una forma di “furbizia” necessaria per sopravvivere alla burocrazia, risparmiare sui costi o, più brutalmente, per massimizzare il profitto nel minor tempo possibile. Abbiamo trasformato la deroga in cultura, convincendoci che le regole dell’edilizia fossero solo scartoffie burocratiche di uno Stato nemico e non, come sono in realtà, la traduzione pratica del rispetto per la vita umana.
Rispetto delle leggi e sicurezza
Oggi, a Pistunina, nella zona sud di Messina, quella cultura della deroga presenta il conto. Quando si chiude un occhio sui pilastri ammalorati o si spinge sull’acceleratore di una ristrutturazione senza badare alla sicurezza, il debito non si contrae con un’entità astratta. Il debito è con la fisica, e gli interessi si pagano in vite umane. Ci indigniamo davanti all’ennesima tragedia, ma dov’è la vera novità? Tolleriamo interi villaggi nati abusivamente, chiudiamo un occhio sulle speculazioni e smettiamo di chiederci chi dovrebbe controllare. Eppure, il disastro di Messina ci ricorda una verità feroce: l’illegalità non è mai una scorciatoia sicura. È un boomerang che, prima o poi, torna indietro per seppellire chi lo ha lanciato.
Piccole regole e rispetto della legalità
È troppo facile puntare il dito solo verso l’alto o contro i “grandi colpevoli”. La verità, nuda e senza scappatoie, è che il crollo delle grandi regole inizia sempre dal fallimento di quelle piccole. Inizia da noi, per strada. Nasce ogni volta che gettiamo a terra un mozzicone di sigaretta o una carta pensando “cosa vuoi che sia”, per poi indignarci quando il primo temporale allaga il quartiere perché i tombini sono ostruiti dalla nostra stessa immondizia. Si nutre della sosta in doppia fila “solo per cinque minuti” per il caffè al bar, un minuscolo atto di arroganza che paralizza un incrocio o, peggio, ritarda l’ambulanza che corre a sirene spiegate. Prospera nel disprezzo per il decoro urbano, nei sacchetti abbandonati agli angoli e sui marciapiedi trasformati in percorsi a ostacoli. Non ci sono giustificazioni. Chi sfregia lo spazio pubblico non sta fregando lo Stato: sta svalutando il proprio metro quadro. E soprattutto, chi si abitua a calpestare la piccola regola per comodità, sta fornendo l’alibi morale a chi, domani, deciderà di chiudere un occhio sulla tenuta di un pilastro.
