Docenti fuorisede, il caro vita riduce il potere d’acquisto
Marsala – Affitti, utenze e viaggi per raggiungere la propria famiglia assorbono una parte consistente dello stipendio. È la condizione vissuta da molti docenti di ruolo fuorisede, costretti a lavorare a centinaia di chilometri dalla propria città.
A richiamare l’attenzione sul problema è il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani. Il CNDDU chiede politiche strutturali che rendano più sostenibile la mobilità del personale scolastico.
Secondo il Coordinamento, infatti, la stabilità garantita dall’immissione in ruolo non elimina le conseguenze economiche della distanza. Un insegnante che lavora lontano da casa deve spesso mantenere una seconda abitazione. A questo costo si aggiungono le utenze, le spese quotidiane e i viaggi per il ricongiungimento familiare.
Affitto e trasporti pesano per tutto l’anno
La spesa non si interrompe durante le vacanze scolastiche. Il docente che rientra nella propria città continua generalmente a pagare l’alloggio nella sede di servizio. Nello stesso periodo deve sostenere anche il costo del viaggio per tornare dalla famiglia.
Il CNDDU invita quindi a distinguere il ricongiungimento familiare da una vera vacanza. Tornare dai figli, dal coniuge, dai genitori o nella propria abitazione non rappresenta un soggiorno turistico. Si tratta di un ritorno a casa che, tuttavia, può richiedere una spesa rilevante.
Questo determina una differenza concreta nel potere d’acquisto. A parità di retribuzione, un docente costretto a pagare un secondo alloggio dispone di risorse inferiori rispetto a un collega che lavora nel proprio territorio.
Le ferie coincidono con l’alta stagione
Per il personale scolastico esiste anche un altro limite. I periodi più lunghi di riposo coincidono prevalentemente con la sospensione delle attività didattiche e, in particolare, con l’estate.
Proprio in alta stagione, però, aumentano spesso i costi di trasporti, soggiorni e servizi turistici. Gli insegnanti hanno quindi margini ridotti per scegliere momenti dell’anno più convenienti.
La situazione diventa ancora più difficile per i docenti di ruolo fuorisede. Dopo aver sostenuto per mesi affitto, utenze e spostamenti, le risorse disponibili per una vacanza possono risultare insufficienti.
Il problema si inserisce in un contesto nazionale complesso. L’indagine Tecnè per Federalberghi sull’estate 2026 stima in 36,2 milioni gli italiani intenzionati a trascorrere almeno un periodo di vacanza fuori casa. I dati richiamati dal CNDDU indicano inoltre che quasi metà della popolazione non farà vacanze estive e che, tra chi resterà a casa, la mancanza di liquidità rappresenta la motivazione principale. Federalberghi conferma il dato dei 36,2 milioni di viaggiatori.
Il CNDDU chiede sostegni per gli alloggi
Secondo il Coordinamento, la mobilità del personale scolastico non può essere affrontata soltanto attraverso trasferimenti, assegnazioni e distribuzione delle cattedre. Occorre considerare anche la sostenibilità economica delle sedi di lavoro.
Tra le proposte figura l’introduzione di misure capaci di contenere il peso degli affitti sul reddito. Una particolare attenzione dovrebbe essere riservata alle città e ai territori caratterizzati da canoni elevati e da una forte pressione abitativa.
Il CNDDU propone inoltre di favorire l’accesso del personale scolastico ad alloggi economicamente sostenibili. L’obiettivo è evitare che una parte eccessiva della retribuzione venga utilizzata soltanto per vivere nel luogo in cui si presta servizio.
Convenzioni nazionali per i viaggi
Un altro intervento richiesto riguarda i trasporti. Il Coordinamento propone accordi e convenzioni nazionali per ridurre il costo dei viaggi ferroviari, aerei e marittimi sostenuti dai lavoratori fuorisede.
Per chi vive a centinaia di chilometri dalla propria famiglia, questi spostamenti non sono occasionali. Rappresentano una conseguenza diretta dell’assegnazione lavorativa.
Il CNDDU sollecita anche una ricognizione nazionale del fenomeno. L’indagine dovrebbe rilevare la distanza tra residenza e sede di servizio, l’incidenza di affitto e trasporti sullo stipendio e la durata della condizione di fuorisede. Dovrebbe inoltre considerare le differenze territoriali nel costo dell’abitare.
Le conseguenze sulla continuità didattica
La questione non riguarda soltanto la tutela economica degli insegnanti. Una sede troppo costosa può spingere il personale a chiedere il trasferimento verso territori più vicini o economicamente sostenibili.
Questa situazione può incidere sulla stabilità degli organici e sulla continuità didattica. Rendere sostenibile la permanenza dei docenti nelle sedi più onerose significa quindi tutelare anche il funzionamento delle scuole.
Il presidente del CNDDU, Romano Pesavento, chiede al ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, di promuovere una politica organica di sostegno alla mobilità. Il sito istituzionale del Ministero dell’Istruzione e del Merito conferma l’attuale incarico del ministro.
«Non si tratta di introdurre privilegi, ma di riconoscere una condizione oggettiva», sottolinea il Coordinamento. La stessa retribuzione non garantisce lo stesso potere d’acquisto quando una parte dello stipendio serve per mantenere una seconda abitazione e tornare periodicamente dalla famiglia.
La rinuncia alle vacanze rappresenta soltanto l’aspetto più evidente di uno squilibrio che dura tutto l’anno. Secondo il CNDDU, sostenere i docenti fuorisede significa tutelare i lavoratori e, nello stesso tempo, favorire la stabilità delle scuole e la qualità dell’istruzione pubblica.
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