Marsala: riapre il Centro ‘I Giusti di Sicilia’: “Qui vince lo Stato e la legalità”. VIDEO

Claudia Marchetti

Marsala: riapre il Centro ‘I Giusti di Sicilia’: “Qui vince lo Stato e la legalità”. VIDEO

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mercoledì 24 Giugno 2026 - 06:07

E’ tornato ad aprire le porte il Centro “I Giusti di Sicilia”, gestito dall’associazione “Mons. Di Leo” nell’immobile confiscato alla criminalità organizzata e appartenente al patrimonio indisponibile del Comune di Marsala, in piazza della Vittoria. La struttura era stata temporaneamente chiusa a seguito del crollo verificatosi nella palazzina adiacente di via Diaz, un episodio che aveva reso necessario l’interdizione dell’area per ragioni di sicurezza e la sospensione delle attività del centro. Nelle scorse settimane Don Francesco Fiorino aveva sollecitato le istituzioni locali a intervenire ma l’Amministrazione risposte che doveva attenersi all’ordinanza. Ora sembra che la situazione sia migliorata. La riapertura è stata celebrata con una cerimonia davanti il Centro che porta il nome dell’ex Prefetto Fulvio Sodano, in Piazza della Vittoria. A fare gli onori di casa, Don Francesco Fiorino, anima del progetto che vede all’interno della struttura il ricordo dei “Giusti di Sicilia”, ovvero di coloro che hanno combattuto la mafia e hanno pagato con la vita.

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Il Vescovo: “Importante valore pedagogico”

Non è voluto mancare all’appuntamento il Vescovo della Diocesi di Mazara, Monsignor Angelo Giurdanella: Riaprire lo spazio de ‘I Giusti di Sicilia’ significa riconoscere il valore padagogico di questo bene. Noi piuttosto che lamentarci di quello che non funziona dovremmo gioire di quello che riusciamo a far funzionare. Viene premiato il lavoro dietro questa attività, la capacità di creare una mentalità, una cultura, uno stile di vita. Qui si vuole riaffermare la cultura delle relazioni sane, della legalità, di una partecipazione attiva alla vita della città e questo è un valore così alto. E ciò a partire dalle giovani generazioni per renderli protagonisti. Questi non sono solo nomi ma esempi, uomini che compiono gesta, ed è qui che nasce il senso pedagogico dell’iniziativa. Noi come italiani ci abituiamo facilmente ai ritardi, invece lo Stato ci mette in grado di realizzare tanti progetti che spesso rimandiamo; la burocrazia deve essere necessaria ma non può bloccare tutti i progetti di vita buona che la legge consente di realizzare. E’ una vittoria anche superare queste forme di ritardi…”

Patti: “Chiudere un luogo così, è ferita per la città”

Alla presenza delle autorità civili, religiose e militari, è intervenuta la sindaca Andreana Patti: “Questa piazza rappresenta un esempio concreto di riqualificazione urbana e sociale. Grazie al progetto comunitario realizzato insieme al Museo Diffuso della Memoria e della Legalità e alla Fondazione Monsignor Di Leo, siamo riusciti a trasformare quello che era diventato un luogo segnato dal degrado e dallo spaccio in una vera e propria piazza della legalità, restituita ai cittadini e soprattutto ai giovani. Si tratta di un percorso avviato già nel 2017 e nel 2018 attraverso un progetto FESR. E’ un’esperienza che continua a rinnovarsi ogni giorno attraverso attività, incontri e iniziative dedicate alla comunità. Per questo motivo, mantenere un luogo così importante chiuso per lungo tempo rappresenta una ferita per il territorio e una situazione per la quale il Comune dovrebbe chiedere scusa ai giovani, alle famiglie e alle realtà associative e imprenditoriali che qui avrebbero potuto sviluppare nuove opportunità e progetti. La presenza delle istituzioni oggi testimonia l’impegno a non disperdere il valore di questo percorso di rigenerazione. Un risultato reso possibile grazie al prezioso lavoro della Fondazione Monsignor Di Leo, di Fiorino e di tutto lo staff che, con dedizione e costanza, hanno contribuito a dare una nuova identità a questa piazza, trasformandola in un simbolo di partecipazione, memoria e legalità”.

La vice prefetta: “Coi giovani si costruisce società consapevole”

La vice prefetta vicario di Trapani Maria Baratta, è così intervenuta: “La chiusura della struttura si è resa necessaria per ragioni legate alla sicurezza e a problematiche di carattere strutturale che richiedevano interventi specifici. Tuttavia, è fondamentale che questo luogo possa tornare a vivere al più presto, perché rappresenta un simbolo importante della memoria e dell’impegno civile. Qui viene custodito il ricordo di donne e uomini che si sono distinti nella lotta contro la mafia e che continuano a rappresentare un esempio concreto per le nuove generazioni. Restituire questo spazio alla comunità significa investire nella cultura della legalità e nella formazione dei giovani. Personalmente sono sempre felice di partecipare a iniziative che coinvolgono ragazze e ragazzi, perché è proprio attraverso il loro entusiasmo e la loro partecipazione che si costruisce una società più consapevole e responsabile. La riapertura di questo luogo assume quindi un valore che va oltre l’aspetto materiale: è un segnale di fiducia nel futuro e nelle nuove generazioni“.

Il Procuratore della Repubblica: “Vittoria dello Stato”

Parole chiare dal Procuratore della Repubblica di Marsala, Ferdinando Asaro: Questa è l’ennesima vittoria dello Stato e della legalità. Una vittoria che appartiene ai giovani, ma anche a tutta la comunità, perché dimostra che i beni sottratti alla criminalità organizzata possono tornare a essere patrimonio collettivo e strumenti di crescita sociale. Il recupero e la valorizzazione dei beni confiscati rappresentano un passaggio fondamentale. Quando un bene confiscato alla mafia viene restituito alla cittadinanza attraverso attività culturali, educative e sociali, si realizza pienamente il senso dell’azione dello Stato. Al contrario, se questi luoghi restano abbandonati o inutilizzati, rischiano di perdere la loro funzione più importante: quella di prevenzione, di testimonianza e di riscatto“.

Fiorino: “Più controllo sui ben confiscati”

“Sono trascorsi otto mesi senza che arrivasse alcuna risposta alle nostre sollecitazioni. Eppure, all’interno di questa struttura portavamo avanti diverse attività di rilevanza sociale, tra cui iniziative realizzate per la rieducazione dei detenuti, con l’obiettivo di favorirne il recupero e il reinserimento” ricorda padre Fiorino che invita l’Amministrazione comunale a fare un controllo su tutti i beni confiscati per capire in che stato si trovano. Al termine della cerimonia si è svolta la premiazione del concorso “Terra senza mafia”, iniziativa dedicata alla promozione della cultura della legalità e dell’impegno civile tra le giovani generazioni.

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