Una madre. Tre figli. Il vuoto.

redazione

Una madre. Tre figli. Il vuoto.

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mercoledì 13 Maggio 2026 - 08:28

Cosa è successo? La risposta immediata tende a semplificare: era malata, era fragile, come se vi fosse un bisogno collettivo di trovare una spiegazione rapida, rassicurante. Ma la distanza evita la domanda centrale. La maternità è spesso raccontata come esperienza di amore e pienezza. Nella maggior parte dei casi lo è, ma non trasforma automaticamente una donna in una figura invincibile, sempre equilibrata, sempre protettiva. La maternità, per molte donne, è fatta anche di notti insonni, di identità che si sbriciolano, di un corpo che cambia di stanchezza, è responsabilità che non si spegne mai. Nell’immaginario collettivo una madre “deve farcela” sempre.

Esistono madri invece che hanno paura di non farcela ed è in quel momento che la donna/mamma entra in una situazione di stallo “il cosiddetto silenzio emotivo” quando cioè le emozioni non vengono espresse o non vengono riconosciute e si diviene estremamente vulnerabili. Questa condizione di disagio  prende forma piano piano fino a trasformarsi  in una idea distorta ma potentissima: non c’è più via d’uscita né salvezza; la realtà  adesso viene  percepita  diversamente, come se la donna/mamma avesse inforcato  occhiali scuri e sfuocati  in sintesi viene alterata ristretta. Non è più il mondo reale, che vediamo noi ma una realtà distorta. È un luogo in cui il dolore sembra definitivo, e tutto il resto scompare. La direzione da prendere è una ed è percepita come inevitabile; in quel frangente la madre può arrivare a credere di “proteggere” i propri figli da un mondo percepito come insostenibile. Cosa ci scandalizza veramente il gesto estremo compiuto da una madre  o la solitudine spesso invisibile che purtroppo può  esistere dentro relazioni attive, dentro case abitate ed apparentemente serene?

In questo articolo non si vuole né accusare, né tantomeno giustificare il gesto compiuto, lo scopo e aiutare a comprendere. Parlare di questi temi così dolorosi significa anche interrogarsi su cosa manca: supporto psicologico accessibile, spazi di ascolto non giudicanti, politiche familiari più efficaci, una cultura che riconosca la vulnerabilità come parte dell’esperienza umana, e non come una debolezza da nascondere. Essere madre può essere un’esperienza intensa, ma anche ambivalente, faticosa, a tratti dolorosa. Accettare questa verità è fondamentale per costruire una società più attenta. Certe cadute non iniziano dal vuoto. Iniziano molto prima, in una stanza piena di cose da fare e completamente vuota di ascolto.

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