Ogni volta che si avvicinano le scadenze elettorali per le comunali, accade spesso che i cittadini si avventurino in arditi ragionamenti e valutazioni sulle amministrazioni in carica. Qualcuno darebbe priorità ai grandi progetti (a Marsala il Porto, ad esempio), qualcun altro all’ordinaria amministrazione, con servizi che funzionino a regola d’arte, strade pulite e ben illuminate, carreggiate senza buche e avvallamenti. Qualcuno si aspetta una svolta sulla sicurezza, qualcun altro sulle politiche culturali. Qualcuno punterebbe tutto sul turismo, qualcun altro sulle politiche agricole. Poi c’è chi vorrebbe un centro storico più elegante e chi si concentrerebbe di più sulle periferie.
Tutti aspetti che, in realtà, hanno la loro importanza. Perchè una città è prima di tutto una comunità, in cui tutti i cittadini hanno la stessa dignità e gli stessi diritti, da Granatello a Strasatti (passando per via Garibaldi). Meritano tutti lo stesso trattamento: di vivere in condizioni di decoro e sicurezza, di ricevere servizi adeguati (senza dover chiamare l’amico consigliere comunale), di poter uscire la sera senza la paura di subire un furto o un’aggressione, di avere un porto adeguato alle esigenze degli operatori della marineria, di percorrere le strade senza mettere a rischio le sospensioni, di avere spazi verdi, aree giochi per bambini, istituti scolastici decorosi, impianti sportivi funzionanti, un calendario di eventi che sappia coniugare intrattenimento e crescita culturale. Ma hanno anche il diritto di immaginare il proprio futuro in questa città, al di là della quotidianità. E per questo occorre anche la capacità di capire che il tempo che viviamo presenta sfide nuove, soprattutto sul fronte climatico.
Lo abbiamo visto quest’inverno in maniera più netta che in passato: le nostre città sono state progettate (compresi gli abusi edilizi) secondo un modello che non esiste più. La tropicalizzazione del Mediterraneo ha avuto i suoi effetti sulla flora e la fauna marittima, sta portando a un progressivo cambiamento delle colture agricole e impone anche un più articolato cambio di paradigma sul fronte urbanistico e dei servizi, in grado di fronteggiare quegli eventi estremi (cicloni, mareggiate, piogge torrenziali) che si stanno verificando con crescente frequenza.
Ci piace pensare che la prossima campagna elettorale per le amministrative di maggio sappia essere anche questo: un momento in cui rilanciare la città, partendo da una nuova visione, in cui il pensiero principale non sia la vittoria alle urne, la conferma di uno scranno in Consiglio comunale o il manuale Cencelli nell’attribuzione degli incarichi di governo o sottogoverno. Stavolta è bene dirlo senza tentennamenti: se dovesse prevalere l’idea che viviamo ancora negli anni ’90, il futuro della città sarebbe già segnato. Sarebbe come scegliere consapevolmente di affondare, pur di non rinunciare a una presunta comfort zone che ha ormai fatto il suo tempo.