La vigilia delle elezioni è sempre una giornata un po’ particolare. Il silenzio elettorale impone di sospendere la propaganda elettorale e le iniziative dei candidati. Ma, inevitabilmente, le previsioni tengono banco e per le vie di Marsala, in queste ore, non si parla d’altro: primo o secondo turno? Cambiamento o continuità? Ma c’era più gente da lui o da lei?
Lunedì sera sapremo tutto, almeno per i sindaci. Il risultato sarà frutto di un momento in cui ogni cittadino si ritroverà da solo, nella cabina elettorale. Abbassato il frastuono che ha accompagnato questi mesi, avrà modo di ragionare e di esprimere il proprio voto, che dovrà essere “personale, eguale, libero e segreto”, come si legge nell’articolo 48 della Costituzione Italiana. E congiunto, mi permetto da aggiungere.
E’ vero che la legge elettorale consente di votare per un sindaco e per un consigliere comunale del fronte opposto. Ma il voto disgiunto ha senso solo come scelta estrema, non può sicuramente essere una regola. Perché ogni candidato sindaco ha proposto un programma e una squadra con cui ha immaginato di costruire il proprio mandato amministrativo. Ed è in quel campo che è corretto scegliere, anche a costo di scontentare amici e conoscenti. Il voto è una responsabilità che ogni cittadino prende su di sé: non soltanto per determinare chi vince e chi perde, ma soprattutto per indicare come si amministrerà nei prossimi cinque anni.
Dunque è opportuno affidarsi al voto congiunto, quello che rispecchia la nostra biografia, la nostra formazione umana e culturale, i nostri valori. Quello coerente con le parole che abbiamo pronunciato nelle nostre vite, con i nostri comportamenti, le nostre frequentazioni. Il voto congiunto è quello che si lega maggiormente all’idea di città che abbiamo. Quello che mette l’interesse pubblico davanti a quello privato (“cosa possono fare questo sindaco e questi consiglieri per la città?”) e non il contrario (“cosa possono fare questo sindaco e questi consiglieri per me?”). Quello che non cede alla maldicenza, al pregiudizio, alle valutazioni affrettate, ma nasce dalla conoscenza dei fatti e delle persone. Quello che guarda più alle capacità dei candidati che alla loro simpatia.
Il voto è uno specchio che riflette quello che siamo. I fatti ci diranno se abbiamo scelto bene o no. L’importante è che lo si faccia liberamente e con convinzione. Potremmo pentircene, ma cerchiamo almeno di non dovercene vergognare.