Erosione costiera, l’allarme del geologo Marino: “Alterato l’equilibrio naturale della spiaggia”

Luca Di Noto

Erosione costiera, l’allarme del geologo Marino: “Alterato l’equilibrio naturale della spiaggia”

Condividi su:

giovedì 14 Maggio 2026 - 07:16

Mareggiate, ciclone Harry e condizioni del litorale. Il tema dell’erosione costiera a Mazara è più centrale che mai. Per comprenderne meglio cause, rischi e possibili soluzioni abbiamo intervistato il geologo Giuseppe Marino, che analizza lo stato delle spiagge mazaresi, puntando l’attenzione sulla fragilità del sistema costiero, sugli errori fatti negli anni e sulla necessità di ripensare il modello di gestione del litorale.

Il geologo Giuseppe Marino

Dottor Marino, partiamo da un dato di fatto: le coste sono un ambiente fragile…
“Innanzitutto bisogna dire che le coste sono un ambiente molto dinamico e quindi sono soggetti a tutti i fenomeni che riguardano tutti i litorali: il moto ondoso porta con i marosi sulla spiaggia dei sedimenti. Questi sedimenti poi vengono asportati e poi ridepositati. Con questo continuo avanti e indietro si vengono a formare quelle che sono le spiagge. Il litorale è un ambiente dinamico, vivo, che ha un equilibrio molto precario, fragile e sensibile a ciò che l’uomo fa”.

Il nostro territorio è particolarmente soggetto a questo fenomeno?
“Il nostro territorio come tutti i litorali è soggetto ai fenomeni erosivi costieri. Però ciò che andiamo a fare noi è fondamentale, la gestione delle nostre coste, la pianificazione. Il Ciclone Harry ha creato grandi problematiche in tutta la Sicilia, però spesso gli eventi negativi portano anche delle opportunità come quella di ripensare un po’ il modello di sviluppo costiero, che non può essere quello attuale”.

Pochi mesi fa il Ciclone Harry ha provocato danni ingenti…
“E purtroppo si verificherà di nuovo. Si stanno rifacendo gli errori del passato. A Tonnarella, una delle cause drammatiche è stata l’avere realizzato questi muretti che apparentemente contengono la spiaggia con la strada, ma è un problema per la spiaggia, perché vengono a mancare tutti quelli che sono i processi naturali. Tutte le dune lì non ci sono più, quando la sabbia trova la superficie rigida come quella della strada, poi viene portata via dal vento. Addirittura con l’acqua che scorre verso il mare vengono scavati dei solchi nelle aperture che ci sono lungo il litorale. Queste aperture che delimitano la spiaggia sono delle vie di erosione preferenziale”.

Insomma, la mano dell’uomo ha contribuito a questo fenomeno?
“In inverno la spiaggia viene totalmente erosa, tutto quello che viene perso non si recupera più. A questo bisogna sommare le infrastrutture: la pista ciclabile sicuramente non è stata fatta nel luogo più opportuno, il muretto, le strutture balneari invasive e sproporzionate rispetto alla larghezza del litorale, i sistemi di pulitura non ottimali. La spiaggia, per rimanere al suo posto, ha bisogno della vegetazione tipica ed endemica delle spiagge mediterranee, piante grasse, cannucce, che dovrebbero tenere la sabbia al suo posto. A Capo Feto, il Ciclone Harry non ha fatto nulla anche a livello di erosione. L’unico elemento di differenza è l’antropizzazione. La mano dell’uomo è una causa non solo predisponente, ma anche agente”.

Il futuro è tutt’altro che roseo?
“La cosa più importante è agire, i fenomeni naturali ci sono e ci saranno, nel tempo questo processo sta avanzando. Se a questo sommiamo i nostri comportamenti non ottimali, allora questa spiaggia purtroppo nel tempo andrà veramente sempre peggio”.

Cosa pensa delle strutture sulla spiaggia?
“Troppo invasive. Servirebbe qualcosa di più leggero, che permetta alla dinamica costiera di andare avanti e indietro e muoversi. Se la situazione resta quella attuale, con questo muretto, con i lidi che fanno muretti alti un metro, il prossimo inverno ci sarà nuovamente un altro ciclone. Strutture più leggere aiuterebbero a prevenire i fenomeni. Basta andare in Sardegna per capire come gestire le spiagge. Lì per fortuna non hanno fatto le litoranee costiere, quindi la vegetazione rimane sul posto. Chi va in spiaggia poi si lava i piedi, cammina su pedane in legno perché la sabbia non venga asportata a casa o dispersa. Noi invece andiamo a mare e la sabbia ce la portiamo pure a casa”.Quale sarebbe una corretta manutenzione?
“La spiaggia va gestita tutto l’anno: se una cosa è preziosa la si mantiene preziosa, non la si pulisce solo un mese all’anno. Gestire tutto l’anno significa che nel periodo invernale si devono mettere protezioni per i marosi. In altri posti le foglie spiaggiate di posidonia oceanica vengono messe dentro sacchi di iuta posti sulla spiaggia per proteggerla dall’azione del mare e contrastare la forza delle onde. Ci sono sistemi anche indolore, non molto invasivi. Poi servono sistemi di pulitura completamente diversi, che permettano anche nella parte più vicina alla strada di non toccare la vegetazione endemica, perché trattiene la sabbia. Alcune piante, come le calcatreppole, sono tipiche delle nostre spiagge, fondamentali per mantenere la spiaggia al suo posto perché contrastano sia l’acqua sia il vento. Noi abbiamo alterato, per quanto riguarda Tonnarella, tutto ciò che è il sistema di un’area della spiaggia: la spiaggia emersa, la spiaggia sommersa e una spiaggia che sta dietro la spiaggia emersa. Quella è tutta sparita. E questo nel tempo porterà completamente sicuramente all’erosione. Il clima è cambiato e porta a un innalzamento di livello del mare, ma le azioni antropiche non sono adeguate. È un processo inevitabile”.

Condividi su:

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Commenta