L’associazione Il Rumore delle Idee aderisce con forza alla mobilitazione di Non Una Di Meno del 15 febbraio contro la proposta di legge Bongiorno, che rischia di indebolire il principio del consenso già approvato all’unanimità alla Camera. In un contesto di crescenti arretramenti sulla tutela delle donne, l’associazione ribadisce che il consenso libero e consapevole è il cuore della lotta alla violenza sessuale, come sancito dalla Convenzione di Istanbul. Spostare l’attenzione sul “dissenso” alimenta impunità e stereotipi, scaricando sulle vittime l’onere della prova. Di seguito il comunicato dell’associazione:
L’associazione Il Rumore delle Idee aderisce ai contenuti e alle ragioni della mobilitazione promossa dall’associazione Non Una Di Meno, con l’adesione di associazioni, centri antiviolenza, gruppi sociali e sindacali, in programma il 15 febbraio, contro la proposta di legge Bongiorno che interviene sul testo votato alla Camera all’unanimità. Sosteniamo con convinzione un principio chiaro e non negoziabile: senza consenso è stupro. Riteniamo grave ogni tentativo di arretrare rispetto all’impianto giuridico e culturale indicato dalla Convenzione di Istanbul, che pone al centro il consenso come fondamento dell’autodeterminazione e della tutela contro la violenza sessuale. Il consenso non è un dettaglio linguistico né una formula simbolica: è il perno della protezione delle donne e delle ragazze. Spostare l’attenzione sul “dissenso”, sulle ambiguità o sulle cosiddette “zone grigie” significa:aumentare il rischio di impunità;alimentare stereotipi e pregiudizi; scaricare sulle donne l’onere di dimostrare la violenza subita; indebolire gli strumenti di prevenzione e contrasto alla violenza maschile sulle donne. Al contrario, è necessario reintrodurre esplicitamente nella legge il riferimento al consenso libero e perdurante come criterio cardine. Questo significa affermare con chiarezza che:l’iniziativa sessuale è legittima solo in presenza di una volontà positiva; il silenzio, l’immobilità o la paura non possono essere interpretati come assenso; l’onere culturale si sposta dall’obbligo di resistere all’obbligo di accertarsi della volontà dell’altra persona. È una differenza sostanziale che incide profondamente sulla tutela effettiva delle vittime, in particolare nei contesti relazionali complessi — relazioni affettive, ambienti lavorativi, situazioni di vulnerabilità — dove le dinamiche di potere possono rendere difficile o rischiosa una manifestazione esplicita di dissenso. Manifestiamo la nostra piena adesione ai motivi della mobilitazione e alla richiesta che il principio del consenso, già oggetto di un voto unanime alla Camera, non venga svuotato o messo in discussione. Il consenso non è un dettaglio linguistico: è il cuore della tutela contro la violenza sessuale. Solo sì è sì. Tutto il resto è arretramento.