“Il mio Rino più intimo”, Marco Morandi in scena a Marsala con l’omaggio a Gaetano, l’intervista

redazione

“Il mio Rino più intimo”, Marco Morandi in scena a Marsala con l’omaggio a Gaetano, l’intervista

Condividi su:

giovedì 29 Luglio 2021 - 09:30

Uno dei cantautori italiani più ironici, crudi, dalla voce ruvida, verrà portato in scena al Complesso San Pietro il 1° agosto per la rassegna “La vita… uno spettacolo” della Compagnia Sipario. Rino Gaetano, a distanza di 40 anni dalla morte manca molto alla musica italiana, riuscendo ancora oggi ad influenzare generazioni di giovani autori. A rappresentare la sua vita e la sua musica, lo spettacolo “Chi mi manca sei tu”, con Claudia Campagnola e Marco Morandi. L’attrice vestirà i panni di una groupie di Rino Gaetano che racconta la sua esperienza vissuta accanto al cantautore calabrese. Attraverso i suoi racconti, scopriamo la vita di Rino Gaetano, artista amato e discusso, che ha lasciato un patrimonio di canzoni che colpiscono ancora oggi per la loro modernità musicale e testuale.

A corollario, la musica di Gaetano, dai pezzi più famosi a quelli più intimi, suonati da una band dal vivo formata da Giorgio Amendolara (piano e tastiere), Menotti Minervini (basso) Umberto Vitiello (batteria e percussioni) su cui spicca la voce – e la chitarra – di Marco Morandi, figlio d’arte da anni impegnato tra musica e teatro-canzone. Lo abbiamo intervistato.

Porti in scena lo spettacolo-omaggio alla musica di Rino Gaetano già da alcuni anni. Qual è il vostro Rino, quello che volete far emergere sul palco?

Il nostro spettacolo ha voglia di raccontare Rino in maniera diversa dal solito. Dono anni di concerti, i più classici concerti con la cover-band i RinoMati, volevo far conoscere più a fondo Rino, più intimamente, profondamente; chi era l’autore, il ragazzo, l’uomo, quale fosse il suo modo di pensare e di vivere. Ne è nato lo spettacolo “Chi mi manca sei tu”, a 40 anni dalla scomparsa. E devo dire che abbiamo riscontrato tanta richiesta.

La narrazione di Claudia in veste di groupie, il personaggio che conosce più a fondo un musicista, racconta il Rino Gaetano più intimo. Nel racconto della sua vita, breve, e della sua musica, c’è qualcosa che di lui che ti ha colpito?

Ho avuto il privilegio di ascoltarlo e di incidere anche un suo inedito, “Io nuoto a farfalla”. Non ero un suo grande fan ma questa vicenda mi ha avvicinato a lui. Da ragazzino sono rimasto all’inizio colpito dalla musica di Rino Gaetano, conoscevo le canzoni più famose. Quando ho ascoltato tutta la sua discografia, mi sono innamorato del brano “Tu forse non essenzialmente tu”, proprio lì ho pensato quanto scrivesse in modo diverso dagli altri cantautori italiani ed ho voluto approfondire.

Un viaggio tra le canzoni più inflazionate, come “Gianna” a quelle più profonde come “Sfiorivano le viole” per tante tematiche, da quelle politiche a quelle dell’emigrazione. Dal ’74, ovvero da Ingresso Libero a “E io ci sto” dell’80 fino al brano postumo “Ti ti ti ti”. Quale periodo di Gaetano ti ha colpito di più?

Il primo disco ha sempre un fascino particolare per tutti gli artisti. Nel primo disco, “Ingresso Libero” c’è un’impronta molto originale. I brani contenuti in quell’album li conosco tutti e li suono spesso. Peraltro mi vengono anche richiesti, nonostante quel disco d’esordio fosse poco conosciuto perché non ebbe successo commerciale immediato. Quei pezzi però hanno un valore speciale.

Dal gruppo “Percentonetto”, alla tv con tuo papà Gianni, sei poi approdato al musical con “Giamburrasca”. Adesso in tour con la musica di Rino Gaetano e prima ancora con “Nel nome del padre storia di un figlio di…”. Cosa hai in serbo per il futuro?

Sicuramente lavorare in teatro, forma d’arte di spettacolo e luogo più gratificante di tutti per me. In lockwdon, nel 2020, è nato un progetto su Mia Martini sempre con Claudia Campagnola. Un nuovo lavoro in cui tocchiamo questa meravigliosa compianta artista; sarà una sorta di format. Mi piace molto ridare vita a questi personaggi importanti e scavare dentro alla loro arte con attenzione, andare a fondo sui significati, sui testi…

Da uomo di spettacolo come hai vissuto questo anno distopico con la pandemia. Che ripartenza ti aspetti per il teatro e la musica?

Io sono stato fortunato, ho passato il lockdown in una casa con giardino con la mia famiglia; ho imparato numerosi lavori, ho fatto il falegname, il fabbro, il giardiniere, mi sono occupato di diversi lavori manuali. In questa ripartenza c’è sempre un certo timore, c’è timore principalmente nel fissare le date degli spettacoli, ma dobbiamo vincere questa paura e ripartire, speriamo che il vaccino ci aiuti.

Condividi su:

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Commenta