Processo Perricone, l’ex vicesindaco di Alcamo sentito sul corso professionale “Il lavoro di fabbro in ferro”

Linda Ferrara

Processo Perricone, l’ex vicesindaco di Alcamo sentito sul corso professionale “Il lavoro di fabbro in ferro”

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mercoledì 30 Settembre 2020 - 16:37

Le due questioni principali affrontate dall’avvocato dello storico esponente del Psi alcamese, nel corso dell’udienza, sono state la truffa aggravata concernente la formazione e il tentativo d’acquisto delle certificazioni Soa della cooperativa Cea da parte della Imex Italia, amministrata dal politico.

È ripreso lunedì mattina il processo a carico dell’ex vicesindaco di Alcamo, Pasquale Perricone. Presso il tribunale di Trapani, davanti al collegio dei giudici presieduto dal dottore Enzo Agate e a latere le dottoresse Roberta Nodari e Chiara Badalucco, è continuato l’esame della difesa del politico alcamese. Lo storico esponente del Psi, ricordiamo, è accusato insieme ad altri tre soggetti, la cugina, Girolama Maria Lucia Perricone (detta Mary), la legale rappresentante della Promosud srl, Marianna Cottone e l’ex funzionario del centro dell’impiego di Alcamo, Emanuele Asta, di diversi reati, tra cui: associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, corruzione, truffa ai danni dello Stato e della Ue. L’inchiesta “Affari sporchi” condotta dalla magistratura trapanese nel 2016, è scaturita a seguito del sequestro del cantiere dei lavori del porto di Castellammare del Golfo ad opera delle fiamme gialle, avvenuto sei anni prima. L’esame del difensore dell’ex vicesindaco, l’avvocato Giuseppe Benenati, dunque, è cominciato con le domande relative al legame istituito da Perricone con la consulente contabile Francesca Cruciata (coinvolta nell’inchiesta ha patteggiato la pena). Pasquale Perricone ha spiegato che il rapporto instaurato con la professionista era di tipo amicale. Un legame, però, stretto principalmente con il marito, Vincenzo Puma, quando quest’ultimosvolgeva un’attività nel settore del trattamento delle acque. L’ex vicesindaco, inoltre, ha raccontato che nel 2002 il coniuge della Cruciata è stato uno dei promotori del consorzio Alcaexport, di cui Perricone ha riferito la scorsa udienza (https://itacanotizie.it/2020/09/15/processo-perricone-iniziato-lesame-della-difesa-dellex-vicesindaco-di-alcamo/?fbclid=IwAR3Xn32Bgn9VKq8uJcjsIAghbxujdgAP-zu43p2mG4Gmx5x3WfpBMZgjEBw ) in riferimento alla galassia delle società che secondo l’accusa, rappresentata nel processo dal sostituto procuratore Rossana Penna, sarebbero a lui riconducibili. La sede di tale consorzio venne, per l’appunto, stabilita presso lo studio professionale della consulente contabile, all’epoca in Piazza Pittore Renda ad Alcamo. Inoltre, il politico alcamese ha dichiarato di non essere stato lui a proporre la professionista come revisore dei conti del Comune di Alcamo, ma di essere stato prima dalla stessa cercato, come sarebbero stati soliti fare decine di altri professionisti al fine di ottenere l’appoggio per la nomina a detto incarico in Consiglio comunale. In seguito, Perricone avrebbe proposto al movimento Area Democratica, di cui faceva allora parte, di sostenere la candidatura della Cruciata per il triennio 2008-2010. Non era la prima volta che la Cruciata avrebbe rivestito detto ruolo, ha riferito l’ex vicesindaco. Circa quattro, cinque anni prima, la professionista era stata nominata come revisore dei conti del municipio alcamese. Sempre nel 2008, invece, aveva avviato una collaborazione come consulente del lavoro per la Promosud e altre società facenti parte della c.d. galassia, ad eccezione della Imex Italia. Inoltre, le sarebbe stato proposto di effettuare attività padronali per commercianti e erogazione di servizi alle imprese fino al 2014. Pasquale Perricone, poi, ha voluto precisare di essere stato consigliere comunale fino al 2006 e di non avere ricoperto la carica elettiva nel 2012, così come affermato durante l’esame da Francesca Cruciata in una delle udienze del processo in corso. In quell’anno venne nominato, infatti, assessore all’Urbanistica e vicesindaco del Comune di Alcamo, cariche che ha poi abbandonato per partecipare alle elezioni regionali ad ottobre dello stesso anno (senza riuscire ad essere eletto all’Ars). Le due questioni principali affrontate durante l’esame dall’avvocato dello storico esponente del Psi alcamese, sono state la truffa aggravata concernente la formazione e il tentativo d’acquisto delle certificazioni Soa della cooperativa Cea (secondo la Procura occultamente amministrata dal politico) da parte della Imex Italia, di cui Perricone è stato legale rappresentante. Per quanto concerne quest’ultimo punto, l’ex vicesindaco, rispondendo alle domande del suo avvocato, ha dichiarato che la Imex, società di import-export e l’unica nella quale figura come amministratore, iniziò ad occuparsi di piccoli interventi edili per opportunità e non per esigenza. Le manutenzioni ordinarie, infatti, sarebbero diventate nel tempo dei lavori che le attività imprenditoriali di normali dimensioni non avrebbero più svolto perché ritenuti dispersivi. Dunque, i ricavi esigui, dell’ordine di poche migliaia di euro, avrebbero spinto il socio Mario Giardina (coinvolto nell’inchiesta ha patteggiato la pena) ad assicurarsi una attività lavorativa continua. Da qui, la trattativa per l’acquisto delle certificazioni Soa necessarie per partecipare a gare d’appalto per lavori di importo maggiore. Nel 2014, la Imex ha ottenuto l’esito positivo di una delle due trattative avviate dalla società e, nello specifico, con la ditta di Vito Saullo. Contestualmente, infatti, la società avrebbe formalizzato una proposta di affitto o acquisto delle certificazioni Soa della Cea al commissario liquidatore, il dottore Pasquale Russo (coinvolto in un procedimento parallelo). Lo storico esponente del Psi ha spiegato che la condizione economica delle due imprese era allora differente: la prima si trovava in una situazione attiva, la seconda in liquidazione coatta dal 2011. Se per quanto riguarda la prima trattativa, secondo quanto affermato dal politico alcamese, venne disposta una perizia del tribunale dietro richiesta della stessa Imex, relativamente alla seconda, dopo avere analizzato la situazione della società Cea nel decennio precedente grazie all’apporto della cugina che in quel momento collaborava, mediante la Magara, con il commissario liquidatore, Perricone avrebbe rilevato a quest’ultimo le problematiche in seno alla cooperativa. Inoltre, nel corso dell’unico incontro svoltosi a Palermo con il dottore Russo, all’ex vicesindaco sarebbe stato riferito che non si sarebbe potuto procedere all’affitto delle certificazioni Soa, ma solamente all’acquisto e che sarebbe stata necessaria l’autorizzazione dell’Assessorato alle attività produttive. Nel frattempo, la Imex avrebbe ottenuto le attestazione Soa della ditta Saullo. In più, a seguito di una conversazione con il dottore Giuseppe Anzalone (funzionario della società SOATECH azienda specializzata nel rilascio di attestazioni SOA), avrebbe appreso che cercare di conseguire stesso risultato con le attestazioni della Cea sarebbe stata una perdita di tempo perché avrebbero avuto scarso valore. Secondo Perricone, poi, la risposta dalla Regione, concernente la sua proposta di acquisto, non sarebbe mai arrivata a causa dell’intervento della guardia di finanza in Assessorato. Un’idea che il politico alcamese avrebbe maturato dopo il suo arresto, nel maggio del 2016. “L’Assessorato tirava remi in barca”, ha affermato in aula Pasquale Perricone. L’ex vicesindaco ha affermato che quando la Imex ha avanzato la citata richiesta, la cooperativa Cea non avrebbe disposto dei requisiti Soa. “L’ho saputo 3 anni fa, leggendo le carte”, ha detto. La società Rina convenzionata con la Regione avrebbe inviato lettere di diffida al commissario liquidatore a procedere, il quale ha iniziato poi delle corrispondenze epistolari con l’Autorità pubblica di vigilanza che ha disposto la decadenza. Il liquidatore non avrebbe messo a conoscenza né la Imex e né l’assessorato di una perizia di stima fatta da un tecnico dallo stesso nominato e che sarebbe stata già inoltre prodotta dalla difesa e messa agli atti del tribunale il 16 dicembre 2018. La Imex, poi, secondo quanto riportato dal politico alcamese non avrebbe mai acquistato beni patrimoniali della cooperativa Cea. Per Perricone, i compendi immobiliari sarebbero stati tutti nella piena disposizione del commissario. Non risulterebbero, inoltre, altri cespiti attivi della società. “Ho appreso che la curatela ha venduto il compendio immobiliare Cea, credo a chi domiciliato”, ha affermato l’ex vicesindaco di Alcamo.

Per quanto concerne il reato di truffa aggravata, è stata analizzata nel corso dell’esame dell’avvocato Benenati la vicenda relativa all’Avviso 6 del 2009 della Regione Siciliana e al corso di formazione “Il lavoro di fabbro in ferro”, unico avviso al quale avrebbe partecipato la società Promosud rappresentata da Marianna Cottone, per un finanziamento di 300 mila euro. Il corso era rivolto ai disoccupati fino a 25 anni e prevedeva una selezione di massimo 16 allievi, ai quali sarebbe stato sottoposto un test psicoattitudinale. Dopo, sarebbero stati valutati da una commissione della quale facevano parte anche funzionari regionali. Dopo avere superato la prova, gli allievi avrebbero dovuto seguire delle lezioni frontali con i docenti presso la sede della società, in via Goldoni n.6 ad Alcamo, e lo svolgimento di un tirocinio presso le aziende artigiane convenzionate. Detto corso sarebbe stato pubblicizzato mediante affissione di manifesti, avviso sul sito dell’ente gestore e mediante spot televisivi. Perricone ha dichiarato che la documentazione relativa alla pubblicità televisiva mandata in onda da Video Sicilia, sarebbe stata cancellata dall’emittente locale come sarebbe stata solita procedere circa ogni quinquennio. Detti spot, ha rivelato il politico alcamese, sarebbero stati consegnati in un dvd e, dunque, in possesso della Regione Siciliana. Le indagini, infatti, avevano messo in discussione il reale svolgimento, nel 2012, di un seminario sul corso menzionato presso il Centro Congressi Marconi di Alcamo con la partecipazione di esponenti dell’allora amministrazione comunale e di rappresentanti di associazioni, i quali hanno negato o dichiarato di non ricordare di avervi preso parte (ad eccezione di Emanuele Asta).

Inoltre, è stata affrontata la questione dei controlli effettuati dai dipendenti della Deloitte, la società alla quale la regione Siciliana aveva esternalizzato il servizio per il supporto tecnico al sistema delle verifiche di primo livello e che per mezzo dei suoi ispettori aveva rivelato forti dubbi sulla regolarità delle spese addotte dalla Promosud. Per il politico, le verifiche non sarebbero avvenute a sorpresa, così come sostenuto dall’accusa, ma gli enti gestori sarebbero stati preavvisati. Inoltre, secondo quanto sostenuto dall’ex vicesindaco, gli enti di formazione professionale avrebbero anticipato le spese che poi sarebbero state rimborsate dalla Regione. Dunque, la Promosud avrebbe ricevuto solamente la prima tranche del finanziamento regionale dei fondi europei, motivo per il quale Perricone e i suoi sodali si sarebbero occupati fino al 2014 di sistemare i documenti relativi all’avviso pubblico. Secondo la Procura, infatti, Perricone e la Cottone avrebbero cercato di regolarizzare anche l’incarico di progettazione alla Urmax Consulting Group, formalizzato da Crocetta Failla (all’epoca legale rappresentante della Promosud), violando le disposizioni del bando che prevedeva l’acquisizione di 3 preventivi e la scelta sull’offerta economicamente più vantaggiosa. Inoltre, degli ispettori della Deloitte avrebbero riscontrato delle irregolarità proprio sulla fattura del dottore Massimiliano Urso, incaricato della redazione del progetto.

Lo storico esponente del Psi alcamese ha dichiarato che la guardia di finanza avrebbe sequestrato somme ( 230 mila euro ) mai ricevute dalla Regione e perciò non nella disponibilità della Promosud, ma di terzi. Perricone ha anche richiamato alla responsabilità le aziende presso le quali gli allievi avrebbero dovuto svolgere il tirocinio. Successivamente, l’esame del legale dell’ex vicensindaco si è concentrato sui rilevi effettuati dall’ispettore Benedetto Cassarà della Deloitte (sentito nell’ambito del processo), In particolare, l’attenzione è stata focalizzata sul c.d. Vademecum dell’Avviso 6. Il politico alcamese ha sostenuto che la versione del documento citato, alla quale si sarebbe attenuta la Promosud, era la “2”, ovvero la prima prevista dal bando, e non la “4” del 2011 sulla quale vennero fatti i rilievi del Cassarà. Detta versione, infatti, avrebbe apportato delle modifiche quando il progetto della società che si occupava di formazione professionale era già in corso. Il presidente Agate ha dichiarato che verrà effettuata una verifica sul punto. Infine, è stato trattato il problema relativo ai timesheet e al diario di bordo. Nello specifico, in una conversazione intercettata con il politico, la Cottone gli avrebbe dichiarato di avere aggiunto la propria firma al posto di chi di dovere. Questi documenti, infatti, insieme ai preventivi di spesa e relazioni tecniche sull’attività svolta avrebbero dovuto rappresentare i costi di rendicontazione dei progetti di formazione. Atti che per la Procura sarebbero ideologicamente falsi. Inoltre, sempre durante la citata conversazione, la Cottone dichiarava di comunicare l’intransigente comportamento degli ispettori della Deloitte ai loro “contatti” all’interno dell’Assessorato regionale competente e, nello specifico, a Giovanni Ortoleva e Giovanni Rubino. La prossima udienza si terrà il 12 ottobre.

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