Decreto #CuraItalia: tempi lunghi per la cassa integrazione. Scrive il presidente del Cdl di Trapani Leonardo Giacalone

Tiziana Sferruggia

Decreto #CuraItalia: tempi lunghi per la cassa integrazione. Scrive il presidente del Cdl di Trapani Leonardo Giacalone

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venerdì 27 Marzo 2020 - 19:38
Decreto #CuraItalia: tempi lunghi per la cassa integrazione. Scrive il presidente del Cdl di Trapani Leonardo Giacalone

Lo sfogo del presidente provinciale dell’ordine dei consulenti del lavoro, Leonardo Giacalone, lancia un campanello d’allarme sulla reale difficoltà riscontrata per giungere all’effettiva erogazione delle somme previste per i lavoratori dipendenti per i quali è prevista la possibilità della cassa integrazione. Ecco quanto ha scritto Leonardo Giacalone il quale auspica un cambiamento normativo per snellire le procedure

Gentili Direttori,
sottraggo qualche minuto alle mie frenetiche giornate di lavoro professionale che, come tutti i miei colleghi Consulenti del Lavoro, sono caratterizzate dal confronto continuo, seppur a distanza, con i propri clienti datori di lavoro. Approfitto dello spazio che vorrete concedermi,
per informare l’opinione pubblica di quello che sta succedendo nel mondo del lavoro subordinato privato.
L’attività dei Consulenti del Lavoro( e noi l’abbiamo sempre saputo e sostenuto), viene ritenuta essenziale per questo Paese e, quindi, non è stata sospesa dai vari DPCM; siamo essenziali, ovviamente, perché dobbiamo gestire l’enorme mole di lavoro legato alle procedure
di concessione dei vari tipi di ammortizzatore sociale, perché dobbiamo elaborare le
retribuzioni dei dipendenti che lavorano o sono in CIG, perché dobbiamo far pagare le imposte e i contributi alle imprese che non godono della sospensione dei pagamenti ecc..
Il legislatore, però, elargisce oboli a tutti (ma ne parliamo dopo) e si dimentica solo di noi, dei cd professionisti ordinistici. Non è di questo, ovviamente, che voglio lamentarmi ma non posso dimenticare i tanti giovani colleghi che mi chiamano per chiedere al loro presidente il motivo di questa esclusione.

Io sono grato e orgoglioso di rappresentare i Consulenti del Lavoro di questa provincia, per come stanno assistendo le aziende, per la competenza con la quale cercano di interpretare una norma pensata male e scritta peggio, per la dedizione e la disponibilità assoluta ad ascoltare le difficolta che quotidianamente ci raccontano i nostri clienti. Stiamo cercando di
fare coraggio a tutti e ci stiamo scoprendo anche un po’ psicologi. Il decreto ci concede quattro mesi di tempo per fare questi adempimenti ma noi, per consentire ai lavoratori di percepire il prima possibile la cassa integrazione, lavoriamo h24 o quasi, per preparare tutti i documenti
che questo famoso decreto Cura Italia ha imposto. Si tratta di uno sforzo immane, che si
poteva agevolmente evitare, e che mette a dura prova le coronarie dei professionisti e dei loro dipendenti.
I lavoratori e l’opinione pubblica in genere, si informano attraverso i giornali non specializzati, ascoltano la TV o si consultano sul web, e pensano che in pochi giorni si possa accedere ai benefici previsti dal decreto, con la semplicità che viene sbandierata dai politici.

Non è così, per accedere ai vari (troppi) tipi di Cassa Integrazione, hanno imposto una informativa sindacale e, se richiesto dalle OO.SS., una consultazione telematica; bisogna poi inserire la domanda on-line e aspettare l’approvazione da parte dell’INPS; una volta approvata (quando? i dipendenti dell’INPS lavorano tutti da casa e non tutte le procedure gli consentono
di farlo agevolmente), l’azienda che non può anticipare il trattamento a carico dell’INPS, dovrà comunicare le coordinate bancarie dei propri dipendenti e solo dopo i lavoratori potranno incassare l’ammortizzatore. Non parliamo, poi, della stragrande maggioranza dei lavoratori cheavranno diritto alla Cassa Integrazione in Deroga. Per questi, oltre a quanto sopra,
l’erogazione è subordinata ad una istanza e approvazione preventiva da parte della Regione (sic!).
Questa è la triste trafila che ci obbligano a fare, costringendoci a lottare contro il tempo per agevolare le imprese ed i loro lavoratori, questa è la fantomatica semplificazione che hanno saputo partorire. Come faranno i dipendenti senza stipendio e senza cassa integrazione nei prossimi due mesi almeno? Come faranno a soddisfare i bisogni urgenti delle loro famiglie?
Cosa deve succedere più di quello che sta succedendo per far capire a chi di dovere che, in momenti di grande emergenza come quella che stiamo vivendo, c’è bisogno di strumenti adeguati e proporzionati?

Per chiudere voglio svelarvi un segreto ai più sconosciuto: l’INPS, che deve erogare l’ammortizzatore, è in possesso dei dati relativi alle retribuzioni di tutti i lavoratori italiani.
L’Istituto, dunque, avrebbe potuto agevolmente calcolare l’ammontare della cassa integrazione di ogni lavoratore. Sarebbe bastato, almeno per tutte le attività sospese per legge che, sulla base di una semplice comunicazione del datore di lavoro, l’Istituto procedesse ad erogare direttamente e celermente la prestazione. Solo in questo modo a fine marzo e nei mesi successivi i lavoratori avrebbero potuto percepire quanto gli spettava.
Dobbiamo sperare che in Parlamento, durante l’iter per la conversione in legge di questo decreto, si riesca a semplificare veramente questa procedura e, soprattutto, considerato il probabile allungamento del periodo di emergenza, si faccia una nuova norma che tenga

veramente conto della drammaticità che stanno vivendo le famiglie e le imprese di questo
martoriato paese.

Cordiali saluti.-

Leonardo Giacalone

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