Inquinamento e innovazione: il professore Fabio Fava e la lotta contro la plastica in mare

redazione

Inquinamento e innovazione: il professore Fabio Fava e la lotta contro la plastica in mare

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mercoledì 23 Ottobre 2019 - 06:48
Inquinamento e innovazione: il professore Fabio Fava e la lotta contro la plastica in mare

A Fabio Fava, professore ordinario di Biotecnologie industriali ed ambientali nella facoltà di Ingegneria ed Architettura dell’Università di Bologna, relatore al Blue Sea Land durante il convegno sulla plastica, abbiamo chiesto a che punto sono le innovazioni nel campo delle biotecnologie e nanotecnologie, branche scientifiche che consentono di migliorare l’impatto dell’uomo sull’ambiente e che studiano i singoli atomi e le molecole, perché, ricordiamocelo, tutto quello che esiste sulla Terra è fatto di questo, persino il nostro corpo. Un monitoraggio costante dell’ambiente e dell’evoluzione dell’inquinamento per controllarne gli effetti negativi, è forse l’unico rimedio all’impatto delle sostanze che contaminano la salubrità del mare, dell’aria, di tutto il territorio.

Professor Fava, lei è il Rappresentante italiano nel Working Party on Biotechnology, Nanotechnology and Converging Technologies dell’OCSE/OECD (Parigi) ed è il Rappresentante italiano nel comitato di programma Bioeconomy (Societal Challenge 2) di Horizon2020 a Bruxelles. Si è parlato proprio in questo convegno di riduzione dell’inquinamento della plastica nel mar Mediterraneo. A che punto è l’iniziativa da lei proposta?

In questo momento sono 16 i Paesi che sostengono questa iniziativa, 9 sono europei e sono i Paesi che si affacciano sul Mediterraneo ma anche il Portogallo ne fa parte, mentre gli altri sono della sponda Sud. Questo gruppo di lavoro, all’inizio del 2018, su una proposta italiana, sulla mia proposta, in verità, ha deciso di muoversi nel settore della plastica e della conseguente diminuzione e quindi avviare un’iniziativa che puntasse a ridurre del 90% la plastica immessa nel Mediterraneo da qui al 2025.

Obiettivo ambizioso, professore…

Sì, non lo nego, ma dico anche che 12 Paesi del Mediterraneo ci son venuti dietro.

Quale sarà il metodo adottato?

L’idea è che ogni Paese metta insieme tutto quello che sta facendo sul fronte della lotta all’inquinamento ambientale e che quello che viene fatto in ogni Paese venga condiviso con gli altri con tutti i modi possibili.

Quanto costerà?

Non abbiamo chiesto milioni o miliardi di euro ma sicuramente di poter valorizzare quello che si sta facendo ma tutti insieme però perché questo si può far subito e aiuta ogni Paese a capire cosa sta facendo in casa propria e così via. C’è anche una condivisione fra la Commissione Ricerca direttorato alla Ricerca e all’innovazione con il direttorato alla Commissione all’ambiente.

Che cosa stanno facendo i 12 Paesi che hanno accolto la proposta?

Dentro casa propria ognuno sta controllando che cosa c’è di governance nel settore. Ad esempio quello che io oggi ho sentito qui (domenica, ndr) sarà incluso nel nostro hub nazionale. Le azioni che i Paesi stanno facendo per ridurre l’immissione di plastica nell’ambiente ma anche cosa stanno facendo sull’economia circolare per riciclare la plastica e per prevenire l’immissione nel mare, ma anche le tecniche di monitoraggio messe a punto e poi naturalmente come gestire la plastica che è già finita nel mare. Quello che è stato ad esempio detto qui, in questo convegno è preziosissimo.

Con quella già finita in mare cosa si può farne?

E’ allo studio come riutilizzare la plastica estratta dal mare e farne magari composti di maggior valore. E’ importante il coinvolgimento di tutti i cittadini nella raccolta della plastica, significa educazione e business. Penso al contributo che i pescatori possono dare in questa raccolta della plastica che infesta i mari ma la partita è molto più ampia. Anche le università devono avere un ruolo.

Ci spieghi meglio…

Io sono dell’Università di Bologna e noi docenti dovremmo fare di più per insegnare dentro le facoltà di ingegneria anche un po’ di più di questi temi. Le dico intanto che ogni Paese ha messo insieme il suo hub e l’abbiamo avviato al Ministero della ricerca e siamo all’inizio. Abbiamo raccolto le prime informazioni su tutto il Paese. Molti di voi, direi tutti quelli coinvolti ad esempio qui, oggi, sono stati chiamare a contribuire. Ogni Paese mette insieme il suo hub e noi lo riconnetteremo attraverso una piattaforma digitale, per il momento attraverso il sito della Blu Med Iniziative. Presto sarà pronta la piattaforma digitale che mostrerà anche attraverso dei film o delle telecamere quello che vien fatto nei 12 Paese aderenti.

Tutto questo a cosa serve?

Anche a dara una mano alla Commissione europea che su questo ha avviato una mission che si chiama  Healthy Sea and Ocean, ovvero mari ed oceani in salute. Questa è una mission che indirizzerà i prossimi programmi quadro. Gli hubs saranno presentati quest’anno all’Ecomondo di Rimini. Ogni Paese porterà quello che ha fatto e inizieremo a conoscerci meglio. Sarà presente anche la Commissione Europea.

Lei ha anche citato la Mater Bio Tech, ci vuol dire di cosa si tratta?

E’ un’azienda nata dalla trasformazione di un’azienda chiusa, quindi non è solo quello che fa che è strategico ma anche la riconversione di un insediamento industriale. Dietro questo c’è Novamont che è un’azienda che lavora da tempo su questo fronte.

Cosa costruisce questa azienda?

Monomeri di origine biologica fatti da biomasse o rifiuti biologici che vengono trasformati da microrganismi in molecole che poi vengono combinate in un polimero che ha predisposizione, come diciamo noi, ad essere biodegradabile.

Che consistenza ha? Potrà sostituire la plastica?

Non può sostituire tanta plastica nell’immediato ma ha un uso più confinato ma va nella direzione della biodegradabilità. Con questa riconversione industriale sono stati salvati posti di lavoro ed è un valore economico e sociale aggiunto. Innovazione di frontiera e riconversione del sito industriale, mi sembra un ottimo risultato.

Tiziana Sferruggia

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