Caso Orlandi, il pentito Calcara chiede un incontro al Papa

Vincenzo Figlioli

Caso Orlandi, il pentito Calcara chiede un incontro al Papa

Condividi su:

giovedì 12 Giugno 2014 - 19:04

Un collaboratore di giustizia che scrive al Papa, facendo cenno alla misteriosa sparizione di Emanuela Orlandi e a una serie di intrecci tra mafia, ‘ndrangheta, massoneria deviati, servizi segreti  deviati e ambienti deviati del Vaticano. Sembra di leggere un capitolo di “Romanzo criminale”. Ma stavolta De Cataldo non c’entra.

La vicenda parte infatti dalla provincia di Trapani e, in particolare, da Castelvetrano, comune d’origine del pentito Vincenzo Calcara, che ha chiesto un incontro a Papa Francesco. I motivi della richiesta sono ampiamente illustrati nelle sei pagine della missiva, in cui si parla di tre segreti di cui lo stesso sarebbe a conoscenza: uno riguarderebbe la Santa Sede e il caso Orlandi, uno lo Stato (in particolare, alcuni “meccanismi perversi all’interno dei vertici istituzionali”) e uno Cosa Nostra (legato al boss Matteo Messina Denaro). Un incontro tra Papa Francesco e Vincenzo Calcara, secondo quest’ultimo, potrebbe cambiare “il corso degli eventi”.

Nei giorni scorsi, il collaboratore di giustizia castelvetranese aveva scritto anche ai magistrati Gozzo, Paci e Luciani, chiedendo un confronto con i collaboratori di giustizia Vincenzo Sinacori, Giovanni Brusca, Nino Giuffré e Leonardo Messina, oltre che con Massimo Ciancimino. Secondo Calcara, dal confronto con questi soggetti dovrebbero venire fuori i nomi che in rappresentanza di una presunta “Super Commissione Nazionale” (che comprenderebbe mafia, ‘ndrangheta, servizi deviati, massoneria deviata e settori deviati del Vaticano) che avrebbero fissato a tavolino i termini e le modalità della Strage di Via D’Amelio.

Per anni legato alle famiglie mafiose trapanesi, Vincenzo Calcara risulta implicato in una serie di omicidi e traffici illeciti di droga e armi. Il suo nome viene citato anche a proposito del fallito attentato a Giovanni Paolo II.  La sua storia prese una direzione completamente diversa nel dicembre del 1991, quando si presentò davanti a Paolo Borsellino, confessandogli che Cosa Nostra gli aveva assegnato il compito di ucciderlo. “Lei è ormai condannato a morte – disse Calcara a Borsellino in quell’occasione -. Io la odiavo perché lei era ed è un nemico di Cosa Nostra. E io ero ben felice di essere stato scelto per premere il grilletto contro di lei. Per me ucciderla sarebbe stato un onore, ero orgoglioso perché dentro Cosa Nostra avrei fatto strada, come tanti altri sicari diventati boss. Ma adesso non è più così, quell’uomo non esiste più, e se mi permette, voglio abbracciarla”.

Da allora cominciò a collaborare con la giustizia, contribuendo a importanti inchieste giudiziarie in provincia di Trapani.

Condividi su:

0 commenti

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenta