Pipistrello africano a Pantelleria, la scoperta a Montagna Grande
Pantelleria – Un pipistrello africano a Pantelleria è stato documentato per la prima volta con solide prove scientifiche. Si tratta del nitteride di Tebe, il cui nome scientifico è Nycteris thebaica, una specie diffusa soprattutto nell’Africa subsahariana e presente, in modo più frammentario, anche nel Nord Africa e in Medio Oriente.
La scoperta assume una particolare importanza perché la presenza di questo animale non era mai stata confermata con certezza in Europa. A individuarlo è stato un gruppo internazionale di ricercatori attraverso un campionamento acustico realizzato nell’area di Montagna Grande.
Gli studiosi non hanno osservato direttamente gli animali. Hanno invece registrato e analizzato i loro particolari richiami ultrasonici, ottenendo la prima documentazione scientifica della specie nel continente europeo.
Lo studio pubblicato sulla rivista Global Ecology and Conservation trasforma così una lunga incertezza zoologica in una scoperta rilevante anche per la tutela della biodiversità.
Non un avvistamento, ma una registrazione acustica
Il dato deve essere descritto con precisione. Nessun ricercatore ha visto o catturato il pipistrello e non esistono, al momento, esemplari provenienti da Pantelleria conservati nei musei.
La presenza del nitteride di Tebe è stata dimostrata attraverso la registrazione dei suoi segnali acustici. Gli studiosi hanno riconosciuto sequenze di ecolocalizzazione e vocalizzazioni sociali attribuibili alla specie.
Questi pipistrelli emettono richiami estremamente deboli e caratterizzati da frequenze molto elevate. Per questa ragione possono sfuggire facilmente ai normali sistemi di rilevamento utilizzati durante i monitoraggi della fauna notturna.
La specie vola inoltre a quote molto basse e si muove spesso vicino al terreno e alla vegetazione. Un registratore collocato troppo in alto potrebbe quindi non rilevarne la presenza.
Strumenti ad alta sensibilità vicino al terreno
La ricerca è stata condotta attraverso apparecchiature a ultrasuoni calibrate e collocate in punti strategici di Montagna Grande.
Dopo avere rilevato alcuni segnali insoliti durante un primo monitoraggio, gli studiosi hanno organizzato una ricerca mirata nell’area interessata. I registratori sono stati posizionati a meno di mezzo metro dal suolo e regolati con un’elevata sensibilità.
Questa particolare configurazione ha permesso di intercettare richiami che i sistemi convenzionali avrebbero potuto ignorare. I ricercatori hanno quindi ottenuto registrazioni di buona qualità, riconducibili alle caratteristiche acustiche del Nycteris thebaica.
La scoperta dimostra l’importanza di adattare gli strumenti alle abitudini delle specie ricercate. Alcuni animali possono restare sconosciuti per lungo tempo non perché siano scomparsi, ma perché vengono cercati attraverso metodi poco adatti a rilevarli.
Registrati almeno due esemplari
Le registrazioni non riguardano un solo individuo isolato. Gli studiosi hanno intercettato almeno due pipistrelli che volavano insieme e comunicavano attraverso vocalizzazioni sociali.
Questo elemento rende meno probabile l’ipotesi di un singolo animale arrivato accidentalmente dal continente africano. Secondo i ricercatori, a Pantelleria potrebbe vivere una piccola popolazione stabile, rimasta finora fuori dai monitoraggi zoologici.
Si tratta comunque di un’ipotesi che richiede ulteriori approfondimenti. Le registrazioni confermano la presenza della specie, ma non permettono ancora di determinare il numero complessivo degli esemplari presenti sull’isola.
Gli scienziati dovranno inoltre individuare i rifugi utilizzati dagli animali e verificare se avvengano attività riproduttive. Saranno necessarie anche analisi genetiche per comprendere l’origine della popolazione.
Quasi due secoli di indizi senza prove
Il possibile legame tra la Sicilia e il nitteride di Tebe non nasce con questa ricerca. Alcuni naturalisti dell’Ottocento avevano inserito riferimenti generici a pipistrelli simili nelle loro opere dedicate alla fauna siciliana.
Quelle indicazioni, però, non riportavano località precise, descrizioni diagnostiche complete o esemplari conservati in collezioni scientifiche. Per questo motivo non potevano essere considerate una prova della presenza europea della specie.
Per quasi duecento anni gli studiosi non hanno potuto confermare né escludere quelle antiche segnalazioni. Le registrazioni raccolte a Pantelleria forniscono ora una risposta concreta a quel dubbio storico.
La scoperta aggiunge alla fauna europea non soltanto una nuova specie di pipistrello, ma anche il primo rappresentante conosciuto della famiglia dei Nitteridi.
Pantelleria come ponte tra Africa ed Europa
La posizione geografica di Pantelleria rende il ritrovamento particolarmente interessante. L’isola si trova nel Canale di Sicilia, tra la costa siciliana e quella tunisina, e rappresenta un punto di collegamento naturale tra l’Europa e il Nord Africa.
Secondo i ricercatori, Pantelleria e le altre isole del Canale di Sicilia potrebbero avere svolto in passato la funzione di tappe intermedie per alcune specie africane.
Durante le fasi caratterizzate da livelli del mare più bassi, le distanze tra le terre emerse erano inferiori. Questa condizione potrebbe avere facilitato gli spostamenti anche di pipistrelli dal volo lento e generalmente poco propensi ad attraversare lunghi tratti di mare.
La presenza del nitteride di Tebe apre quindi nuovi interrogativi sui collegamenti biologici tra le due sponde del Mediterraneo.
Cosa dovranno chiarire le prossime ricerche
Il prossimo obiettivo sarà comprendere quanto sia numerosa la possibile popolazione di Pantelleria e da quanto tempo viva sull’isola.
Gli studiosi cercheranno i rifugi utilizzati dagli animali e verificheranno se la specie sia presente anche in altre zone della Sicilia o nelle isole del Canale.
Un altro passaggio riguarderà la valutazione dei possibili rischi. Tra le minacce indicate figurano gli incendi e la presenza di gatti domestici lasciati liberi, che potrebbero predare i pipistrelli nei luoghi di riposo.
I risultati serviranno a definire eventuali misure di protezione. Anche EUROBATS, l’accordo internazionale per la conservazione dei pipistrelli europei, ha evidenziato l’importanza della scoperta per lo studio dei collegamenti faunistici tra Europa e Africa.
Il sostegno alla ricerca
Lo studio è stato realizzato da ricercatori dell’Università degli Studi di Napoli Federico II, del Museo di Storia Naturale di Berlino, dell’Università Humboldt di Berlino e del Parco Nazionale Isola di Pantelleria.
La ricerca sull’isola ha ricevuto il sostegno economico del Parco Nazionale Isola di Pantelleria. Hanno contribuito inoltre il premio di ricerca Humboldt della Fondazione Alexander von Humboldt, la Heidehof Stiftung GmbH e la Fondazione Leibniz.
Il risultato conferma il valore naturalistico di Pantelleria e mostra come ricerche mirate, sostenute da tecnologie adeguate, possano portare alla luce specie rimaste nascoste per generazioni.
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