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Giuseppe Costa arrestato, revocati i benefici premiali: deve scontare 4 anni e 7 mesi

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mercoledì 12 agosto 2026 - 13:30

Giuseppe Costa è stato arrestato

Trapani La Polizia di Stato ha arrestato Giuseppe Costa, pregiudicato mafioso di Custonaci, destinatario di un provvedimento di revoca della libertà anticipata emesso dal Tribunale della Sorveglianza di Milano.

Giuseppe Costa è stato arrestato nei giorni scorsi dai poliziotti delle Squadre Mobili di Trapani e Catanzaro. L’uomo dovrà scontare una pena residua di 4 anni e 7 mesi di reclusione.

Il provvedimento ha annullato il beneficio precedentemente concesso, pari a uno sconto di pena complessivo di 1.800 giorni, per la perdurante appartenenza di Costa a cosa nostra trapanese, secondo quanto emerso dagli accertamenti richiamati dall’autorità giudiziaria.

La revoca della libertà anticipata

Il giudice della Sorveglianza ha rilevato che Costa, sia durante il periodo di detenzione sia successivamente alla scarcerazione ottenuta grazie al beneficio, avrebbe continuato a godere del sostegno economico dell’associazione mafiosa.

Secondo quanto riportato nel provvedimento, tale sostegno sarebbe arrivato attraverso il pregiudicato mafioso Pietro Virga, anche per far fronte al pagamento delle spese processuali.

Questa circostanza, documentata dagli investigatori, ha determinato l’annullamento del beneficio che era stato inizialmente concesso per la buona condotta carceraria e per la partecipazione alle attività trattamentali.

Le condanne degli anni Novanta

La storia giudiziaria di Giuseppe Costa inizia nella seconda metà degli anni Novanta.

Nell’ambito del procedimento Bagarella Leoluca + 66, Costa fu condannato in primo grado alla pena di 30 anni di reclusione, poi ridotta in appello a 25 anni, per associazione a delinquere di stampo mafioso e sequestro di persona.

In quella vicenda giudiziaria, oltre all’appartenenza alla famiglia mafiosa trapanese, Costa fu condannato anche per avere partecipato al sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo.

Secondo le sentenze richiamate, Costa mise a disposizione della cosca la propria abitazione nella frazione di Purgatorio, nel territorio di Custonaci, dopo una richiesta arrivata tramite lo zio Vito Mazzara, anch’egli mafioso.

Il sequestro del piccolo Giuseppe Di Matteo

Nel terribile delitto del piccolo Giuseppe Di Matteo, Costa si sarebbe adoperato sia per realizzare la cella nella quale il bambino fu successivamente rinchiuso, sia per fornire supporto logistico ai carcerieri.

Si tratta di uno dei capitoli più drammatici della storia criminale di cosa nostra, rimasto nella memoria collettiva per la brutalità del sequestro e dell’uccisione del figlio del collaboratore di giustizia Santino Di Matteo.

Il nome di Costa viene richiamato proprio in relazione al ruolo avuto nella fase logistica del sequestro, secondo quanto accertato nei procedimenti giudiziari.

Dopo la scarcerazione del 2017

Costa era stato scarcerato nel 2017.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, dopo la scarcerazione avrebbe ripreso i rapporti con i vertici dei mandamenti mafiosi di Trapani e Mazara del Vallo, ritagliandosi un ruolo nell’aggiudicazione illecita di appalti attraverso l’esercizio di un impianto di calcestruzzi.

Per questa vicenda, Costa è stato condannato a 12 anni di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso.

L’operazione Scialandro

Il nome di Giuseppe Costa compare anche nell’ambito dell’operazione Scialandro, eseguita nell’ottobre 2023 contro le famiglie mafiose di Custonaci, Trapani e Valderice.

L’attività fu condotta dalla Squadra Mobile di Trapani, insieme alla DIA e ai Carabinieri di Trapani.

In quel procedimento, Costa è stato condannato con rito abbreviato alla pena di 4 anni e 10 mesi di reclusione per associazione a delinquere di stampo mafioso, trasferimento fraudolento di beni ed estorsione.

Le accuse sugli allevatori

Secondo quanto documentato dagli investigatori nell’operazione Scialandro, Costa avrebbe manifestato una persistente capacità criminale, avvalendosi della forza intimidatrice del vincolo associativo.

In particolare, avrebbe costretto alcuni allevatori locali ad attribuirsi formalmente la proprietà di capi di bestiame acquistati dal mafioso, imponendo poi agli stessi allevatori di occuparsene.

La vicenda conferma, secondo gli investigatori, il ruolo ancora attivo dell’uomo negli equilibri criminali del territorio e nei meccanismi di controllo economico riconducibili alla mafia trapanese.

Il ruolo della Polizia di Stato

L’arresto è stato eseguito dalle Squadre Mobili di Trapani e Catanzaro in attuazione del provvedimento del Tribunale della Sorveglianza di Milano.

La revoca dei benefici premiali rappresenta un passaggio rilevante, perché incide direttamente sulla pena residua da espiare e nasce dalla valutazione della condotta complessiva dell’uomo anche dopo la concessione della libertà anticipata.

Costa dovrà ora scontare i 4 anni e 7 mesi di reclusione residui.


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