Docenti fuori sede
Roma – Dare un valore economico alla distanza sostenuta dai docenti fuori sede, senza introdurre stipendi differenziati su base territoriale. È questa la proposta avanzata dal Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani, presieduto dal professor Romano Pesavento, che chiede l’apertura di un confronto tecnico con le istituzioni competenti.
Il tema riguarda i docenti di ruolo che prestano servizio stabilmente lontano dal proprio territorio di residenza e che, a parità di inquadramento e retribuzione, devono spesso sostenere costi aggiuntivi per casa, utenze, trasporti e rientri periodici verso il nucleo familiare. Secondo il CNDDU, in una fase segnata dall’aumento dei prezzi e dalla perdita di potere d’acquisto, questa condizione assume una specifica rilevanza economica.
Il costo professionale della distanza
Il Coordinamento propone di definire questa condizione come “costo professionale della distanza”.
L’idea di fondo è che una parte del reddito dei docenti fuori sede venga assorbita non da libere scelte di consumo, ma da spese direttamente collegate alla sede di lavoro: un secondo affitto, le utenze, il trasporto locale, i collegamenti ferroviari o aerei e i viaggi necessari per rientrare dalla propria famiglia.
Secondo il CNDDU, il sistema scolastico beneficia della mobilità dei docenti per compensare gli squilibri territoriali nella distribuzione del personale, ma il peso economico di questa mobilità resta in larga parte sulle spalle del lavoratore.
Da qui la proposta: distinguere lo stipendio nazionale, che deve restare uguale per tutti, dai costi necessari per rendere possibile la prestazione lavorativa lontano da casa.
La proposta del coefficiente progressivo
Il CNDDU propone di sottoporre a uno studio tecnico l’introduzione di un coefficiente di compensazione della mobilità professionale.
Il coefficiente dovrebbe essere calcolato attraverso parametri oggettivi e verificabili: distanza dalla residenza, tempi di percorrenza, costo dell’abitazione nella sede di servizio, accessibilità dei collegamenti, incidenza delle spese documentabili sul reddito e durata continuativa del servizio di ruolo prestato fuori sede.
L’aspetto più innovativo sarebbe proprio la durata. Secondo il Coordinamento, una permanenza limitata lontano da casa non produce gli stessi effetti economici di una condizione che si protrae per cinque, dieci o quindici anni.
Con il passare del tempo, infatti, si accumulano i costi abitativi e di trasporto, si riduce la capacità di risparmio e aumenta l’esposizione del reddito familiare all’inflazione.
Una indennità senza modificare lo stipendio
Il coefficiente potrebbe tradursi in una indennità compensativa progressiva, articolata per fasce di permanenza, entro un limite massimo già definito e senza modificare lo stipendio tabellare.
Il CNDDU immagina una misura selettiva e programmabile, con soglie di accesso, massimali, requisiti oggettivi e verifiche periodiche.
L’indennità cesserebbe al momento del rientro del docente nel territorio di residenza o quando venissero meno i presupposti che ne giustificano il riconoscimento.
In questo modo, la proposta non punta ad aumentare indistintamente la spesa pubblica, ma a rendere misurabile un costo già esistente e oggi sostenuto quasi esclusivamente dal personale scolastico fuori sede.
Non solo soldi: anche priorità per il rientro
La compensazione economica, secondo il CNDDU, non dovrebbe però diventare uno strumento per rendere permanente la lontananza.
Alla progressività dell’indennità dovrebbe corrispondere una progressività della tutela nelle procedure di mobilità.
Il Coordinamento propone quindi che l’anzianità continuativa di servizio di ruolo fuori sede acquisisca una specifica rilevanza nelle procedure di riavvicinamento al territorio di residenza. Non si tratterebbe di un diritto automatico a una determinata scuola, ma di una priorità crescente e regolata, compatibile con i posti disponibili, gli organici, le precedenze vigenti e le altre posizioni tutelate.
In sostanza, più anni un docente resta lontano da casa, più dovrebbero crescere sia la compensazione economica sia il peso riconosciuto alla richiesta di rientro.
Mobilità da programmare meglio
La proposta avrebbe anche un effetto organizzativo.
Secondo il CNDDU, se la permanenza prolungata fuori sede producesse un costo compensativo crescente, l’amministrazione avrebbe un incentivo a programmare meglio i flussi di personale e i rientri.
La mobilità scolastica potrebbe così passare da una gestione quasi esclusivamente annuale a una programmazione pluriennale, fondata sui pensionamenti attesi, sui fabbisogni territoriali, sull’andamento demografico, sulle classi di concorso e sulle disponibilità prevedibili.
Il principio richiamato dal Coordinamento è quello della reciprocità istituzionale: se al docente viene richiesta disponibilità territoriale per garantire il funzionamento del servizio scolastico nazionale, il sistema deve assumersi una responsabilità sulla sostenibilità economica di quella mobilità e sulla possibilità concreta di rientro dopo un periodo significativo.
La richiesta di una rilevazione nazionale
Il CNDDU chiede inoltre una rilevazione nazionale specifica sui docenti di ruolo fuori sede.
Secondo il Coordinamento, servono dati su consistenza del personale coinvolto, durata media della permanenza lontano dalla residenza, incidenza delle spese di affitto e trasporto sul reddito disponibile, domande reiterate di trasferimento non soddisfatte ed effetti sulla capacità di consumo e risparmio.
Queste informazioni sarebbero necessarie per stimare la platea dei potenziali beneficiari, calibrare il coefficiente e valutarne la sostenibilità finanziaria.
Il Coordinamento sottolinea anche la necessità di evitare rappresentazioni stereotipate sulle vacanze estive dei docenti fuori sede. Per molti, il rientro estivo nella propria abitazione non rappresenta necessariamente una vacanza, ma una temporanea riduzione dei costi sostenuti durante l’anno scolastico.
L’obiettivo: governare la distanza
Il punto centrale della proposta non è finanziare per sempre la lontananza, ma governarla.
Il CNDDU afferma che, dopo molti anni di servizio fuori sede, il rientro verso il territorio di residenza dovrebbe smettere di dipendere soltanto dalla contingenza annuale e diventare una variabile della programmazione del personale scolastico.
“Attribuire un valore economico alla distanza” significa, per il Coordinamento, riconoscere che il tempo professionale trascorso lontano da casa non è neutro.
Compensarlo progressivamente e, allo stesso tempo, rendere più concreta la possibilità di rientro potrebbe rappresentare un nuovo equilibrio tra sostenibilità della finanza pubblica, esigenze organizzative della scuola e aspettative dei docenti che per anni hanno garantito il funzionamento del sistema lontano dal proprio territorio.
Leggi gli approfondimenti su Marsala Live