Il nostro Ciak
Mazara del Vallo – Sta entrando nella fase conclusiva “Il nostro Ciak”, il progetto nazionale dedicato all’inclusione sociale che vede protagonisti ragazzi con disabilità coinvolti nella realizzazione di un documentario sull’accessibilità della città di Mazara del Vallo.
L’iniziativa è promossa dalla UILDM Sezione Mazara – Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare ed è finanziata dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attraverso l’Avviso 2/2024. Inoltre, il progetto viene portato avanti insieme a una rete di undici partner provenienti da diverse realtà italiane.
Tra i soggetti coinvolti figurano ANIS Regione Puglia, Atlantis 27 – Protezione Civile Monopoli, FIADDA, FIADDA Roma, Fondazione MeSSInA, Nuovi Orizzonti, FISH FVG, Fish Calabria, AVI Umbria APS, Crescere Insieme Palermo ETS e Legambiente Circolo Francesco Lojacono.
I laboratori del progetto “Il nostro Ciak”
Le attività si sono svolte nella sede della UILDM di Mazara del Vallo e sono state guidate dal giornalista Francesco Mezzapelle e dal video maker Antonio Martino.
In una prima fase, i partecipanti hanno seguito lezioni teoriche e laboratori pratici dedicati al linguaggio audiovisivo, all’utilizzo delle videocamere e alla costruzione di interviste e contenuti multimediali. Successivamente, i ragazzi sono passati alla parte operativa, raccogliendo immagini e testimonianze direttamente sul territorio.
Il documentario racconterà l’accessibilità urbana di Mazara del Vallo attraverso il punto di vista autentico dei partecipanti. Un percorso che ha permesso ai ragazzi di trasformarsi da semplici osservatori a veri autori del racconto.
Inclusione sociale e crescita personale
Il progetto “Il nostro Ciak” punta soprattutto a valorizzare competenze, autonomia e partecipazione attiva. Durante il percorso, infatti, i ragazzi hanno potuto sperimentare nuove capacità relazionali e creative, lavorando in gruppo e confrontandosi con esperienze concrete.
Secondo quanto spiegato dalla Project Manager Giuseppina Adamo, l’iniziativa rappresenta un modello capace di unire formazione strutturata e apprendimento sul campo. Inoltre, l’esperienza avrebbe favorito processi di consapevolezza e responsabilizzazione personale.
Particolare importanza viene attribuita ai laboratori tematici, considerati il cuore del progetto. In questi spazi, infatti, i partecipanti hanno avuto modo di creare contenuti artistici, narrativi e audiovisivi capaci di raccontare identità, territorio e vissuti personali.
Il “ciak” finale affidato ai ragazzi
Adesso il progetto si avvia verso l’ultima fase, dedicata al montaggio del documentario realizzato durante i laboratori. Anche il “ciak” conclusivo sarà affidato direttamente ai ragazzi protagonisti del percorso.
L’obiettivo è dimostrare concretamente come esperienze di questo tipo possano trasformarsi in strumenti reali di inclusione sociale, crescita personale e partecipazione attiva alla vita della comunità.
Un’esperienza che conferma quanto ascolto, fiducia e valorizzazione delle persone possano generare risultati importanti e duraturi.
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