Accadde 20 anni fa, da Paceco a Brescia per sterminare la famiglia Cottarelli

redazione

Accadde 20 anni fa, da Paceco a Brescia per sterminare la famiglia Cottarelli

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domenica 09 Agosto 2026 - 08:00

Il viaggio dalla Provincia trapanese verso il Nord Italia, gli affari, i contrasti e poi quella mattina del 28 agosto che avrebbe sconvolto Brescia. Vent’anni fa prendeva forma una delle vicende criminali più drammatiche di mafia: la strage della famiglia Cottarelli, a Urago Mella. Nell’estate del 2006, tra luglio e agosto, si colloca il prologo di una storia che sarebbe terminata nel sangue. Al centro delle indagini finirono i cugini Vito e Salvatore Marino, legati da rapporti di parentela alla famiglia mafiosa Marino di Paceco. Secondo la ricostruzione accusatoria sviluppata negli anni successivi, i due si mossero verso il Nord Italia nell’ambito di rapporti economici e di un contenzioso con l’imprenditore bresciano Angelo Cottarelli.

La vicenda

La vicenda ruotava attorno a un complesso intreccio di affari, denaro e presunte irregolarità nella gestione di operazioni finanziarie e nell’utilizzo di fondi pubblici. Nel corso delle indagini si fece strada l’ipotesi di un credito vantato dai Marino nei confronti di Cottarelli, indicato successivamente in circa mezzo milione di euro. Altre ricostruzioni parlarono invece di un sistema di false fatturazioni collegato a operazioni nel settore delle cantine e alla richiesta di finanziamenti pubblici. È in questo contesto che i riflettori degli investigatori si spostarono dal Bresciano alla Provincia di Trapani. Nel settembre 2006, poche settimane dopo il triplice omicidio, le indagini portarono infatti a fermare due imprenditori vitivinicoli trapanesi e un allevatore. Tra gli indagati comparvero proprio i Marino. Le autorità locali avviarono anche un’attività di sequestro di beni riconducibili ai Marino, per un valore complessivo indicato all’epoca in circa 12 milioni di euro. Poi arrivò il 28 agosto.

Cosa accadde nella villa Cottarelli

A Urago Mella, quartiere nella zona occidentale di Brescia, la villetta della famiglia Cottarelli divenne teatro di una strage. Angelo Cottarelli, 56 anni, la compagna Marzenna Topor, 41 anni e di origine polacca, e il figlio Luca, appena 17 anni, furono aggrediti all’interno della loro abitazione di via Zuaboni. Marzenna e Luca vennero trovati senza vita. Angelo era ancora agonizzante quando arrivarono i soccorritori, ma morì poco dopo in ospedale. Le vittime erano state legate con fascette da elettricista e la scena del delitto apparve immediatamente agli investigatori come qualcosa di molto diverso da una semplice rapina finita male. Fin dalle prime ore si fece strada l’ipotesi del regolamento di conti. Cottarelli, imprenditore immobiliare, era infatti già conosciuto agli investigatori per alcuni rapporti d’affari controversi. Le indagini avrebbero poi ricostruito una rete di rapporti economici che collegava Brescia alla Sicilia e che portò gli investigatori a concentrarsi sui cugini Marino.

Le intercettazioni

Uno degli elementi che contribuì a indirizzare le indagini fu rappresentato dalle intercettazioni telefoniche e dalle tracce di polvere da sparo individuate sull’auto che i due siciliani avevano noleggiato a Milano. La vicenda giudiziaria sarebbe stata però tutt’altro che semplice. I cugini Marino vennero assolti in primo grado e successivamente condannati più volte all’ergastolo nei diversi processi d’appello. Le condanne furono in parte annullate dalla Cassazione, dando vita a una lunga sequenza di processi.

La controversa vicenda giudiziaria

Nel 2016 arrivò una nuova condanna all’ergastolo per Vito e Salvatore Marino. Nel 2017, tuttavia, la Cassazione rese definitiva la condanna all’ergastolo per Vito Marino mentre annullò quella nei confronti del cugino Salvatore. Nel 2021, dopo dieci processi, Salvatore Marino venne definitivamente assolto dall’accusa di triplice omicidio. Per Vito Marino, invece, la condanna all’ergastolo rimase definitiva. A distanza di vent’anni, quella strage resta una delle pagine più drammatiche della cronaca criminale italiana degli anni 2000 e una vicenda che, partendo da un intreccio di affari e rapporti maturati tra Sicilia e Nord Italia, riportò al centro dell’attenzione anche le connessioni tra il territorio trapanese e gli interessi economici della criminalità organizzata. Il 28 agosto 2006 non morì soltanto un imprenditore. Morirono anche una donna e, soprattutto, un ragazzo di 17 anni, Luca Cottarelli, travolto da una guerra di interessi nella quale non aveva alcun ruolo. Vent’anni dopo, il nome della famiglia Cottarelli rimane legato a una delle stragi più efferate della cronaca bresciana.

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