L‘incendio che nelle scorse ore ha interessato un capannone della Sarco, azienda che si occupa dello smaltimento di vetri e metalli, nella zona di Ponte Fiumarella a Marsala, oltre a provocare preoccupazione per i possibili effetti ambientali e sanitari, ha fatto emergere interrogativi sulla gestione dell’emergenza in un’area particolarmente sensibile. A pochi metri dal luogo del rogo si trova infatti il canile municipale, che ospita oltre 200 animali e che, secondo le associazioni animaliste, sarebbe stato coinvolto solo tardivamente nelle procedure di sicurezza. A sollevare la questione sono state le associazioni Randagi del Sud e OIPA Marsala, che hanno ripercorso le ore successive all’incendio chiedendo chiarimenti sulle modalità con cui è stata affrontata l’emergenza.
“Per ore nessuno ha pensato ai cani”
Secondo quanto riferito dai volontari, l’allarme per l’incendio sarebbe scattato intorno alle due di notte, con l’immediato intervento delle squadre di soccorso impegnate nello spegnimento delle fiamme e nella messa in sicurezza dell’area. Tuttavia, nessuno avrebbe verificato nell’immediato le condizioni degli animali ospitati nel vicino canile municipale. “Com’è possibile che nessuna forza dell’ordine, nessun soccorritore e gli stessi titolari dell’azienda abbiano pensato di lanciare un allarme tempestivo per gli animali?”, si chiedono da Randagi del Sud. “Perché a Marsala le vite di questi cani non vengono considerate al pari di esseri senzienti? Non si può correre un rischio simile per una totale mancanza di coordinamento e sensibilità”. Una ricostruzione condivisa anche dall’OIPA Marsala, che sottolinea come del possibile coinvolgimento del canile ci si sia accorti soltanto nelle prime ore del mattino. “Dei cani del canile e del loro ovvio coinvolgimento si accorge solo la responsabile della ditta che gestisce la struttura non appena la raggiunge, intorno alle 7 del mattino”, spiegano dall’associazione. “È lei ad allertare la funzionaria responsabile del Comune, la dottoressa Paola Silvia Catalano, che prontamente avvisa tutte le associazioni di volontariato”.
L’arrivo delle istituzioni e la mobilitazione dei volontari
Quando i volontari raggiungono il canile, intorno alle 9, sul posto si trovano già la sindaca Andreana Patti e l’assessore Ignazio Vullo, impegnati a monitorare la situazione e a confrontarsi con la ditta che gestisce la struttura. Nel frattempo arriva anche la direttrice sanitaria dell’Asp, la dottoressa Cudia. Dopo le verifiche effettuate viene disposto lo sgombero dell’area sanitaria del canile, ritenuta temporaneamente inagibile a causa della presenza di fumo in alcuni ambienti poco ventilati. Sono 37 i cani che devono essere trasferiti con urgenza.
L’evacuazione di 37 animali
Da quel momento si mette in moto una macchina di solidarietà che coinvolge associazioni, cittadini e operatori del settore. Randagi del Sud prende in carico ben 18 cani grazie alla disponibilità del signor Pipitone, che mette a disposizione una struttura autorizzata. L’OIPA Marsala accoglie 3 cani adulti e 2 cuccioli, ospitati temporaneamente presso due cittadini che si sono resi immediatamente disponibili. Un ulteriore cane viene affidato al cittadino che aveva già avviato le pratiche per l’adozione. L’Enpa Marsala si fa carico di altri 5 animali, consentendo così di liberare alcuni box nella cosiddetta area “nuova” del canile e favorire il trasferimento degli ospiti provenienti dal reparto sanitario. Due cani vengono accolti da una cittadina già impegnata nella cura di alcuni cuccioli, con il supporto dei volontari della Lega Nazionale per la Difesa del Cane. Altri due vengono temporaneamente sistemati nelle aree di sgambamento della struttura, mentre 4 vengono trasferiti presso il Dog Land Park. Un ulteriore cane viene portato in una clinica veterinaria privata per accertamenti sanitari.
Una collaborazione che ha funzionato, ma restano le domande
Le associazioni riconoscono il ruolo svolto dall’amministrazione comunale e dai funzionari coinvolti nella gestione dell’emergenza: “La Dottoressa Catalano e la dottoressa Cudia hanno seguito con precisione ogni fase dell’operazione, coordinando rispettivamente gli aspetti amministrativi e quelli sanitari”, sottolinea OIPA Marsala, parlando di una collaborazione virtuosa tra pubblica amministrazione, operatori e volontari. I volontari ricordano anche la presenza sul posto di decine di persone che hanno lavorato senza sosta fino al pomeriggio, tra associazioni animaliste, cittadini e operatori del canile: “Siamo rimasti in struttura fino alle 16 per completare trasferimenti e affidi, senza fermarci un istante, muniti di mascherine e di coraggio. Questa esperienza dimostra che i problemi possono essere affrontati e risolti quando esistono unione, coesione e rispetto tra tutte le parti coinvolte”.
“Serve un piano di evacuazione”
Pur esprimendo soddisfazione per il risultato ottenuto e per il salvataggio degli animali, le associazioni pongono interrogativi che ritengono non più rinviabili. “Perché siamo stati allertati soltanto la mattina e non durante la notte? Perché il canile municipale non dispone di un piano di evacuazione per situazioni di emergenza?”, chiedono i volontari. Domande che si intrecciano con una riflessione più ampia sul ruolo delle strutture pubbliche che ospitano animali e sulla necessità di protocolli specifici per affrontare incendi, incidenti industriali o altre situazioni di rischio. “Senza l’intervento immediato delle associazioni come sarebbe andata?”, si chiedono da OIPA. “È arrivato il momento di predisporre regolamenti e piani d’azione adeguati. Gli animali non possono essere considerati un elemento secondario durante un’emergenza. Meritano la stessa attenzione e la stessa tutela che viene garantita alle persone”. Una richiesta che, dopo quanto accaduto alla Sarco, apre un dibattito destinato a proseguire anche nelle prossime settimane.