Sicurezza Piazze, sfida sempre più urgente

Claudia Marchetti

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Sicurezza Piazze, sfida sempre più urgente

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martedì 02 Giugno 2026 - 07:00

Le immagini si ripetono con inquietante frequenza: una rissa nel cuore della notte, gruppi che si affrontano a pugni e calci, giovani che si inseguono nelle piazze dei centri storici, aggressioni apparentemente senza motivo. Accade nelle grandi città italiane, ma accade sempre più spesso anche nei centri della provincia, compresi quelli del Trapanese. A Marsala, nei giorni scorsi, una violenta lite è scoppiata in piazza San Matteo, a pochi passi dalla chiesa. A Mazara del Vallo, secondo le prime ricostruzioni, una maxi-rissa avrebbe coinvolto diversi giovani tra piazza Chinea e piazza San Bartolomeo. Sempre a Marsala, nella zona di Ciavolo, un giovane migrante che stava semplicemente percorrendo la strada in bicicletta sarebbe stato aggredito a bastonate da alcuni ragazzi senza alcuna apparente ragione.

Sono episodi diversi tra loro, con protagonisti e contesti differenti. Sarebbe un errore accomunarli tutti sotto la stessa etichetta o attribuirli esclusivamente a una nazionalità, a un’etnia o a una categoria sociale. Tuttavia, sarebbe altrettanto sbagliato fingere che non esista un problema. Perché il problema esiste ed è sempre più evidente. Negli ultimi anni l’Italia ha assistito a un aumento dei reati violenti che vedono coinvolti giovani e minorenni. Secondo le analisi riportate da Save the Children, sono cresciuti in maniera significativa i casi di rapina, lesioni personali, risse e porto di armi od oggetti atti a offendere. In dieci anni le risse che coinvolgono minori sono più che raddoppiate, mentre aumentano anche gli episodi caratterizzati da una violenza improvvisa e sproporzionata. Non si tratta soltanto di criminalità. Dietro questi fenomeni si nasconde spesso un disagio sociale più profondo. Ragazzi che crescono senza punti di riferimento, famiglie in difficoltà, quartieri privi di spazi di aggregazione, modelli culturali che premiano la prevaricazione e l’esibizione della forza. A tutto questo si aggiunge l’effetto amplificatore dei social network, dove la violenza diventa spettacolo, occasione di visibilità e, talvolta, motivo di emulazione. E ovviamente un fenomeno migratorio delle seconde generazioni che probabilmente neppure nei loro paesi d’origine vogliono.

In molte città italiane, comprese quelle siciliane, alcune tensioni coinvolgono giovani stranieri o gruppi etnici contrapposti. Affrontare questo tema non significa alimentare pregiudizi o discriminazioni. Significa riconoscere che l’integrazione, quando fallisce, produce marginalità, isolamento e conflitti. Negare il problema per paura di apparire politicamente scorretti non aiuta nessuno, così come non aiuta generalizzare e attribuire responsabilità collettive a intere comunità. La sicurezza non si costruisce con gli slogan. Né con il semplice aumento delle pene. La repressione è necessaria quando vengono commessi reati, ma da sola non basta. Lo dimostrano numerosi studi e le stesse analisi degli esperti che invitano a intervenire sulle cause profonde del disagio giovanile. Servono più presidi educativi nei quartieri, investimenti nello sport e nell’associazionismo, sostegno alle famiglie fragili, percorsi efficaci di integrazione per i giovani stranieri e una presenza costante delle forze dell’ordine nei luoghi più sensibili della movida. Servono inoltre controlli mirati contro il consumo di alcol e sostanze stupefacenti, che spesso rappresentano un detonatore di comportamenti aggressivi.

La sfida riguarda l’intero Paese, ma coinvolge direttamente anche il territorio trapanese. Marsala, Mazara, Trapani e gli altri centri della provincia non possono permettersi di abituarsi alle immagini di risse, aggressioni e spedizioni punitive. Ogni episodio liquidato come una semplice bravata rischia di diventare il precedente del fatto più grave che arriverà domani. La violenza non nasce all’improvviso. Cresce lentamente nell’indifferenza, nella mancanza di regole, nel degrado sociale e culturale. E quando diventa cronaca quotidiana significa che qualcosa, da tempo, non sta funzionando. Per questo il tema della sicurezza non dovrebbe appartenere né alla destra né alla sinistra. Dovrebbe essere una priorità collettiva. Perché il diritto di passeggiare in una piazza, percorrere una strada in bicicletta o trascorrere una serata tra amici senza paura di essere coinvolti in una rissa è una delle basi fondamentali della convivenza civile.

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