L’ultimo capitano del Marsala 1912 saluta il calcio giocato. Valerio Genesio è sempre stato legato alla maglia azzurra e lo ha dimostrato con una lunga carriera fatta di arrivi, partenze e ritorni a Capo Boeo.
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Valerio, come stai vivendo la decisione di appendere ‘gli scarpini al chiodo’, quanto affetto stai ricevendo?
Di affetto ne sto ricevendo tanto, da amici, ex allenatori, compagni e tifosi. Non me lo aspettavo. Lo sto vivendo intensamente, è una decisione che era giusta prendere quando capisci che hai dato tutto al calcio e cominci ad avere i primi acciacchi che non ti permettono di giocare con continuità. Qui in me è maturata l’idea di smettere.
Domani come ti vedi? Ci può essere un tuo ruolo all’interno della società di Angelo Casa?
Già lo scorso abbiamo avviato una chiacchierata con il Presidente su un mio possibile ruolo. Subito dopo la partita contro il Partinicaudace, finita male, abbiamo avuto un incontro con la dirigenza e la società mi ha dato fiducia. Ad oggi siamo ai dettagli e penso che inizierò subito il mio nuovo percorso in azzurro.
Dagli inizi nelle giovanili della tua città, Palermo, ad oggi, la tua carriera è stata costellata da addii e ritorni al Marsala 1912. Oggi pensi che la società voglia crescere?
Sì, senza dubbio. Il Presidente ha un grande potenziale intellettivo ed economico, sa quello che vuole. Io ho grande fiducia in questa società che in questa categoria, l’Eccellenza, è solo di passaggio e questa città, questa tifoseria, merita di stare in altre categorie.
L’ambiente azzurro non è dei più semplici. Come ti hanno accolto i tifosi lilybetani?
Mi hanno sempre accolto con grande entusiasmo ed educazione, ne sarò sempre grato. Quando sono andato via, l’ho fatto solo per decisioni altrui, o perchè nel mio ruolo di terzino vedevano giocatori Under. Con questa maglia ho maturato 224 partite con questa maglia, potevo farne di più. Anche se le strade a volte si sono separate ho lasciato sempre un buon ricordo.
C’è un momento della tua carriera che ricordi in modo particolare, sia lieto che difficile?
A 19 anni, dopo aver fatto una panchina di Europa League col Palermo e 27 partite il primo anno tra i professionisti in serie C, ho subito un’ablazione cardiaca che ha segnato la mia carriera, sono dovuto ripartire da zero da categorie minori. Di momenti felici invece, ce ne sono stati, come la doppia vittoria a Marsala di Campionato e Coppa Italia sotto la presidenza Vinci.
Da calciatore guardi anche ai più piccoli. Le scuole calcio fanno tanto, ma le Pubbliche Amministrazioni, secondo te, devono fare ancora di più per l’impiantistica?
Ci sono tanti bambini che vogliono avvicinarsi al calcio, le associazioni sportive sono ben attrezzate ma la pecca di questa città è la mancanza di strutture adatte per fare sport. E’ una nota negativa. Il Presidente Casa vuole anche investire in questo. Magari sarà la volta buona.
Chi consideri nella tua carriera, un maestro? Ci sarà un dopo Genesio.
Di allenatori bravi ne ho avuti parecchi. Prendo le idee di tutti, di Rosario Pergolizzi, uno dei migliori in fase difensiva, Angelo Sandri, Nicola Sciacca preparato in fase offensiva, Tommaso Napoli, ecc. Ringrazio tutti loro. Al Marsala auguro giovani preparati che onorano questa maglia come ho fatto io.