Antonella Milazzo, docente in pensione da meno di un anno, in questa sua riflessione si sofferma sul valore e sul significato più profondo dell’Esame di Stato:
Per la prima volta dopo innumerevoli anni (con qualche parentesi qua e là), non sarò commissario interno agli esami di maturità. O come si chiamano quest’anno. Ah già, perché questa è una delle caratteristiche più autentiche della scuola italiana: ogni governo che arriva — cioè mediamente ogni due per tre — vara la sua “riforma epocale” degli esami. Credo che siamo ormai alla versione ventordici. O forse ventordici bis.
Comunque, domani non sarò lì a vedere i volti di ragazze e ragazzi un po’ spaventati e a rispondere alle domande che puntualmente si ripetono ogni anno: “Scrivo a foglio intero?”, “Posso usare la penna blu?”, “Posso parlare dei social? Mi ero preparato bene…”
Perché, anche quando fingono indifferenza, la maturità fa sempre un certo effetto. E forse è giusto così.
In fondo è la prima volta che ci si misura davvero con degli estranei. E la vera prova di maturità, alla fine, è proprio questa: uscire dalla propria comfort zone e presentarsi a qualcuno che non ci conosce, cercando di mostrare il meglio di sé. Una cosa che, da domani in poi, dovranno fare continuamente, qualunque strada scelgano: università, lavoro, concorsi, colloqui, progetti, incontri.
A questo la scuola dovrebbe prepararli: alla capacità di esprimere idee, argomentare, raccontarsi con chiarezza e un minimo di sicurezza. A volte ci riesce bene, altre meno. Preparare i ragazzi alla vita è probabilmente un’asticella troppo alta, lo so. Però, senza retorica, l’obiettivo dovrebbe essere proprio quello.
Al di là delle formule che cambiano, delle prove che si trasformano e delle riforme “epocali” che il mondo della scuola accoglie con la serena rassegnazione di chi sa che torneranno con la stessa regolarità delle zanzare a giugno, questa funzione andrebbe conservata. Perché il passaggio da un ambiente protetto a un mondo sconosciuto, dove bisogna giocarsi bene le proprie carte per farsi apprezzare, non è poco. E non è facile.
Allora ragazzi, vivete la vostra Notte prima degli esami con quella miscela di leggerezza e timore che rende speciali tutte le prime volte. Affrontate queste prove con impegno, ma senza trasformarle in una questione di vita o di morte. Fate del vostro meglio e ricordatevi che nessuna commissione potrà mai misurare completamente ciò che siete, né tantomeno ciò che diventerete.
E no, questo non vuole essere il post di una vecchia prof nostalgica che guarda al passato con gli occhi lucidi. Anzi. È il post di chi, dopo tanti anni, continua a pensare che il momento più bello della scuola non sia l’esame che si conclude, ma la strada che inizia subito dopo.
In bocca al lupo a tutti e viva il lupo!