Cellulari in carcere per comunicare con i clan: Trapani tra le città coinvolte nell’inchiesta

redazione

Cellulari in carcere per comunicare con i clan: Trapani tra le città coinvolte nell’inchiesta

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sabato 04 Aprile 2026 - 01:00

C’è anche Trapani tra le città coinvolte nella vasta inchiesta sulla ’ndrangheta che ruota attorno all’utilizzo illecito di cellulari e sim card all’interno delle carceri, strumenti che sarebbero stati usati da detenuti legati ai clan per continuare a mantenere i contatti con l’esterno e impartire direttive agli affiliati in libertà. L’indagine, condotta dalla Guardia di Finanza di Catanzaro e Vibo Valentia, con il supporto dello S.C.I.C.O., ha portato alla notifica della richiesta di rinvio a giudizio per 46 persone, accusate a vario titolo di associazione mafiosa, estorsione e accesso indebito a dispositivi di comunicazione in carcere. Secondo quanto emerso, l’inchiesta rappresenta uno sviluppo investigativo di una più ampia operazione scattata nell’aprile del 2025 contro una ’ndrina di Tropea, ritenuta attiva in particolare nel sistema delle estorsioni lungo la costa tirrenica calabrese. Gli approfondimenti investigativi avrebbero fatto emergere un meccanismo consolidato attraverso il quale esponenti del clan, pur detenuti in istituti ad alta sicurezza, sarebbero riusciti a mantenere una rete di comunicazione con l’esterno.

Il nome di Trapani nell’inchiesta

Nel fascicolo investigativo compaiono diverse località italiane, tra cui Torino, Milano, Bologna e Trapani, segno di un’attività che si sarebbe estesa ben oltre il contesto originario dell’indagine. Per il momento, dalle informazioni diffuse, non emergono dettagli specifici sul ruolo del territorio trapanese, ma il fatto che la città compaia tra i centri interessati dagli accertamenti conferma l’attenzione degli investigatori anche su questa area. L’aspetto più inquietante dell’inchiesta riguarda proprio la capacità delle organizzazioni criminali di continuare a esercitare influenza anche dal carcere, aggirando i controlli attraverso l’introduzione e l’uso illecito di dispositivi telefonici. Un sistema che, secondo gli investigatori, avrebbe consentito di trasmettere ordini, mantenere rapporti con gli affiliati e comunicare con i familiari nonostante i rigidi regimi detentivi.

Ripristinati anche quattro provvedimenti cautelari

Nel corso dell’inchiesta, inoltre, a seguito di un ricorso in Cassazione della DDA di Catanzaro, sono stati ripristinati quattro provvedimenti cautelari che erano stati precedentemente annullati dal Tribunale del Riesame. Un elemento che conferma la complessità e la delicatezza del quadro investigativo emerso. L’inserimento della città di Trapani tra le località coinvolte richiama ancora una volta l’attenzione sul ruolo strategico dei territori periferici o di snodo nelle dinamiche della criminalità organizzata, soprattutto quando si tratta di reti di supporto, collegamenti logistici o contatti indiretti. In attesa di eventuali ulteriori sviluppi, l’inchiesta apre dunque anche sul territorio trapanese un fronte di particolare interesse investigativo.

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