Era la mattina del 17 ottobre 2024 quando oltre 60 finanzieri del Comando provinciale di Trapani diedero esecuzione a 14 misure cautelari personali, su disposizione dei Tribunali di Marsala e Trapani, su richiesta della Procura Europea di Palermo e della Procura di Marsala. L’inchiesta colpì noti esponenti politici del territorio trapanese, con incarichi ricoperti a livello comunale, regionale e persino nazionale. Al centro delle indagini, coordinate dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza, un presunto sistema di truffe aggravate per il conseguimento di fondi pubblici, corruzione, malversazione e riciclaggio legato a finanziamenti del Programma Operativo Fondo Sociale Europeo 2014/2020 per oltre 8,7 milioni di euro. Secondo l’accusa, parte delle somme – circa 800 mila euro – sarebbe stata già percepita e utilizzata per spese personali o iniziative politiche, mentre ulteriori 2,5 milioni erano in procinto di essere erogati. Scattarono sequestri per circa un milione di euro e il blocco dei restanti fondi.
L’inchiesta
Gli inquirenti individuarono come principale promotore un ex senatore ed ex deputato regionale, affiancato da dirigenti e referenti politici locali. Le indagini coinvolsero complessivamente 24 persone, tra cui consiglieri comunali di Marsala, Custonaci e altri centri del trapanese e del palermitano. Tra questi il consigliere ancora in carica Michele Accardi ed il collega Pino Ferrantelli, l’ex consigliere Ignazio Chianetta, ed altri nomi come Rocca, Vitello, Rosa Maria Casano, Piero Gatto, Salvatore Montemario, l’ex assessore di Montevago Carlo Gerino Forniciale e la figlia del consigliere marsalese Michele Accardi, Sara. L’inchiesta fece emergere anche presunti episodi di clientelismo: incarichi e promesse di lavoro in enti di formazione sarebbero stati concessi in cambio di sostegno politico. Le intercettazioni documentarono accordi elettorali pianificati mesi prima delle consultazioni. Successivamente, il Tribunale del Riesame annullò alcune misure cautelari, tra cui quelle nei confronti del consigliere Accardi e della figlia Sara. La Prefettura era anche intervenuta per sospendere dalla carica tutti gli esponenti, ma solo per poco tempo, fino alla revoca del provvedimento cautelare.
A marzo inizia il processo
Oggi si torna a parlare della vicenda perchè la Procura della Repubblica Marsala ha chiesto il rinvio a giudizio di sei persone: Il processo scatterà per Pino Ferrantelli, Michele Accardi e Vanessa Titone, tutti consiglieri comunali di Marsala, eletti nel 2020 a sostegno del sindaco – ora uscente – Massimo Grillo. Oltre a Sara Accardi, anche Antonio Giancana, consigliere comunale di Castelvetrano e Vincenzo Monteleone consigliere nel Comune di Custonaci. La prima udienza preliminare davanti al gup di Marsala è stata fissata il 18 marzo, dove a sostenere l’accusa sono i pm Diego Sebastiani e Sara Varazi. Anni fa la vicenda – un vero scandalo della politica locale – venne seguita dalla guardia di finanza che nell’ottobre 2024 è sfociata in 14 misure cautelari di varia natura emesse dai gip dei tribunali di Marsala e Trapani su richiesta della procura europea e della procura lilybetana. Secondo l’accusa, tra il 2021 e il 2022, quindi uno-due anni dopo la loro elezione, i referenti del movimento politico Via che faceva capo all’ex senatore Nino Papania, poi arrestato, che gestivano alcuni enti di formazione professionale, avrebbero assicurato – o promesso – posti di lavoro a parenti dei consiglieri comunali coinvolti, in cambio del sostegno al movimento di Papania. Tra gli enti, anche il Centro siciliano per la formazione professionale. A distanza di anni, quella vicenda resta una delle pagine giudiziarie più rilevanti per la politica trapanese recente, simbolo di un sistema che – secondo l’accusa – avrebbe piegato fondi destinati alla formazione e al sociale a logiche di consenso e potere. Resta fermo il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.