Bufera a Marsala, il litorale dello Stagnone è un disastro. Le immagini

Claudia Marchetti

Bufera a Marsala, il litorale dello Stagnone è un disastro. Le immagini

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giovedì 29 Gennaio 2026 - 16:53

Il litorale di Marsala dopo le forti mareggiate della scorsa notte e fino alle 7 del mattino, è stato duramente messo in ginocchio. Dalla zone della Marinella, ovvero quella adiacente all’ex Caserma dell’Aeronautica fino a tutta la Riserva dello Stagnone, ci sono pozzanghere d’acqua che non defluisce in molti punti, come nel bivio tra la SP 21 e la litoranea, e detriti, con il mare che è letteralmente entrato in strada. Ed ha portato con sè quello che l’uomo – in maniera ignobile – lascia alla natura: rifiuti su rifiuti. Camminare lungo la Riserva dello Stagnone, oggi, dopo la mareggiata e il forte vento, significa ‘ammirare’ con sdegno detriti, rifiuti, plastica, vetro, semplicemente uno scempio. Le auto devono passarci sopra, come accade nella spiaggetta di fronte Villa Genna – completamente distrutta la palizzata in legno finita nell’arenile – e nel bivio con la strada di contrada Spagnola, quella che porta al Baglio Cudia. L’acqua marina e la sabbia poi ha completato l’opera, depositandosi nella pista ciclabile.

Quello che è ancora più sconcertante è che in questo momento – ma per il vero sempre – il litorale dello Stagnone sembra terra di nessuno: non c’è traccia di Vigili del Fuoco intervenuti, di Vigili urbani arrivati a transennare la strada, di una squadra della Provincia che arrivi con la pala meccanica – perchè quella ci vuole – a togliere legna, detriti, spazzatura, cestini della spazzatura volanti. Nessuno. Non ne è esente il Comune che dovrebbe sollecitare le Autorità istituzionali e militari competenti ad intervenire.

Una situazione che non può essere archiviata come semplice emergenza momentanea, ma che chiama in causa responsabilità precise. Il rischio è che, passata l’ondata di maltempo, restino solo i danni e l’amarezza di un territorio abbandonato a sé stesso. Lo Stagnone non può continuare a essere trattato come una periferia senza voce: servono interventi immediati, coordinamento tra enti e soprattutto una presenza concreta dello Stato. Prima che l’incuria diventi la vera emergenza.

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