Da ormai parecchi anni il porto di Mazara del Vallo convive con un grave deficit infrastrutturale e operativo che continua a pesare sulle prospettive economiche e sociali della città. A lanciare un duro allarme, a tal proposito, è l’Istituto di Ricerca e Sviluppo “Il Duemila”, guidato dall’avvocato Nicolò Vella, che parla senza mezzi termini di una situazione che rischia di trasformarsi in un vero e proprio disastro socio-economico e culturale per l’intero territorio. Il problema più urgente riguarderebbe il mancato dragaggio dei fondali portuali, intervento considerato fondamentale per garantire la piena operatività dell’infrastruttura marittima. Senza un dragaggio efficace, infatti, il porto non solo non è in grado di accogliere navi di medio e grande tonnellaggio, ma penalizza anche il traffico commerciale, la pesca, la stessa cantieristica e il turismo nautico. Secondo l’analisi effettuata dall’Istituto, questa inerzia ha compromesso negli anni il lavoro, l’imprenditorialità e le prospettive di sviluppo legate alle attività marittime, con ricadute negative sull’intero settore e sul tessuto economico locale.
Quella che per molti è diventata una “palla al piede”, secondo “Il Duemila”, è stata affrontata finora con approcci giudicati, senza mezzi termini, “episodici o privi di visione strategica”, tra silenzi istituzionali e mancate risposte concrete. Per questo motivo l’Istituto invita a rompere quella che definisce “inerzia e ipocrisia” e propone un incontro istituzionale urgente che veda coinvolti il Presidente della Regione Siciliana, l’Autorità di Sistema Portuale della Sicilia Occidentale e la Capitaneria di Porto di Mazara del Vallo. Secondo la proposta, l’obiettivo sarebbe definire una chiara programmazione degli interventi, l’individuazione delle risorse finanziarie necessarie e il reale avvio dei lavori. Tra le opere considerate prioritarie dall’Istituto vi è in primis il dragaggio dei fondali, per aumentare la profondità operativa delle banchine; poi servirebbe l’ammodernamento dei servizi di banchina, per renderli compatibili con le esigenze di un porto moderno; infine, l’Istituto ritiene fondamentale anche la creazione di un’area ferroviaria operativa nel bacino portuale, in particolare lungo il canale che collega l’Avanporto a Trasmazaro.
Questi interventi, sottolinea “Il Duemila”, potrebbero essere portati avanti con risorse regionali e con i fondi del PNRR, in particolare con la quarta tranche di finanziamenti destinati all’Italia. Una programmazione chiara e condivisa permetterebbe non solo di rilanciare l’economia marittima, ma anche di ripensare l’intero porto come infrastruttura strategica per lo sviluppo turistico e commerciale di una città che ha sempre avuto nelle attività marittime il settore trainante dell’economia locale. Non si parla solo di infrastrutture: il porto di Mazara del Vallo è da sempre uno dei motori storici dell’economia locale, sede di cantieri navali, base peschereccia d’altura nel Mediterraneo e punto di riferimento per attività collegate all’approvvigionamento marittimo.
La richiesta de “Il Duemila”, così, riapre anche un dibattito più ampio sull’importanza di dotare la città di infrastrutture moderne, capaci di competere non solo nella dimensione regionale ma anche internazionale. Per alcune categorie produttive, come la Confederazione Italiana Federazione Autonoma (CIFA) di Trapani, la questione del dragaggio è stata posta più volte anche in sede regionale, evidenziando come la mancanza di interventi strutturali metta in ginocchio non solo il comparto peschereccio, ma anche cantieristica e turismo nautico, proponendo l’adesione all’Autorità di Sistema Portuale più ampia per garantire una gestione efficace e sostenibile. L’appello dell’Istituto, insomma, è abbastanza chiaro: non si può più rimandare una decisione strategica che ha ricadute su lavoro, economia e futuro della città. La domanda, allora, non è più se il dragaggio sia necessario – su questo non ci sono dubbi – ma perché, dopo tanti anni, non si sia ancora riusciti a trasformare una priorità condivisa in un cantiere reale. Finché questa domanda resterà senza risposta, il porto di Mazara del Vallo continuerà a rappresentare non una risorsa, ma una occasione mancata.