Il senso delle mafie per la guerra

Vincenzo Figlioli

Punto Itaca

Il senso delle mafie per la guerra

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martedì 22 Marzo 2022 - 07:00

Rinnovare la memoria delle vittime di mafia è un dovere. Anche ieri, intorno all’impegno di Libera e del suo fondatore don Luigi Ciotti, l’Italia è tornata ad omaggiare le 1055 vittime della ferocia criminale. Donne e uomini uccisi a causa del loro impegno a favore della giustizia o della verità. Ma anche semplici danni collaterali, nell’ambito di una lunga guerra permanente che le mafie combattono dalla fine dell’Ottocento, per affermare i propri mutevoli interessi.

Proprio per questo, in Sicilia, movimento antimafia e pacifismo si sono spesso trovati a camminare insieme, fino a trovare nella grande manifestazione contro l’installazione dei missili nucleari a Comiso, una delle immagini più iconiche. Di quella grande mobilitazione ricorre quest’anno il 40° anniversario, così come dell’omicidio di quel Pio La Torre che ne fu tra i principali promotori: da allora tante cose sono cambiate, sia nella lotta alla mafia che nella geopolitica mondiale.

Eppure, le cronache di queste settimane sembrano averci riportato a uno scenario da “guerra fredda”, in cui la minaccia nucleare torna a turbare i nostri sogni, già funestati dalle terribili immagini provenienti dall’Ucraina sotto assedio. In mezzo a tutto ciò, chi conosce un po’ le dinamiche criminali, ha già cominciato a chiedersi come si stanno muovendo le mafie, tradizionalmente pronte ad approfittare di ogni crisi per alimentare i propri affari.

Se già la pandemia è stata un’opportunità per tuffarsi a capofitto nel mercato dei dispositivi di protezione o dei laboratori d’analisi, la guerra in corso da quasi un mese tra Russia e Ucraina ha aperto altri scenari.

Le mafie, notoriamente, possono contare su canali alternativi, attraverso cui possono trasferire armi e munizioni (ma anche tanto altro) in cambio di cospicui profitti. Agendo come gli scommettitori o i rialzisti in borsa, i boss sono soliti fare scorte nei momenti più critici, in modo da presentarsi al momento opportuno come interlocutori in grado di garantire soluzioni rapide ai soggetti interessati, un po’ come quel Mr Wolf di Pulp Fiction, che arriva e risolve i problemi. La Russia subisce l’embargo occidentale? Ecco le cosche pronte a trattare forniture con i “cugini” della mafia russa. Servono armi per sostenere la resistenza ucraina? Come già ai tempi dello Sbarco degli Alleati in Sicilia, la trattativa permanente tra alcuni settori delle istituzioni e le organizzazioni criminali potrebbe rinnovarsi ancora una volta, naturalmente nel nome del “supremo interesse nazionale”. L’Europa si ritrova senza risorse energetiche? Per contenere l’emergenza basta un cenno: difficilmente faranno mancare la propria disponibilità i vari prestanome che, in questo settore, hanno ripulito per conto dei boss fiumi di banconote sporche di sangue.

Le guerre sono quanto di peggio possa esistere: in primis per i loro effetti diretti sulle comunità che le subiscono, ma anche per l’insieme di conseguenze che scatenano nel medio periodo. Ragionare anche su questi aspetti costituisce il modo più onesto per ricordare quelle donne, quegli uomini e quei bambini che doverosamente omaggiamo il 21 marzo di ogni anno, vittime di un’altra guerra non ancora conclusa e di tante verità negate.

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