I consenzienti ci guardano

Claudia Marchetti

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I consenzienti ci guardano

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giovedì 17 Febbraio 2022 - 07:30

Piergiorgio Welby, Dj Fabo, Giovanni Nuvoli, Eluana (e Peppino) Englaro, Lucio Magri, Paolo Ravasin, Walter Piludu, Dino Bettamin, Luca Coscioni, sono chissà dove a guardare. Ad osservare anni ed anni di battaglie che ancora una volta vanno in fumo.

In Italia i temi che toccano la sfera etica sono muri invalicabili, e laddove siano sormontabili, risentono comunque lungamente di grandi retaggi e forti contrasti principalmente tra Stato e Chiesa, nonostante la revisione, seppur limitata, del concordato relativo ai Patti Lateranensi. E’ di due giorni fa, la pronuncia della Corte Costituzionale che ha giudicato inammissibile il referendum sull’eutanasia attiva che tanti italiani hanno firmato. Anche a Marsala la scorsa estate si sono tenuti appositi banchetti in Piazza.

L’Associazione “Coscioni” ha raccolto 1,2 milioni di firme per dire sì all’eutanasia legale e assistita. Al momento si sa solo che la Suprema Corte ha ritenuto inammissibile il quesito referendario perché, a seguito dell’abrogazione ancora parziale della norma sull’omicidio del consenziente, non sarebbe preservata la tutela minima costituzionalmente necessaria della vita umana, soprattutto quella delle persone deboli e vulnerabili.

La motivazione addotta dalla Corte Costituzionale, seppure ancora incompleta, rende però molto perplessi. In realtà chi si trova nella condizione di chiedere l’eutanasia si trova immancabilmente in una posizione di vulnerabilità. Non ci sono persone più o meno deboli, c’è tanta sofferenza nella condizione di estremo dolore, semmai ci sono individui come Dj Fabo o Welby che avevano le facoltà intellettive per accorgersi della loro condizione e individui come la Englaro che vivevano completamente e scientificamente in una condizione vegetativa.

Nella maggior parte dei casi citati all’inizio, gli stessi ‘consenzienti’ o i loro familiari hanno richiesto alle autorità giudiziarie nazionali e sovranazionali, e persino al Presidente della Repubblica, di porre fine all’accanimento terapeutico, senza non poche polemiche. E in gran parte, attraversando dure sfide processuali che hanno coinvolto anche medici e “assistenti” all’eutanasia – che hanno rischiato condanne e cercare – Tribunali e Cassazione si sono pronunciati a favore della ferma richiesta di porre fine alle cure e all’alimentazione forzata. Altri non hanno ottenuto la stessa sorte, ed altri ancora hanno fatto ricorso al suicidio assistito in Svizzera.

Oggi invece, un nuovo passo indietro, quando gli italiani avevano fatto sforzi enormi per “metterci la faccia”, o meglio la firma. “E’ una brutta notizia per coloro che subiscono e dovranno subire ancora più a lungo sofferenze insopportabili contro la loro volontà. Credo sia ancora di più una brutta notizia per la democrazia del nostro Paese”, ha affermato Marco Cappato, che da anni rincorre il diritto dei pazienti di porre fine, in casi gravissimi e in extrema ratio, alla loro vita. “C’era un tempo per i miracoli della fede. C’è un tempo per i miracoli della scienza”, diceva Luca Coscioni. Siamo ancora, purtroppo, al primo step e non c’è da stare allegri.

[ claudia marchetti ]

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