Beni confiscati e occasioni perdute: il Consorzio trapanese per la legalità “è un contenitore vuoto”

Vincenzo Figlioli

Beni confiscati e occasioni perdute: il Consorzio trapanese per la legalità “è un contenitore vuoto”

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giovedì 18 Febbraio 2021 - 07:15

Undici Comuni aderenti ed un solo bene affidato nell’arco di 16 anni. Numeri che raccontano, nella provincia di Matteo Messina Denaro, le difficoltà enormi che il Consorzio trapanese per la legalità e lo sviluppo ha incontrato per rendere la sua istituzione un effettivo strumento di supporto all’economia del territorio rispetto al riutilizzo dei beni confiscati alla mafia.

Attualmente, in provincia di Trapani gli immobili confiscati alla criminalità organizzata sono 592. Di questi, 543 risultano assegnati ai Comuni del territorio, con percentuale di riutilizzo molto bassa. “La criticità – ha spiegato il prefetto Tommaso Ricciardi – è riconducibile al fatto che spesso e volentieri questi beni necessitano di ingenti interventi di manutenzione o di adeguamento e questo comporta che la ciclica proposizione di bandi vada deserta. Poi non si può non fare rilevare come spesso i comuni non dispongano di adeguate risorse finanziarie da destinare al ripristino e alla valorizzazione di questi beni confiscati”.

Il Consorzio per la legalità e lo sviluppo (a cui hanno aderito le amministrazioni di Alcamo, Calatafimi-Segesta, Campobello di Mazara, Castellammare del Golfo, Castelvetrano-Selinunte, Marsala, Mazara del Vallo, Paceco, Partanna, Salemi e Vita) è nato proprio con l’obiettivo primario di sostenere i Comuni aderenti nella gestione dei beni confiscati alla mafia con provvedimento dell’autorità giudiziaria ed assegnati dalla Prefettura, con lo scopo – si legge nel sito istituzionale del Consorzio – di “superare le difficoltà finanziarie ed organizzative che potrebbero impedire a detti enti locali l’esercizio efficace ed economico di tali attività”.

Tuttavia, come ha spiegato l’ex direttore dell’ente Antonella Marascia, nel corso dell’audizione resa alla Commissione Regionale Antimafia, l’unico bene finora assegnato al Consorzio è proprio… la sede del Consorzio (al secondo piano di un piccolo stabile di Castelvetrano, in via Fra’ Serafino Mannone), che quanto meno ha consentito di risparmiare sulle spese d’affitto. Per il resto, i Comuni aderenti hanno preferito mantenere all’interno proprio patrimonio immobiliare i beni sequestrati e confiscati a Cosa Nostra, nonostante l’incapacità dimostrata nel favorirne un adeguato e auspicato processo di riutilizzo ai fini sociali. Tutto ciò, pregiudicando l’attuazione completa dello spirito originario della legge Rognoni-La Torre, che aveva scommesso non solo sulla sottrazione alle mafie dei patrimoni criminali, ma anche e soprattutto sulla loro rigenerazione, a sostegno di nuovi presidi di legalità o di iniziative imprenditoriali, culturali o sportive a supporto della vita economica e sociale dei territori di riferimento.

Particolarmente singolare, in tal senso, è la condizione del Comune di Castelvetrano, che alla luce delle numerose operazioni antimafia che hanno colpito la rete degli imprenditori legati a Messina Denaro, rappresenta il territorio con il maggior numero di beni confiscati alla mafia. Peraltro, com’è noto, il Comune di Castelvetrano si trova in stato di dissesto finanziario, tanto da non poter pagare le proprie quote al Consorzio trapanese per la legalità e lo sviluppo. Per estinguere il debito, logica vorrebbe che si considerasse la cessione all’ente di qualche altro immobile o terreno confiscato. Ma, come dichiarato dall’ex dirigente Marascia al presidente della Commissione Antimafia Claudio Fava, dall’amministrazione castelvetranese non è arrivata alcuna risposta positiva di fronte alle sollecitazioni del Consorzio, con il risultato che l’assemblea dei soci ha dovuto pagare le quote consortili in sostituzione del Comune di Castelvetrano.

Merita di essere letto, lo scambio di battute tra Fava e la Marascia sull’argomento:

FAVA: Ci aiuti a capire, dottoressa Marascia, se il comune di Castelvetrano, che ha la maggior parte dei beni della provincia di Trapani, si trova in condizione di dissesto finanziario al punto che si è dovuto far prestare la quota per aderire al Consorzio, per quale ragione non conferisce questi beni al Consorzio?

MARASCIA: Guardi, Presidente, io sono molto contenta di questa audizione… sarà mia cura, domani mattina in chat, sollecitare i sindaci a trovare un punto di incontro perché altrimenti non ha senso.

FAVA: Sono d’accordo con lei. Ma continuo a non capire: se lei dice al sindaco di Castelvetrano di conferire al Consorzio una parte di questi beni, viste le condizioni finanziarie in cui si trova il comune, perché le risponde di no? Con quali ragioni, argomentazioni?

MARASCIA, responsabile Consorzio trapanese per la legalità e lo sviluppo. Non credo che risponderà… dobbiamo sederci attorno ad un tavolo anche virtuale…

Dall’audizione della dottoressa Marascia, emerge anche una limitata interazione tra il Consorzio e la prefettura di Trapani: “Noi abbiamo, all’interno del CdA un componente del Consiglio di amministrazione nominato dal Prefetto, ma fino ad oggi non ho visto nessuna interazione tra noi e la Prefettura… Come direttore non sono mai stata convocata, diciamo che ci sentiamo col Prefetto, ci conosciamo…”.

L’audizione del prefetto Riccardi sgombra ogni dubbio sull’attività dell’ente consortile. Davanti al presidente Fava, il rappresentante del governo sul territorio trapanese afferma con riferimento al Consorzio per lo Sviluppo e la Legalità: “è un contenitore vuoto”.

FAVA: Come mai?

RICCIARDI: Presidente, come mai purtroppo me lo chiedo pure io, perché ho ricevuto anche lamentele da parte dei sindaci che fanno parte di questo Consorzio e anche loro non riescono a capire bene come mai questo Consorzio non operi nel pieno vigore degli scopi per il quale è stato costituito.

FAVA: In realtà sono i Comuni che dovrebbero assegnare i beni al Consorzio.

RICCIARDI: I Comuni dovrebbero assegnare i beni al Consorzio, però, il Consorzio in sé poi non solo non li riceve, ma non fa niente per alimentare questa consegna da parte dei Comuni. Evidentemente c’è un’inattività sia da parte dei Comuni che da parte del Consorzio.

Insomma, tra difficoltà di comunicazione tra istituzioni, lentezze burocratiche e mancanza di visione di alcuni amministratori, la storia del Consorzio per la legalità e lo sviluppo, almeno in provincia di Trapani, rappresenta un ulteriore capitolo di un lungo elenco di occasioni mancate dallo Stato per vincere nei fatti, oltre che nelle intenzioni, la delicata sfida contro le organizzazioni mafiose.

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