Processo Perricone, iniziato l’esame della difesa dell’ex vicesindaco di Alcamo

Linda Ferrara

Processo Perricone, iniziato l’esame della difesa dell’ex vicesindaco di Alcamo

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martedì 15 Settembre 2020 - 19:10
Processo Perricone, iniziato l’esame della difesa dell’ex vicesindaco di Alcamo

La galassia di società, secondo l’accusa amministrate occultamente dal politico alcamese, è stato il tema centrale affrontato dall’avvocato Giuseppe Benenati.

È ripreso ieri mattina, a Trapani, il processo a carico dell’ex vicesindaco di Alcamo, Pasquale Perricone, e altri tre soggetti, Girolama Maria Lucia Perricone (detta Mary), Marianna Cottone ed Emanuele Asta, scaturito dall’inchiesta “Affari sporchi” del 2016. I reati contestati dalla Procura trapanese agli imputati sono: associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta, truffa ai danni dello Stato e della UE, corruzione.

Dopo l’esame del sostituto procuratore, la dottoressa Rossana Penna, è toccato alla difesa porre le domande allo storico esponente del PSI alcamese. In particolare, la galassia di società, secondo l’accusa amministrate occultamente dal politico alcamese, è stato il tema centrale affrontato dall’avvocato Giuseppe Benenati. Prima dell’esame condotto dal suo difensore, costituito da una lunga lista di domande, Perricone ha dichiarato di avere affidato ad un consulente la perizia di una ventina di trascrizioni delle intercettazioni predisposte dalla magistratura trapanese, il quale avrebbe riscontrato degli errori. Detta perizia verrà prodotta come memoria difensiva. Il pubblico ministero ha sollevato l’opposizione in merito, ma è stata respinta dal presidente del collegio dei giudici, il dottore Enzo Agate.

L’accusa di associazione a delinquere ha rappresentato l’incipit dell’esame del difensore del politico alcamese. Nello specifico, è stata trattata la costituzione della Imex Italia, l’unica della miriade di società finite sotto la lente di ingrandimento degli investigatori nella quale Pasquale Perricone avrebbe ricoperto palesemente l’incarico di amministratore. Come ha ricordato lo storico esponente del PSI alcamese, la società è stata fondata nel 2000 e si è occupata principalmente di commercio con l’estero. Una prima operazione effettuata dalla Imex è stata quella relativa all’esportazione nel settore dell’abbigliamento verso Cuba. In quel periodo, Pasquale Perricone era ancora socio della Cea e per tale motivo avrebbe condiviso detto progetto con altri membri. Domenico Parisi (considerato dalla Procura una delle “teste di legno” del politico alcamese) avrebbe così preso una quota del 5% della Imex. Nel 2002, invece, l’ex vicesindaco ha costituito, assieme ad altre ditte alcamesi, un consorzio denominato Alcaexport, di cui era amministratore, che si occupava di assistere le imprese nell’esportazione. Nel 2005, quando la società Promosud (fondata da Cea e gli Emmolo), operante nel settore dei lavori pubblici, è stata messa in liquidazione, Perricone ha utilizzato il nome della menzionata società per costituirne un’altra, ma nel campo della formazione professionale, e in cui, inizialmente, ha ricoperto la carica di presidente (in seguito rivestirà altri ruoli). Fino al 2006, ha precisato l’ex vicesindaco di Alcamo, non vi sarebbe stato nulla da decidere all’interno della società. Le cose sono cambiate nel 2007, nel momento in cui si è instaurata una collaborazione con l’Università di Palermo per la realizzazione di due master in economia aziendale, da cui, secondo quanto riportato dal Perricone, non sarebbero stati tratti dei ricavi. Per ottenere, poi, l’accreditamento fisico, indispensabile per rientrare nei finanziamenti regionali del Pon 2017-2013, la Promosud avrebbe avuto bisogno di una sede per lo svolgimento delle lezioni. Perciò, da via del Carroccio ad Alcamo, è stata trasferita al primo piano dell’edifico di proprietà della Cea, in via Goldoni n°6, mediante un contratto d’affitto stipulato nel 2009. Per l’accusa, invece, la data di questo trasferimento nei locali di proprietà della Cea deve farsi risalire al 2007, come riportato in un documento dall’Agenzia delle entrate, anno in cui venne tra l’altro affidato l’appalto dei lavori del porto di Castellammare del Golfo. Ricordiamo che dal sequestro del cantiere (2010), da parte delle fiamme gialle, trae origine l’inchiesta della magistratura trapanese. Perricone, rispondendo alle domande del suo legale, ha affermato di non avere mai avuto un ufficio al primo piano dello stabile Cea, perché destinato alle aule, ed ha ribadito che le entrate delle sedi delle due società, Promosud e Cea, erano diverse: la prima, si trovava in via Goldoni, la seconda in una strada laterale. Successivamente, è stato analizzato il contesto in cui sono sorte altre due società, le quali, secondo l’accusa, sarebbero riconducibili all’ex vicesindaco: Paidos e Work in Progress. Nel 2008, infatti, quando l’Aimeri, società che aveva vinto l’appalto in provincia di Trapani per la raccolta differenziata, si è trovata in ritardo per la distribuzione dei cassonetti, sarebbe stata proposta alla Promosud una collaborazione di un paio di mesi dalla società Spazio libero di Palermo per aiutarla a svolgere suddetta attività. Dopo, ha spiegato Perricone, la collaborazione sarebbe stata estesa all’attività di pulizia e di portineria notturna. Subentrando nel contatto, però, la Promosud sarebbe diventata creditrice di circa 200 mila euro. Per tale ragione sarebbe stata mobilitata la cugina, Mary Perricone, amministratrice della Magara srl, società che, tuttavia, si occupava solo di assistenza legale per il recupero crediti. Sarebbe stata, comunque, sempre la Perricone a mettere in contatto la Promosud con la Demofin, una società che sarebbe riuscita a smobilitare suddetti crediti. Nel 2012, la Promosud e le altre società avrebbero avuto bisogno di altri locali, perché in quelli in via Ferro veniva espletata anche l’attività politica di Pasquale Perricone e, quindi, erano diventati troppo piccoli per ospitare tante società. La Promosud, dunque, nell’estate del 2013 è stata trasferita anche nei locali inferiori l’edifico in via Goldoni. In quel momento, la Cea si trovava in liquidazione coatta amministrativa. Ad interloquire con il commissario liquidatore, il dottore Pasquale Russo (imputato in un procedimento parallelo) sarebbe stata la cugina Mary Perricone ( la quale in quel momento collaborava con lo stesso), perché, secondo il racconto dell’ex vicesindaco, i rapporti tra i due sarebbero stati freddi. Inoltre, alcuni lavori urgenti effettuati da Promosud non sarebbero mai stati pagati. Dopo, Pasquale Perricone ha raccontato la vicenda del COIMP, il consorzio stabile di imprese che gli sarebbe stato suggerito dal dottore Giuseppe Anzalone della Soatech per partecipare ad appalti pubblici. Dunque, è sorto il problema di chi doveva amministrare le imprese e, quindi, si è optato per affidare il compito alla cugina Mary Perricone. Una persona che non aveva dei collegamenti diretti con le imprese. Da questo momento, ha dichiarato Perricone, la presenza della cugina negli uffici Promosud è diventata frequente, fino all’utilizzo di una stanza ad hoc all’interno dell’edificio in via Goldoni. Per la magistratura, scopo della costituzione del consorzio COIMP, sarebbe stato quello di ottenere il sub appalto dei lavori per il rifacimento della galleria di Segesta lungo l’autostrada A19 Palermo-Trapani e di dissimulare la presenza di Pasquale Perricone nella società Imex Italia Srl. La Imex sarebbe stata l’unica società, tra l’altro, a fare degli utili.

Di seguito un passaggio di un’intercettazione ambientale dell’agosto 2014

PERRICONE: ma dimmi una cosa Francesca( consulente fiscale ndr): “una” ti volevo dire questa cosa: “una fusione per incorporazione implica penso la cancellazione della società incorporata, giusto?”

CRUCIATA: sì!

COTTONE: incorporarla in una delle cooperative…

PERRICONE: IMEX mi dà troppe apprensioni

COTTONE: perché è srl?

PERRICONE: perché è srl, perché fa import ed export, perché lavora in regime di esenzione di iva, perché ha che fare con le dogane, perché… E siccome qua, come dire, non siamo molto organizzati… Ti trovi l’ufficio delle dogane… Per cui io in qualche modo vorrei chiudere questa pagina di Imex e cominciare daccapo…L’IMEX ha una problematica e dobbiamo vedere di trovare un sistema… Io non so come cazzo fare…IMEX purtroppo che fa: “di fatto foraggia pure la scopa… Formalmente però ha pochi costi e troppo utile contabile…

Si è passati poi a trattare altre società, tra cui l’Alimpex, che non apparterebbe alla galassia riconducibile a Perricone, come da lui precisato, ma si tratterebbe di una società statale cubana e semplicemente cliente di Imex. Dopo, è stata analizzata la Ambiente e servizi, fondata dai soggetti che avevano costituito la Paidos e Work in Progress. Altra società scandagliata nel corso dell’esame è stata la Dafne consulting, di origine palermitana, assorbita da Paidos, Work in Progress e Promosud, di cui è divenuta amministratrice Vitalba Palmeri (coinvolta nell’indagine e teste nel processo). La società avrebbe tentato di attivarsi nel campo dei corsi di apprendistato. È stata messa in liquidazione tra il 2015 e il 2016. Proprio i rapporti con i più stretti collaboratori dell’ex vicesindaco sono stati oggetto di una seconda parte dell’esame. In particolare, Perricone ha raccontato di avere conosciuto la Palmeri sin dalla nascita, perché figlia di una cugina, e non nel 2012 come da lei affermato nel suo interrogatorio. Insieme al marito, Fabio Bardi, hanno lavorato sia per Imex che per la Espet. Anche quest’ultima, che si occupava di formazione professionale, per la Procura sarebbe riconducibile a Perricone. L’ex vicesindaco ha dichiarato di essersi sempre lamentato del disordine in cui venivano tenuti i documenti di tutte le società, che non ha negato di aver sempre coordinato, respingendo però le accuse di aver spinto le sue più strette collaboratrici a portare via la documentazione amministrativa e contabile dagli uffici in via Goldoni. Inoltre, Perricone ha escluso di avere chiesto indietro parte delle somme in busta paga dei lavoratori delle società, ma di aver talvolta prestato del denaro agli stessi, poi restituitogli. Oltre ai due coniugi, anche altri collaboratori come Francesca Cruciata e Mario Giardina (i quali hanno patteggiato la pena) hanno ammesso alcune delle accuse volte dalla magistratura al politico alcamese. Il rapporto stabilito nello specifico con la signora Cruciata, consulente fiscale dell’ex vicesindaco di Alcamo, sarà l’argomento con il quale il 28 settembre verrà ripreso l’esame della difesa. Nel corso dell’udienza, occorre evidenziare, il presidente Agate ha invitato le parti e tutti i presenti ad osservare un minuto di silenzio per commemorare il giudice Alberto Giacomelli, assassinato dalla criminalità organizzata 32 anni fa.

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