Da Casamonica a corso Calatafimi

Gaspare De Blasi

Da Casamonica a corso Calatafimi

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giovedì 22 Novembre 2018 - 06:44

In tutta questa vicenda dello sgombero delle case dei Casamonica a Roma secondo noi si impone un errore da evitare: accontentarsi delle operazioni da vetrina, dell’antimafia in versione spot. Sarebbe un errore gigantesco. Ci vuole la normalità del rispetto delle regole, sentire la presenza dello Stato quando non ci sono telecamere, caschi bianchi e riflettori. E’ quello che abbiamo pensato vedendo telecamere e colleghi (che peraltro fanno il loro mestiere e diciamo subito che ci saremmo andati anche noi) correre appresso alla polizia municipale romana, capitanata dalla sindaca Virginia Raggi. Non denunciarli ( i Casamonica e i loro sodali), è stato ed è ancora, impensabile, perché rappresentano la violenza che per troppo tempo ha fatto rima con impunità. In questo contesto di criminalità diffusa, di presenza costante, c’è un lavoro di bonifica da fare impressionante e vale un principio: quello dell’etica della bellezza. Se attorno è desolazione, assenza di servizi, inquietudine, lo Stato non avrà cittadinanza e le ville abusive prospereranno. Le abitazioni abusive a Roma come a Marsala sono decine così come ce ne sono altre confiscate alla criminalità e inutilizzate. Nella città lilybetana pensiamo all’iniziativa della “zona della legalità” che dovrebbe ( avrebbe dovuto…) sorgere, ospitando caserme delle forze dell’ordine, in una ex cantina confiscata alla mafia in pieno centro urbano, in corso Calatafimi. Si disse allora che i fondi andavano richiesti tramite un passaggio prefettizio. Ci fu una visita in pompa magna alla zona, con tanto di “Stellette” presenti e poi… poi non se ne è saputo più nulla. Dieci e lode all’idea, zero alla realizzazione. Sarebbe stato, anche qui nel profondo sud, un segnale per ripristinare i valori minimi di convivenza e rispetto delle regole. Caserme e legalità, in un possedimento sequestrato alla mafia. Roma è un territorio sommerso dal potere criminale: una città che doveva essere sciolta per mafia (invece il governo optò per sciogliere Ostia, piccolo comune della provincia della capitale). Nella spettacolarizzazione in tanti hanno voluto, come si dice, metterci il cappello, ma di certo gli ordini di demolizione possono restare e spesso restano, anche e soprattutto dalle nostre parti, nei cassetti per anni. L’impulso politico è fondamentale. Da giornalista, anche in queste note, ho raccontato scelte sbagliate, nomine errate e criticato la sindaca Virginia Raggi, ma bisogna riconoscerle i meriti di quanto accaduto e anche evidenziarli, perché ciò che è stato fatto è importante. Si tratta di un piccolo passo, ma abbattere una villa, al netto dello stile pacchiano, è un segnale. Ora assegnate, a Marsala, a Castelvetrano a Roma come ad Ostia, le case confiscate ai senza tetto. E se non hanno il colore della pelle bianco non fa nulla, forse il segnale arriverà più forte.

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