Un volume sulla storia della Chiesa Madre di Buseto Palizzolo

Audrey Vitale

Un volume sulla storia della Chiesa Madre di Buseto Palizzolo

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mercoledì 18 Luglio 2018 - 10:06
Un volume sulla storia della Chiesa Madre di Buseto Palizzolo

A ottant’anni dall’erezione della parrocchia, in occasione della festa del Beata Vergine del Monte Carmelo, è stato presentato a Buseto Palizzolo il volume “la Chiesa di Maria SS. del Carmine di Buseto Palizzolo” a cura di Giuseppe Vito Internicola.
Il volume corredato da copie anastatiche di documenti e fotografie, ricostruisce in maniera analitica la storia della Chiesa di Buseto: fondata nel 1695 ad opera di Nicolò Gervasi, personaggio di rilievo di Erice come atto individuale, Internicola si sofferma soprattutto sulla rifondazione nel 1800 opera di un’intera comunità, atto collettivo dunque, ad opera di tanti che si erano trasferiti dal Monte San Giuliano per dare vita ad un nuovo contesto con la loro operosità. “Ci fu un periodo iniziale della vicaria e cappellania in cui con un’autonoma organizzazione si cercò di ovviare alle difficoltà dovute alla dipendenza dalla Matrice di Erice dove bisognava recarsi per ricevere i sacramenti. Dopo la prima guerra mondiale maturò l’esigenza dell’istituzione di una parrocchia per la gente di Buseto e fu il vescovo Ricca nel 1937 ad istituirla, trasferendo il beneficio della parrocchia di San Giuliano di Erice che allora era chiusa al culto. Nel 1950 nasce il comune di Buseto Palizzolo. Nel 1965 il vescovo Ricceri elevò la chiesa a Chiesa Madre e nominò il parroco arciprete”.
Fra le numerose iniziative promosse dalla parrocchia l’ideazione e promozione della Via Crucis con Quadri Viventi la domenica delle palme a cura della Confraternita del Crocifisso fondata nel 1864 e riconosciuta dal vescovo di Trapani nel 2006 e la rivitalizzazione della devozione alla Madonna del Carmine, eletta come patrona del comune.
A Buseto Palizzolo la solennità liturgica della Madonna del Carmelo del 16 luglio, è vissuta infatti con senso religioso ed iniziative devozionali.
La vigilia, poco prima della Messa, con una cerimonia semplice ma solenne compiuta dal Sindaco, si rinnova l’atto del dono delle chiavi civiche, e dell’affidamento del Comune alla Santa Patrona.
Il sedici mattina, le campane suonano a festa ripetutamente, e tutte le autorità del Comune in corteo raggiungono la Chiesa Madre.
Il Sindaco fa dono dell’olio di oliva, che benedetto dal Vescovo ( ieri era presente il vicario generale don Alessandro Damiano), alimenterà la lampada votiva che arde tutto l’anno davanti l’immagine della Madonna.
Sul tardi, in attesa della mezzanotte, quindi del giorno della festa, protagonista diviene la “Luminaria”, una macchina processionale alta diversi metri, sfavillante, dove più di centotrenta ceri accesi sono un chiaro riferimento alla Luce di Cristo.
Il percorso, diverso da quello della processione serale che si tiene la notte prima, è per un lungo tratto una trazzera, tra uliveti, vigneti e campi dove da poco si è mietuto il grano, sullo sfondo di un immenso e bellissimo paesaggio, che va da Monte Cofano a Monte Sparacio. La Chiesa di Pianoneve che guarda sul Monte Luziano con una magnifica vista sulle Isole Egadi, dal momento dell’arrivo della Madonna, diviene luogo di preghiera.
La sera la processione si snoda su un percorso suggestivo, dall’alto del colle di Pianoneve verso la Chiesa Madre. Rientrata l’immagine della Madonna in Chiesa, viene solennemente posta sul suo altare.

“E’ importante essere consapevoli della storia e non relegarla nel dimenticatoio – ha affermato il parroco della Chiesa Madre don Giovanni D’Angelo – da qui l’iniziativa di una valida risposta attraverso lo studio e il lavoro sulla storia della nostra Chiesa del prof. Internicola che ha concepito la sua ricerca offrendo il tessuto di una storia che coniuga la testimonianza documentale con la vitalità della comunità. Nella storia della Chiesa madre si delinea così la fede di un popolo e l’avvicendarsi di uomini e donne spinti veramente da autentico senso religioso e portatori di attese cariche di speranza”.

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