Il rendering dei due progetti per Catania e PalermoTermovalorizzatori di Catania e Palermo - rendering...
In Sicilia, non è una novità, certe cose importanti accadono spesso sotto Ferragosto. A pensarlo, per ultime, sono le associazioni ambientaliste che negli ultimi mesi stanno facendo i conti con i documenti progettuali dei termovalorizzatori che il governo Schifani vuole realizzare a Palermo e Catania.
Gli impianti, per la cui costruzione sono stati messi sul piatto 800 milioni di fondi pubblici, come era ampiamente annunciato hanno trovato l’opposizione della parte di società civile che contesta la decisione di investire somme così elevate per intervenire a valle del processo di gestione dei rifiuti, anziché puntare con più convinzione a migliorare le fasi precedenti, quelle di recupero della materia.
Dal canto proprio, il governo dall’inizio del suo insediamento ha dichiarato di voler voltare pagina, archiviando lo smaltimento in discarica.
L’ultima polemica ha però a che fare con l’indizione di due audizioni.
Erano in programma per oggi ma sono state disertate dalle associazioni, che hanno denunciato il poco tempo concesso per esaminare i documenti che le società affidatarie del servizio di progettazione hanno prodotto come integrazione ai precedenti fascicoli. Relazioni utili a superare i rilievi formulati dalla commissione tecnica-specialistica deputata a valutare gli impatti ambientali che avranno i termovalorizzatori, ma che sono stati caricati sulla piattaforma di consultazione soltanto il 10 agosto.
Da quel momento chiunque avesse voluto esaminarli ed esprimersi sui contenuti avrebbe avuto 15 giorni.
Missione impossibile
“Un termine di 15 giorni a cavallo di ferragosto, per esaminare quasi duecento elaborati su due termovalorizzatori da 300mila tonnellate annue cadauno, svuota di ogni utilità l’istituto partecipativo, riducendolo a un illegittimo simulacro burocratico”. Si legge questo in una nota inviata alla Regione dagli ambientalisti. Data la mole del carteggio – 184 nuovi elaborati – le associazioni avevano chiesto una proroga. Da Palermo è arrivato però un fermo no, con la motivazione che le norme in vigore parlano chiaro.
“Se è vero che il legislatore ha introdotto il dimezzamento automatico dei termini per le integrazioni istruttorie, è altrettanto vero che tale semplificazione procedurale presuppone che l’entità dei documenti da analizzare sia proporzionata a un lasso di tempo così esiguo”, prosegue la nota. Per gli ambientalisti allo stato l’operato della Regione “non è espressione di legalità, ma negazione sostanziale del diritto alla partecipazione ambientale”.
Inchiesta pubblica
A prescindere dalla concessione della proroga, a tenere banco è una richiesta finora inesaudita. Riguarda l’indizione di un’inchiesta pubblica sulla faccenda termovalorizzatori. Si tratta di un istituto previsto dall’articolo 24 bis del codice dell’Ambiente, che comporta la concessione di un tempo maggiore per esaminare pratiche complesse.
“L’inchiesta pubblica – contestano gli ambientalisti – non può in alcun modo essere assimilata a una mera riunione telematica di poche ore. È un istituto partecipativo aggravato, che prevede per prassi consolidata la nomina di un presidente, l’insediamento di un comitato, tempistiche dedicate e un contraddittorio strutturato, al fine di sviscerare le complessità dell’opera. Nell’istanza per l’inchiesta pubblica da noi presentata erano stati sollevati nodi critici di inaudita gravità, impossibili da liquidare in un’audizione ordinaria”.
La questione ceneri
A meno di un cambio di volontà, la sensazione è che Schifani, nelle vesti di commissario per la valorizzazione energetica del ciclo dei rifiuti, voglia procedere per la strada tracciata. Tra i documenti che i progettisti hanno presentato a chiarimento delle osservazioni poste dalla Cts, che in diversi passaggi del proprio parere istruttorio ha ripreso le critiche fatte dagli ambientalisti, c’è quello della gestione delle ceneri derivate dal processo di combustione su cui si basano i termovalorizzatori.
Per gli ambientalisti, uno dei talloni d’Achile riguarda l’assenza di trasparenza sui siti che gestiranno le ceneri. La relazione integrativa approfondisce il tema, ma non contiene riferimenti agli impianti di destinazione. Rinviando – come già dichiarato precedentemente – al momento dell’entrata in funzione dei termovalorizzatori la loro individuazione.
“L’elenco degli impianti di destinazione finale (sia di recupero, sia di smaltimento) non è ancora disponibile in questa fase progettuale: sarà individuato in fase di esercizio, privilegiando, a parità di condizioni, gli impianti di recupero, e comunicato nel Rapporto annuale del piano di monitoraggio e controllo), unitamente alle omologhe di analisi conservate in impianto e rese disponibili alle autorità di controllo”, si legge nella relazione visionata dal Quotidiano di Sicilia.
Ciò che invece è dichiarato è che laddove possibile anche gli scarti della termovalorizzazione si proverà a recuperarli: “Il presente piano assume quale criterio generale di gestione la priorità del recupero rispetto allo smaltimento per tutte le frazioni di residuo tecnicamente ed economicamente suscettibili di recupero. In particolare, le ceneri pesanti, i prodotti sodici residui e i prodotti calcici residui sono destinati preferenzialmente a impianti di recupero autorizzati, in luogo dello smaltimento in discarica”.
Lo studio specifica che le ceneri pesanti, stimate in circa 67mila tonnellate annue per impianto, dopo essere sottoposte a processi di estrazione a bagno d’acqua e separazione magnetica dei metalli, saranno destinati a piattaforme autorizzate al loro utilizzo per produrre aggregati riciclati utilizzabili al posto dei materiali di cava.
I prodotti sodici e calcici, invece, saranno inviati a impianti capaci di processarli con la finalità di inserirli nei cicli di produzione rispettivamente delle industrie chimiche e delle costruzioni.
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