Roma, 1 apr. (askanews) – Primarie sì, primarie no, primarie solo dopo “il programma”, primarie...
Roma, 1 apr. (askanews) – Primarie sì, primarie no, primarie solo dopo “il programma”, primarie divisive meglio il “federatore”: la scelta del leader agita il “campo largo”, la vittoria al referendum fa intravedere la possibilità di un bis alle politiche e apre ufficialmente le ostilità nel centrosinistra tra i tanti pretendenti al ruolo di timoniere. La segretaria Pd Elly Schlein, candidata naturale se si applicasse il “metodo centrodestra”, deve fronteggiare quasi un accerchiamento, tra Giuseppe Conte che ormai “ha indossato di nuovo l’abito da premier”, come commenta un parlamentare democratico, e i tanti che anche nel suo partito pensano sia meglio puntare su un “federatore”, o su un “papa straniero”. L’affondo di oggi di Goffredo Bettini è di quelli che fanno scattare l’allarme: il più convinto sostenitore del “campo largo” e dell’alleanza con M5s ringrazia la segretaria per il “lavoro enorme” svolto fin qui, ma aggiunge: “La questione della premiership non va posta oggi. La mia esperienza mi dice che bisogna pensare al migliore per vincere”.
Non solo, il “Gianni Letta” di sinistra si spinge oltre: “Non abbiamo l’esigenza di un nuovo Prodi – premette – perché quell’operazione è nata in una condizione particolare. Comunque mi pare che all’epoca l’operazione fu fatta con grande generosità da D’Alema. Il partito più grande comprese che per conquistare un pezzo di elettorato bisognava fare un atto di generosità”. Certo, aggiunge, “allo stato attuale, sia Schlein che Conte hanno un legittimo sentimento di giocare una partita che li riguarda. Ma la generosità può venire strada facendo”. Bettini spesso si muove da battitore libero, ma la segretaria sa che le sue parole danno voce ad un pensiero che circola nella testa di molti nel Pd, la richiesta di “generosità” fa breccia anche all’interno della sua stessa maggioranza congressuale.
L’idea che ci possano essere nomi più efficaci per consolidare la coalizione circola e il dualismo con il leader M5s non fa che rafforzare la convinzione di chi pensa che serva un “federatore” che eviti lacerazioni. “Il problema è che Conte e Schlein non si riconoscono e non si legittimano tra di loro”, insiste Rosy Bindi, che già qualche giorno fa aveva suggerito alla Schlein di “non essere troppo assertiva” nello scartare l’idea di un “papa straniero”, ruolo per il quale – secondo molti – lei penserebbe a Pier Luigi Bersani.
Ma la segretaria democratica, assicura un ex ministro, non ha “nessuna intenzione di fare passi indietro, come pure Conte”. La Schlein, a Fanpage, dimostra di non voler raccogliere il suggerimento della Bindi: per scegliere il leader, spiega, “penso che sia giusto coinvolgere la nostra gente, anziché chiuderci nelle stanze e in un dibattito politicista”. Semmai, sottolinea, meglio capire come non deludere i tanti astenuti che sono tornati a votare per il referendum: “Non dare per scontati quei cinque milioni di elettori che hanno votato ‘no’ ma che non avevano votato alle scorse elezioni europee”.
Conte, dal canto suo, spiega che le primarie non sono l’ultimo metodo per scegliere il leader: “Sono stato l’ultimo a parlare di primarie, prima di me si erano pronunciati tutti”. Sono una risposta alla domanda di “partecipazione” emersa al referendum, ma “non sono da imporre sempre e comunque, c’è da fare un ragionamento di volta in volta. Noi abbiamo fatto tantissimi appuntamenti regionali confrontandoci con le altre forze che erano in coalizione e scegliendo molto spesso un candidato particolarmente accreditato che mette d’accordo tutti”.
Roberto Gualtieri, uno dei possibili “federatori” secondo i rumors, le primarie le sconsiglia: “Non è che demonizzo le primarie, si possono pure fare, ma io, perché sono un po un vecchio, tradizionale, sono attaccato al modello parlamentare della democrazia europea”.
Per Matteo Renzi, invece, i gazebo sono la soluzione migliore: “Se fatte bene le primarie sono una grande festa di popolo. Il rischio divisioni esiste, certo. Ma parliamoci chiaro: qual è l’alternativa? Far decidere a chi?”. Bettini poi cita anche Silvia Salis e Gaetano Manfredi come possibili leader. Una ridda di nomi e metodi per scegliere che non piace ad un parlamentare vicino alla Schlein: “Così ci facciamo male. Prima o poi qualcuno dovrà dirlo”.