Povertà in Italia dati Istat
Marsala – La povertà in Italia – dati Istat – evidenzia una situazione ancora critica: nel 2025 il 22,6% della popolazione, pari a circa 13 milioni e 265mila persone, risulta a rischio di povertà o esclusione sociale.
Il dato segna una lieve diminuzione rispetto al 23,1% del 2024, ma secondo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani (CNDDU) questo calo non rappresenta un reale miglioramento. Al contrario, nasconde una trasformazione più profonda e preoccupante del fenomeno.
povertà in Italia dati Istat: cosa cambia davvero
Analizzando nel dettaglio la povertà in Italia dai dati Istat, emerge che la quota di individui a rischio resta sostanzialmente stabile, passando dal 18,9% al 18,6%. Inoltre, diminuisce la percentuale di persone che vivono in famiglie a bassa intensità lavorativa, scesa dal 9,2% all’8,2%.
Tuttavia, cresce un indicatore particolarmente significativo: la grave deprivazione materiale e sociale, che passa dal 4,6% al 5,2%. Questo aumento indica che sempre più persone, pur lavorando, non riescono a sostenere condizioni di vita dignitose.
Si tratta quindi di una povertà diversa, meno visibile ma più radicata, che coinvolge anche chi ha un’occupazione stabile.
Le disuguaglianze tra famiglie
I dati confermano forti differenze tra le diverse tipologie familiari. Il rischio di povertà o esclusione sociale resta più contenuto tra le coppie senza figli, attestandosi intorno al 16% per quelle più giovani.
Al contrario, la situazione è più critica per:
- nuclei monogenitoriali, con un rischio del 31,6%
- famiglie con tre o più figli, al 30,6%
- persone sole, tra il 28,6% e il 29,6%
Ancora più preoccupante è il dato relativo alle famiglie con almeno un cittadino straniero, dove il rischio sale al 41,5%, in aumento rispetto all’anno precedente.
Questi numeri mostrano una società segnata da forti squilibri, in cui alcune categorie risultano decisamente più esposte.
Docenti fuorisede e nuova povertà
Nel quadro della povertà in Italia emerge con forza anche la condizione dei docenti fuorisede, una categoria spesso poco considerata ma sempre più in difficoltà.
Si tratta di lavoratori qualificati che, nonostante un impiego stabile, devono affrontare:
- affitti elevati nelle sedi di servizio
- costi di trasporto significativi
- una crescente difficoltà a mantenere un equilibrio economico
In molti casi, il reddito si avvicina alle soglie di rischio povertà, fissate sotto il 60% del reddito mediano, pari a circa 13.237 euro annui equivalenti.
Questa situazione evidenzia una contraddizione evidente: il lavoro non garantisce più sicurezza economica. I docenti, sia di ruolo che non, diventano così il simbolo di una vulnerabilità sempre più diffusa.
Impatto su scuola e società
Quando chi ha il compito di formare le nuove generazioni vive condizioni di difficoltà economica, il problema non è più solo individuale. Si tratta di una questione sistemica che coinvolge l’intero sistema educativo.
La qualità dell’istruzione, infatti, è strettamente legata alla serenità e alla dignità professionale dei docenti. Senza queste condizioni, diventa più difficile garantire un sistema equo e inclusivo.
Secondo il CNDDU, ignorare questi segnali significherebbe compromettere non solo la coesione sociale, ma anche il rispetto dei diritti umani e la stabilità del sistema scolastico.
Una realtà oltre i numeri
La lettura complessiva della povertà in Italia mostra quindi una realtà più complessa rispetto a quanto possa suggerire la semplice riduzione percentuale.
Dietro un apparente miglioramento si nascondono nuove forme di disagio, più silenziose ma altrettanto incisive. La crescita della deprivazione materiale indica che il problema non è solo l’accesso al lavoro, ma la qualità del reddito e della vita.
Il quadro delineato richiama l’urgenza di politiche più incisive e mirate, capaci di affrontare le nuove forme di povertà che stanno emergendo nella società italiana.
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