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Mobilitazione a Sigonella, appello contro l’uso della Sicilia per la guerra in Iran

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venerdì 03 aprile 2026 - 15:46

Mobilitazione a Sigonella

Palermo Una mobilitazione davanti alla base di Sigonella per chiedere trasparenza su quanto avviene nello scalo militare del Catanese e per ribadire un netto no all’utilizzo della Sicilia come base logistica per la guerra in Iran. È questo il senso dell’iniziativa annunciata per sabato 11 aprile alle ore 10, promossa da un ampio schieramento di associazioni, sindacati, reti civiche e partiti.

L’iniziativa, annunciata attraverso un comunicato stampa diffuso dall’Ufficio stampa PD Sicilia, punta a portare l’attenzione pubblica sul ruolo delle infrastrutture presenti nell’Isola. Secondo i promotori, infatti, la Sicilia non deve essere coinvolta in operazioni di supporto a un conflitto che viene definito “scellerato e illegale”. Per questo motivo, l’appello chiede un pronunciamento chiaro e una posizione politica netta.

Mobilitazione a Sigonella contro l’uso delle basi

Nel testo diffuso alla stampa, i promotori spiegano che la richiesta non riguarda soltanto la base di Sigonella, ma più in generale tutte le infrastrutture presenti sul territorio siciliano che potrebbero essere impiegate per sostenere operazioni militari. Il nodo centrale è dunque politico, ma anche simbolico.

Secondo gli organizzatori, la Sicilia non può essere trasformata in un hub logistico di guerra. Al contrario, l’Isola viene indicata come una terra che, per storia e posizione geografica, dovrebbe rappresentare un ponte di cultura e dialogo nel Mediterraneo.

Il comunicato insiste inoltre sulla necessità di fare piena luce su ciò che sta avvenendo. Proprio per questo, il primo punto dell’appello è la richiesta di trasparenza e chiarezza. I promotori vogliono sapere quale sia l’uso concreto della base nel contesto internazionale attuale e chiedono che il tema venga affrontato senza ambiguità.

La posizione dei promotori sulla guerra in Iran

Nel comunicato, gli organizzatori sostengono che i cittadini stiano già pagando il costo economico di un conflitto giudicato ingiusto. Tuttavia, aggiungono che non intendono accettare anche il prezzo politico e morale di una trasformazione della Sicilia in piattaforma operativa al servizio della guerra.

Il passaggio più netto riguarda la critica a un eventuale diniego fondato soltanto su aspetti tecnici o su interpretazioni degli accordi stipulati molti decenni fa. I promotori, infatti, affermano di non accontentarsi di un semplice “no” legato a cavilli interpretativi su intese risalenti a oltre settant’anni fa.

Per questa ragione, l’appello si rivolge direttamente al governo Meloni, invitandolo ad allinearsi agli altri Paesi europei per impedire che cieli e mari si trasformino, come si legge nel testo, in “autostrade di morte e distruzione”. È un passaggio forte, che sintetizza il messaggio politico della mobilitazione e che punta a spingere il dibattito anche oltre i confini regionali.

Le adesioni alla mobilitazione a Sigonella

A sostenere l’iniziativa è un fronte molto ampio. Nel comunicato si parla infatti di altre adesioni in arrivo, ma già adesso l’elenco dei soggetti che hanno promosso l’appello è molto articolato e comprende realtà associative, sindacali, civiche, religiose e politiche.

Tra i firmatari figurano Acli, Anpi, Arci, Ali, Auser, Federconsumatori, Legambiente, Libera, Cgil, Art.21, Memoria e Futuro, Rete Studenti Medi, Sunia, Udu, Uisp, Legacoop, associazione Pio La Torre, Amnesty International Gruppo 72, Erripa centro studi Achille Grandi, centro studi e di cultura politica Alcide De Gasperi, Arbor Unione per gli invisibili, Associazione Antimafia e legalità, associazione Centro Koros, Oltre Frontiere, associazione di promozione sociale Difesa e Giustizia, Chiesa Cristiana Evangelica Battista, Chiesa Evangelica Valdese, Città Insieme, Cnca, cooperativa Prospettiva, Coordinamento per la democrazia costituzionale, Cope, Emergency gruppo territoriale Catania, gruppo di iniziativa territoriale di Banca Etica per il Nord Est della Sicilia, I siciliani giovani, Mani Tese Sicilia, Pax Christi, M5s, Avs e Pd.

Si tratta di una composizione molto eterogenea. Proprio per questo, il richiamo contenuto nell’appello assume un peso politico e sociale particolare. Non si tratta infatti di una singola presa di posizione, ma di una mobilitazione che prova a mettere insieme sensibilità diverse attorno a un punto comune: il rifiuto dell’uso della Sicilia come piattaforma logistica di guerra.

Nel quadro delle adesioni già annunciate compaiono, tra gli altri, anche realtà note a livello nazionale come Amnesty International, CGIL ed Emergency, a conferma della dimensione ampia dell’iniziativa.

Sigonella al centro del dibattito pubblico

La manifestazione di sabato 11 punta dunque a riportare Sigonella al centro del confronto pubblico siciliano e nazionale. Il tema non riguarda soltanto la collocazione geografica della base, ma anche il significato che le infrastrutture militari assumono dentro lo scenario internazionale.

Nel comunicato, i promotori parlano di Costituzione, di legalità e di vocazione naturale dell’Isola. Il richiamo è chiaro: la Sicilia, secondo questa lettura, non dovrebbe essere associata a una funzione di supporto bellico, ma a una prospettiva di mediazione, confronto e dialogo tra popoli.

La mobilitazione a Sigonella si inserisce quindi in un filone di iniziative che provano a coniugare il tema della pace con quello della sovranità democratica e della trasparenza istituzionale. In questo caso, però, il messaggio viene rilanciato con particolare forza perché tocca un’infrastruttura simbolica e strategica come la base del Catanese.

Il tema, inoltre, è destinato ad alimentare il confronto politico nei prossimi giorni. Da una parte c’è chi chiede chiarimenti immediati. Dall’altra, cresce la pressione per evitare che la Sicilia venga percepita come un territorio funzionale a un’escalation militare.

Un appuntamento che punta a fare rumore

La manifestazione fissata per sabato 11 aprile alle ore 10 davanti agli ingressi della base di Sigonella nasce dunque con un obiettivo preciso: accendere i riflettori su ciò che sta avvenendo e chiedere una posizione esplicita da parte delle istituzioni.

L’appello mette insieme parole forti, ma anche una visione politica precisa. I promotori dicono no alla guerra, chiedono trasparenza e rivendicano per la Sicilia un ruolo diverso. Il tema, per la sua delicatezza, è destinato a far discutere ancora.

La mobilitazione a Sigonella riapre infatti un confronto che tocca sicurezza, politica estera, diritti e identità del territorio. E proprio per questo il presidio annunciato per sabato si presenta come un passaggio che potrebbe avere un forte rilievo pubblico.

Un’iniziativa del genere, al di là delle appartenenze, conferma come in Sicilia il tema della pace e dell’uso delle infrastrutture strategiche continui a suscitare attenzione, partecipazione e domande che attendono risposte chiare.


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