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Agricoltura sostenibile in Sicilia, Safina: “Bando penalizza le aziende del territorio”

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giovedì 02 aprile 2026 - 11:38

Bando agricoltura integrata Sicilia penalizzante per le aziende

Trapani – Il bando agricoltura integrata Sicilia finisce al centro del dibattito politico regionale. A sollevare il caso è il deputato del Partito Democratico Dario Safina, che denuncia criticità nella misura “Produzione Integrata” del PSP Sicilia 2023-2027.

Secondo quanto evidenziato, il bando avrebbe lasciato fuori una parte consistente delle aziende che avevano investito nella sostenibilità. Su circa 2.300 domande presentate, infatti, solo 900 risultano finanziabili.

Il problema principale riguarda la dotazione economica, giudicata insufficiente rispetto alle reali esigenze del comparto agricolo.

Risorse insufficienti per la produzione integrata in Sicilia

Il bando agricoltura integrata Sicilia nasce con l’obiettivo di ridurre l’uso di fitofarmaci e fertilizzanti chimici. Tuttavia, le risorse stanziate – poco più di 7,6 milioni di euro annui – non coprirebbero il fabbisogno delle imprese.

Molte aziende, infatti, avevano già sostenuto costi importanti per adeguarsi ai disciplinari della produzione integrata. In particolare, avevano avviato percorsi di certificazione e modificato le pratiche agronomiche.

Questo scenario crea uno squilibrio competitivo, perché chi ha investito si ritrova oggi senza sostegno economico.

Criticità nel Trapanese e nel territorio marsalese

Particolarmente delicata risulta la situazione nel territorio trapanese. Qui si concentra un numero elevato di aziende escluse dal finanziamento.

Nel territorio marsalese, inoltre, diverse realtà – soprattutto quelle più piccole – hanno dovuto rinunciare a partecipare o non sono riuscite a sostenere i costi richiesti.

Si tratta spesso di aziende sotto i 6-7 ettari, che rappresentano una parte importante del tessuto agricolo locale.

Questo aspetto rischia di aggravare una crisi già esistente, soprattutto nel settore vitivinicolo.

Un sistema da rivedere per evitare squilibri

Un altro punto critico riguarda la tempistica del bando. Le restrizioni sono entrate in vigore già dal 1° gennaio 2025, ma molte aziende hanno scoperto solo nel 2026 di non poter accedere ai contributi.

Questo meccanismo scarica il rischio economico sugli agricoltori, che hanno investito senza avere certezze sui finanziamenti.

Per questo motivo, viene chiesto alla Regione di chiarire le ragioni della limitata copertura finanziaria e di valutare un eventuale scorrimento della graduatoria.

La richiesta di nuove risorse e una strategia più chiara

Al centro del dibattito c’è anche la necessità di rafforzare le politiche agricole regionali.

Da un lato, emerge la richiesta di risorse aggiuntive per sostenere le aziende già coinvolte nella produzione integrata. Dall’altro, si apre una riflessione più ampia sul futuro del settore.

Secondo quanto evidenziato, la Sicilia dovrebbe puntare con maggiore decisione sull’agricoltura biologica, con politiche mirate alla conversione e al mantenimento delle produzioni “bio”.

Transizione ecologica: servono strumenti concreti

La transizione ecologica in agricoltura resta un obiettivo centrale. Tuttavia, senza strumenti adeguati e risorse sufficienti, rischia di diventare un problema per le imprese.

Servono interventi concreti, coerenti e sostenibili, capaci di accompagnare davvero gli agricoltori nel cambiamento.

Solo così sarà possibile valorizzare il comparto agricolo siciliano e garantire competitività sui mercati.

Un passaggio decisivo, dunque, per il futuro dell’economia locale e per territori come quello marsalese, dove l’agricoltura rappresenta una risorsa fondamentale.


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