Il Tribunale di Trapani ha revocato gli arresti domiciliari a Nino Papania, ex senatore alcamese del Partito Democratico, imputato nel processo scaturito dalla maxi operazione antimafia “Eirene”. Papania, arrestato nel settembre 2024, è accusato di voto di scambio politico-mafioso, reato previsto dall’articolo 416 ter del codice penale. I giudici hanno accolto l’istanza presentata dai suoi difensori, gli avvocati Saro Lauria e Vito Di Graziano. Per l’ex parlamentare è stata disposta una misura meno afflittiva: l’obbligo di dimora. Papania ha scelto di rimanere ad Alcamo, dove vive con la famiglia. La decisione arriva mentre il processo è ormai entrato nella fase conclusiva. Per mesi le precedenti richieste della difesa erano state respinte dal Tribunale di Trapani, dal Tribunale del Riesame di Palermo e dalla Corte di Cassazione. La revoca dei domiciliari è stata motivata dalla riduzione delle esigenze cautelari, anche alla luce dell’avanzamento del dibattimento.
Papania aveva trascorso circa nove mesi nel carcere Pagliarelli di Palermo, prima di ottenere, nel luglio dello scorso anno, gli arresti domiciliari. Nella stessa inchiesta è coinvolto anche l’ex vicesindaco e assessore di Alcamo Pasquale Perricone, imputato per lo stesso reato. Per Perricone, circa due mesi fa, era stata autorizzata la possibilità di lasciare l’abitazione per alcune ore al giorno. La difesa di Papania continua a sostenere l’infondatezza dell’accusa di voto di scambio politico-mafioso. Secondo i legali, non sarebbe emerso alcun rapporto operativo tra l’ex senatore e ambienti mafiosi, né una ricerca illecita di consenso elettorale in occasione delle elezioni regionali. Il processo, che vede complessivamente 13 imputati, tornerà in aula martedì 13 ottobre. Sono previste le arringhe dei difensori. Successivamente sarà la volta del pubblico ministero, con le eventuali richieste di pena o di assoluzione. La sentenza è attesa entro la fine del prossimo mese.
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