La candidatura delle “Saline di Sicilia” è approdata alla fase internazionale. Ma nel territorio esiste già una complessa rete di tutele ambientali. Il nodo non è soltanto capire cosa porterà il riconoscimento UNESCO, ma come il futuro Piano di gestione riuscirà a coordinare strumenti, regole e interessi già esistenti
La candidatura delle “Saline di Sicilia” al programma MaB UNESCO ha superato la fase nazionale ed è entrata ufficialmente nel percorso internazionale. Il 18 settembre il Comitato Tecnico Nazionale MAB-IGG UNESCO ha approvato la candidatura italiana, mentre il 25 settembre il dossier è stato sottoscritto a Trapani e avviato verso Parigi. Un passaggio importante, ma che va raccontato con precisione: oggi le Saline di Sicilia sono una candidatura a Riserva della Biosfera, non sono ancora una Riserva della Biosfera UNESCO. La decisione finale spetterà all’organismo internazionale nell’ambito del previsto iter di valutazione. Il dossier riguarda un territorio che comprende Trapani, Marsala, Paceco e Misiliscemi e nasce con l’obiettivo di mettere in relazione conservazione della biodiversità, sviluppo sostenibile, ricerca, formazione ed educazione ambientale.
Ma proprio adesso emerge una domanda che merita di essere posta con chiarezza: come si inserirà il MaB in un territorio che è già interessato da una fitta rete di tutele ambientali?
La Regione Siciliana sta procedendo proprio in questi mesi con l’aggiornamento degli obiettivi e delle misure di conservazione dei siti della Rete Natura 2000.
Nel territorio trapanese il sistema comprende numerose aree di particolare interesse naturalistico, tra cui le Saline di Trapani, le Saline di Marsala, lo Stagnone, i fondali dello Stagnone, il sistema di Capo San Vito e Zingaro e altri siti della rete europea. Si tratta di strumenti che hanno una natura e una funzione diversa dal programma MaB. Le Zone Speciali di Conservazione e le Zone di Protezione Speciale derivano infatti dalla normativa europea sulla tutela degli habitat, delle specie e degli uccelli selvatici.
Il MaB, invece, nasce con una filosofia differente: mettere in equilibrio uomo, ambiente e sviluppo.
Ed è proprio qui che si trova uno dei punti più delicati dell’intera operazione. Il MaB non cancella i vincoli già esistenti ma… Nel dossier della candidatura viene chiarito che l’ingresso nel programma MaB non determina automaticamente nuovi vincoli urbanistici o ambientali rispetto a quelli già presenti nei territori interessati. Questo elemento va ribadito, perché nel dibattito pubblico la parola “UNESCO” rischia di essere automaticamente associata a una nuova forma di vincolo. Ma il problema, semmai, è un altro. Il territorio possiede già numerosi strumenti di tutela e pianificazione.
Ci sono le Riserve naturali, Natura 2000, le zone umide, la disciplina paesaggistica, gli strumenti urbanistici comunali e le altre normative che regolano attività agricole, produttive e turistiche.
Il MaB si aggiungerebbe quindi a questa architettura non come sostituto delle tutele esistenti, ma come possibile strumento di coordinamento e programmazione territoriale.
E questa è probabilmente la questione più importante da seguire nei prossimi mesi.
La vera partita, però, sarà il Piano di gestione. Il riconoscimento UNESCO, qualora arrivasse, non sarebbe la conclusione del percorso. Sarebbe, in molti aspetti, l’inizio della fase più complessa. Perché bisognerà trasformare i principi della candidatura in una governance concreta.
Chi coordinerà le amministrazioni?
Come saranno coinvolti i Comuni?
Quale sarà il ruolo della Regione?
Come verranno coinvolti agricoltori, salinai, operatori turistici, imprese e residenti?
Come si coordineranno le diverse forme di tutela?
E soprattutto: quali saranno le regole del futuro Piano di gestione?
Sono domande che non riguardano soltanto ambientalisti e amministratori. Riguardano direttamente chi vive e lavora nel territorio.Un altro punto delicato riguarda il rapporto tra tutela e attività economiche.
Il territorio delle saline non è un parco naturale disabitato. È un territorio vissuto. Ci sono saline, agricoltura, attività produttive, turismo, ristorazione, sport, pesca, servizi, infrastrutture e comunità che hanno costruito nel tempo la propria economia proprio attraverso il rapporto con questo ambiente.
Il programma MaB, nella sua filosofia, non punta alla separazione assoluta tra uomo e natura. Al contrario, il suo obiettivo dichiarato è proprio quello di trovare un equilibrio tra conservazione e sviluppo sostenibile.
Per questo motivo il futuro Piano di gestione sarà decisivo.
Perché sarà lì che bisognerà verificare concretamente se il principio dello “sviluppo sostenibile” riuscirà a tradursi in strumenti compatibili con le esigenze di chi vive e lavora nel territorio.
La Regione, intanto, aggiorna Natura 2000 ed è qui che la pagina pubblicata dalla Regione Siciliana assume un’importanza particolare.
Mentre procede la candidatura MaB, l’amministrazione regionale sta portando avanti le consultazioni e l’aggiornamento degli obiettivi e delle misure di conservazione dei siti Natura 2000.
Questo significa che il territorio sta vivendo contemporaneamente due processi diversi ma destinati inevitabilmente a incontrarsi.
Da una parte l’aggiornamento delle misure di conservazione previste dalla Rete Natura 2000. Dall’altra la costruzione della futura governance della Riserva della Biosfera. Non sono la stessa cosa. Ma dovranno dialogare.
Per questo, più che chiedersi semplicemente se il MaB sia “buono” o “cattivo”, se sia una “opportunità” o un “pericolo”, sarebbe utile porre una domanda molto più concreta: come verranno coordinate tutte le regole che già oggi insistono sul territorio e quelle che nasceranno dal futuro Piano di gestione MaB?
Perché il riconoscimento UNESCO può rappresentare una straordinaria occasione di valorizzazione internazionale del territorio, ma il valore concreto del progetto dipenderà anche dalla capacità di costruire una governance chiara, trasparente e condivisa. E soprattutto dalla capacità di coinvolgere davvero chi quel territorio lo vive.
Il dossier è partito per Parigi. Adesso, però, la discussione deve tornare a Trapani, Marsala, Paceco e Misiliscemi e bisogna avere le idee chiare su che cosa vogliamo fare di questo territorio dopo che, eventualmente, quel riconoscimento arriverà.