C’è un animale che nell’immaginario collettivo è quasi sinonimo di mimetismo, ma che in Sicilia rappresenta soprattutto un piccolo mistero naturalistico con una presenza non sempre stabile. È il camaleonte comune, Chamaeleo chamaeleon, un rettile dalle caratteristiche inconfondibili, storicamente segnalato anche nell’Isola e associato, nel corso del tempo, ad alcune aree costiere della Sicilia occidentale. Il suo aspetto è facilmente riconoscibile: corpo compresso lateralmente, zampe adatte ad afferrare i rami, coda prensile e soprattutto occhi capaci di muoversi indipendentemente l’uno dall’altro. È un animale prevalentemente insettivoro e cattura le proprie prede grazie alla lunghissima lingua, che può essere proiettata rapidamente verso l’esterno. Il celebre cambiamento di colore, invece, non va interpretato semplicemente come la capacità di assumere esattamente il colore dell’ambiente circostante. La colorazione è legata a diversi fattori, tra cui luce, temperatura e stato fisiologico dell’animale.
Una presenza siciliana avvolta dal mistero
La storia del camaleonte in Sicilia è particolare. Le fonti naturalistiche riportano ritrovamenti sull’Isola già a partire dall’Ottocento. L’Atlante della biodiversità dei vertebrati terrestri della Sicilia ricorda, tra le altre, antiche segnalazioni nell’area di Palermo e a Catania. Ma proprio la natura di queste segnalazioni ha alimentato per decenni il dibattito tra gli studiosi. Secondo l’Atlante, infatti, il camaleonte comune sarebbe stato quasi certamente introdotto in Sicilia. Alcuni naturalisti dell’Ottocento ipotizzarono addirittura che gli esemplari potessero essere arrivati accidentalmente dal Nord Africa, trasportati dalle navi che raggiungevano i porti siciliani. Una possibilità tutt’altro che sorprendente, considerando l’eccezionale capacità di adattamento della specie e gli intensi collegamenti marittimi che da secoli uniscono la Sicilia alle coste nordafricane.
E nel trapanese?
È proprio qui che il racconto diventa particolarmente curioso. La Sicilia Occidentale, con il suo clima caldo, la presenza di macchia mediterranea, campagne, giardini e aree costiere ricche di vegetazione, presenta ambienti che, almeno dal punto di vista ecologico, possono ricordare quelli frequentati dal camaleonte in altre parti del Mediterraneo. Nel corso degli anni non sono mancate discussioni e segnalazioni relative alla possibile presenza della specie nell’area occidentale dell’Isola, compreso il territorio trapanese. Tuttavia, non è corretto trasformare queste segnalazioni storiche in una certezza sull’esistenza attuale di una popolazione selvatica stabile. Le ricerche sulla biodiversità siciliana sottolineano infatti proprio l’incertezza della presenza del camaleonte nell’Isola. Uno studio pubblicato sull’Italian Journal of Zoology rileva che la specie è storicamente segnalata in Sicilia, ma che sembra non essere più presente, mentre popolazioni stabilmente acclimatate sono state documentate in Puglia e Calabria. Una revisione più recente sulla fauna alloctona di Sicilia e Malta arriva a una conclusione ancora più netta: il camaleonte comune non sarebbe presente allo stato selvatico in Sicilia, nonostante le ripetute segnalazioni storiche in zone urbane e periurbane.
Un rettile arrivato dal mare?
È una delle ipotesi più affascinanti legate alla storia del camaleonte siciliano. La specie è originaria di vaste aree del Nord Africa e di alcune regioni mediterranee e mediorientali. In diverse parti dell’Italia meridionale le popolazioni oggi conosciute sono considerate il risultato di introduzioni. Uno studio genetico sulle popolazioni di Puglia e Calabria ha individuato infatti affinità con esemplari provenienti rispettivamente da Israele e Tunisia, rafforzando l’ipotesi di introduzioni avvenute in epoca relativamente recente. Per la Sicilia, invece, il quadro è ancora più sfumato: le testimonianze storiche esistono, ma non sembrano sufficienti a dimostrare l’esistenza di una popolazione autonoma e duratura.
Il piccolo abitante invisibile
Ed è forse proprio questo l’aspetto più affascinante del camaleonte: un animale che sembra fatto per non farsi trovare. Vive prevalentemente tra arbusti e vegetazione, muovendosi lentamente sui rami grazie alle zampe prensili e alla coda. Il suo comportamento discreto e la capacità di confondersi tra le foglie rendono gli avvistamenti tutt’altro che frequenti. Per questo, davanti a un eventuale avvistamento nel Trapanese, sarebbe importante documentarlo con una fotografia e indicare con precisione il luogo, evitando di catturare o disturbare l’animale. Il camaleonte comune rimane così una presenza affascinante della storia naturalistica della Sicilia: un rettile realmente arrivato sulle nostre coste, certamente osservato sull’Isola in passato, ma la cui presenza attuale in natura rimane tutta da dimostrare. E forse è proprio questo il suo ultimo, perfetto mimetismo: essere diventato quasi invisibile anche nei racconti della fauna siciliana.