Egregio direttore, nei giorni scorsi abbiamo appreso che anche per quanto riguarda “gli ospedali e le case di comunità” che dovevano entrare in funzione massimo entro giugno, la Sicilia è in notevole ritardo sia per la consegna dei lavori e naturalmente per l’entrata in funzione, con il rischio di perdere il finanziamento del Pnrr di circa 800 milioni di euro. E che la provincia di Trapani è più in ritardo delle altre, nonostante da anni i vertici dell’Asp continuassero a dirci che il programma era in fase avanzata di realizzazione. Ora si apprende che la commissaria dell’Asp di Trapani resasi conto del notevole ritardo avrebbe nominato una task force per controllare i cantieri, e fare un monitoraggio ogni 72 ore per evitare ulteriori ritardi. Viene spontaneo chiedersi perché a poche settimane dalla scadenza e non è stato fatto nei mesi, meglio negli anni precedenti? Il termine dei lavori era conosciuto sin dall’inizio dei bandi. Se la Sicilia e la provincia di Trapani perdono questa grande opportunità di migliorare un po’ la sanità territoriale, la pagheranno sempre i cittadini e la responsabilità sarà data, alla commissaria dell’ASP nominata dal presidente Schifani e alla burocrazia che dipende sempre dal governo regionale. Perché il presidente non ha nominato il nuovo direttore generale dell’Asp? Sicuramente perché i partiti di governo non hanno trovato l’accordo a chi dovrebbe spettare la poltrona e la cosa migliore da fare per loro è rinviare ogni decisione. Nel frattempo il piano sanitario regionale è stato bocciato dal governo nazionale sempre dello stesso colore politico ed è stato nominato il terzo assessore alla sanità in tre anni. Si può essere governati in questo modo? Si possono perdere i finanziamenti del Pnrr anche per la sanità? In molte altre regioni le case e gli ospedali di comunità sono già in funzione da qualche anno. Cosa dicono i parlamentari regionali di centro destra di questa provincia così come i sindaci e i vari candidati? Non si erano accorti del ritardo? Tutti buoni a dire che hanno fatto, non si capisce cosa, e a promettere che faranno.
Dott. Alberto Di Girolamo