“Se domani non torno” è l’inizio di una poesia di Cristina Torre Cáceres, attivista ed artista peruviana che ha spopolato su Instagram, TikTok e X (ex Twitter) al seguito del femminicidio di Giulia Cecchettin, uccisa nel 2023. “Se domani non torno” oggi è anche un film sulla sensibilizzazione al tema della violenza di genere nel nostro paese. “Se domani non torno” è un verso “simbolo”, un appello disperato a non restare indifferenti, un grido di dolore e speranza, un urgente messaggio politico e sociale. “Se domani non torno” è tutto questo, ma anche una voce rabbiosa e rumorosa contro il sistema patriarcale, per porre fine ai femminicidi.
La violenza sulle donne è un atto così radicato nella nostra società che ci sembra normalissimo assistere o subire dimostrazioni di manipolazione o di forza senza riconoscerne il pericolo e la dannosità. I numeri legati alla violenza di genere sono ancora preoccupanti; secondo i dati dell’UNICEF, veicolati in vista della Giornata contro la Violenza sulle Donne, oggi, nel mondo, quasi 50 milioni di ragazze adolescenti tra i quindici e i diciannove anni sono vittime di violenza fisica o sessuale inflitte dal partner. In Italia, i femminicidi mantengono numeri elevati: nel 2023 96 vittime, nel 2024 116, nel 2025 85 (registrati fino ad ottobre 2025). Un continuo scorrere di sangue. Questi dati confermano la necessità di intensificare le misure protettive per arginare questa piaga sociale. Per quanto possano essere di grande valore simbolico una moltitudine di scarpe e panchine rosse, flash mob, proteste di certo utili e necessarie, la gravità del fenomeno impone a noi tutti di passare all’azione.
Gli sportelli antiviolenza nascono spontaneamente dall’impegno di una parte della società civile (avvocati, psicologi, medici, docenti etc.) proprio per garantire supporto ed assistenza alle donne in modo attivo sul territorio. Di fondamentale importanza sarebbe affiancare alle attività menzionate una radicale educazione all’affettività, spesso sottovalutata se non osteggiata, che parta fin dall’infanzia. Esiste un luogo preposto a tal fine: la scuola; il luogo deputato per la crescita di futuri individui e cittadini, occorre creare un inclusivo percorso di crescita consapevole e responsabile delle differenze e delle relazioni, per sviluppare ed apprendere un alfabeto emotivo corretto. La famosa poesia della già citata Cáceres termina: “Se domani tocca a me, voglio essere l’ultima”. I femminicidi, mentre leggete, continuano.
A cura del Centro Antiviolenza La Casa di Venere di Marsala