Il vecchio vizio del centrodestra marsalese

Vincenzo Figlioli

Punto Itaca

Il vecchio vizio del centrodestra marsalese

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giovedì 12 Febbraio 2026 - 07:00

La vicenda del ritiro di Nicola Fici ripropone una questione che si trascina a Marsala da tanti anni. Il centrodestra lilibetano è incapace di costruire un progetto intorno a una figura nuova o emergente dell’agone politico. Da 30 anni a questa parte i nomi sono sempre gli stessi: Massimo Grillo, Pino Ferrantelli, Eleonora Lo Curto, Giulia Adamo, Paolo Ruggieri, Stefano Pellegrino, Enzo Sturiano. Ognuno di loro, con stili e modalità diverse, ha dimostrato di saper raccogliere consensi personali e allestire liste competitive. Ma appena si palesa all’orizzonte la possibilità di un nome che esca fuori da quest’elenco si innesca il solito gioco dei veti incrociati, talvolta espliciti, più spesso striscianti.

E’ vero che Nicola Fici era reduce da due competizioni elettorali da militante del fronte opposto. Ma chi lo conosce sa bene che è sempre stato un moderato, espressione di quella borghesia marsalese che, dagli anni ’90 in poi, ha spesso partecipato alle competizioni elettorali secondo schemi post-ideologici, scegliendo lo schieramento in base agli spazi disponibili e cercando di portare avanti una certa idea di città. In un momento storico in cui il centrodestra non ha un candidato unitario, vista la scomposizione della coalizione che nel 2020 aveva portato alla vittoria di Grillo, Nicola Fici si era dimostrato comunque capace di radunare intorno al suo progetto gran parte dei consiglieri comunali in carica, alla luce dei buoni rapporti costruiti in questi anni. Non è detto che in caso di vittoria non avrebbe avuto gli stessi problemi di Grillo e non è neanche detto che avrebbe vinto le elezioni. Ma in uno scenario del genere, la sua candidatura era comunque un’occasione preziosa per il centrodestra, anche per cominciare a costruire un progetto di progressivo rinnovamento della sua classe dirigente. Ma ogni volta che Fici è sembrato sul punto di ufficializzare la propria partecipazione alla competizione elettorale, si è ritrovato di fronte accorati consigli ad aspettare qualche altro giorno, un’ultima riunione, una telefonata palermitana o romana. Comprensibilmente, dopo aver dimostrato un’infinita pazienza, Fici ha gettato la spugna lasciando il cerino in mano ad altri. E dopo i soliti tentativi con Salvatore Ombra o Renzo Carini, appare evidente che non c’è alternativa ai nomi sopra menzionati. Non un imprenditore, non un professionista, né un rappresentante della società civile. Non è stato costruito nulla di nuovo (politicamente parlando), preferendo una comfort zone che tutela una serie di persone, piuttosto che alzare l’asticella con il rischio di dover affrontare nuovi equilibri.

A questo punto, la possibilità di un attacco a due punte – Grillo e mr o mrs X – appare sempre più fondata. Ed è esattamente quello che i dirigenti regionali e nazionali del centrodestra non avrebbero mai voluto.

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