Voti per il movimento Via in cambio di posti di lavoro, rinviati a giudizio consiglieri comunali di Marsala e non solo

redazione

Voti per il movimento Via in cambio di posti di lavoro, rinviati a giudizio consiglieri comunali di Marsala e non solo

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mercoledì 11 Febbraio 2026 - 08:44

Qualche anno fa la vicenda scossero Palazzo VII Aprile. Adesso si arriva ad un passo dall’Aula di Tribunale. Corruzione per l’esercizio della pubblica funzione in concorso, è questo il reato contestato dalla Procura della Repubblica Marsala che ha chiesto il rinvio a giudizio di sei persone, tutti consiglieri comunali tra Marsala e Provincia. Il processo scatterà per Pino Ferrantelli, Michele Accardi e Vanessa Titone tutti consiglieri comunali di Marsala, eletti nel 2020 a sostegno del sindaco – ora uscente – Massimo Grillo, Sara Accardi, figlia di Michele (ex candidata consigliera anche a Petrosino), Antonio Giancana, consigliere comunale di Castelvetrano e Vincenzo Monteleone consigliere nel Comune di Custonaci. Anni fa, scattarono anche una serie di obblighi di dimora per i coinvolti nell’indagine, che poi furono revocati.

La prima udienza a marzo

La prima udienza preliminare davanti al gup di Marsala è stata fissata il 18 marzo, dove a sostenere l’accusa sono i pm Diego Sebastiani e Sara Varazi. Anni fa la vicenda – un vero scandalo della politica locale – venne seguita dalla guardia di finanza che nell’ottobre 2024 è sfociata in 14 misure cautelari di varia natura emesse dai gip dei tribunali di Marsala e Trapani su richiesta della procura europea e della procura lilybetana. Secondo l’accusa, tra il 2021 e il 2022, quindi uno-due anni dopo la loro elezione, i referenti del movimento politico Via che faceva capo all’ex senatore Nino Papania, poi arrestato, che gestivano alcuni enti di formazione professionale, avrebbero assicurato – o promesso – posti di lavoro a parenti dei consiglieri comunali coinvolti, in cambio del sostegno al movimento di Papania. Tra gli enti, anche il Centro siciliano per la formazione professionale.

I particolari della vicenda

Tra le promesse finite come scambio di presunti favori, c’era anche l’assunzione di Sara Accardi, che dal supermercato in cui già lavorava è stata ‘assunta’ in un’Ipab, una casa di riposo, ubicata a Santa Ninfa. Promessa che il padre aveva chiesto a Nino Papania e al referente marsalese Ignazio Chianetta finito ai domiciliari nella stessa inchiesta. Una sfilza di intercettazioni e denaro come fantomatici compensi, finiti ora davanti al giudice.

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