Interviene con una presa di posizione netta e documentata Christian Giacalone, Direttore Tecnico del Podere Badia, per fare chiarezza sulle numerose affermazioni inesatte circolate negli ultimi giorni in merito alla possibile alienazione del fondo agricolo marsalese. “Intervengo nella mia qualità di Direttore Tecnico del Podere Badia – afferma Giacalone – dopo aver letto dichiarazioni non rispondenti alla realtà dei fatti. Ritengo doveroso, soprattutto nei confronti dei rappresentanti delle Istituzioni locali, fornire informazioni corrette e fondate su atti normativi e documenti storici inequivocabili”. Secondo Giacalone, il primo punto da chiarire riguarda la natura giuridica del Podere Badia. “Grazie alla lungimiranza di Abele Damiani – spiega – sin dal momento dell’acquisto da parte della Provincia Regionale di Trapani è stato istituito un vincolo di destinazione d’uso immodificabile”. Un vincolo che rende il bene, di fatto, non alienabile.
C’è una Convenzione del 1.888
Chi ha incluso erroneamente il Podere Badia tra i beni alienabili, secondo il Direttore Tecnico, avrebbe dovuto esaminare con attenzione una serie di atti fondamentali: la Convenzione stipulata nel 1.888 tra la Provincia Regionale di Trapani e il Demanio dello Stato per l’istituzione della scuola agraria a Marsala; la Legge del Regno d’Italia n. 45 del 26 gennaio 1.893, che approva la Convenzione; la Legge n. 206 del 16 agosto 1.893, che sancisce la nascita della Regia Scuola Pratica di Agricoltura; e infine l’Atto di acquisto del 30 settembre 1.895, con cui la Provincia acquisì il Podere Badia dagli eredi del Conte Enrico Fardella. “Il Podere Badia – sottolinea Giacalone – è stato acquistato con un unico e preciso scopo: essere assegnato ipso iure alla Regia Scuola Pratica di Agricoltura di Marsala, oggi Istituto Tecnico Agrario Abele Damiani”. Una destinazione che la stessa Provincia Regionale di Trapani ha ribadito ufficialmente con la nota prot. n. 72337-SF del 12 dicembre 2002, indirizzata all’Istituto.
La vendita di Badia è un errore
Alla luce di tali elementi, Giacalone ritiene “improbabile, se non giuridicamente infondato”, ipotizzare la vendita di un bene assegnato ipso iure a fini pubblici. “Soprattutto – aggiunge – quando si tratta di un bene destinato alla formazione di una comunità scolastica fondamentale per un territorio storicamente vocato all’agricoltura come Marsala”. In ogni caso, evidenzia, sarebbe necessaria una specifica autorizzazione legislativa che modifichi il vincolo di destinazione d’uso, come previsto dalla normativa generale sui beni demaniali, che limita la vendita di immobili destinati a servizi pubblici essenziali, tra cui l’istruzione. “Finché esisterà il soggetto beneficiario – conclude il Direttore Tecnico – e cioè l’Istituto Agrario di Marsala, il Podere Badia non potrà essere venduto né destinato ad altro uso se non quello della formazione pratica degli studenti”.
Fondo operativo e pienamente operante
Infine, Giacalone ricorda che il Podere Badia non è un bene inattivo, ma una realtà produttiva pienamente operante. “Si tratta di un’azienda con gestione agronomica attiva, condotta secondo i metodi dell’agricoltura biologica, che ha partecipato ai bandi del PSR Sicilia e dell’OCM Vino e presenta un bilancio economico in attivo”. È inoltre in corso un progetto di valorizzazione, promosso dall’attuale Dirigenza, che coinvolge addetti, studenti e docenti e che ha già prodotto risultati di rilievo, come il primo premio all’8° Concorso enologico degli Istituti Tecnici Agrari d’Italia, ottenuto in occasione del Vinitaly 2024. Un patrimonio storico, giuridico e produttivo che, conclude Giacalone, “va tutelato e valorizzato, non messo in discussione”.