Paceco, bufera in Consiglio, condanna contro Ricciardi: “Insulti ad amministratori e alle loro famiglie”

redazione

Paceco, bufera in Consiglio, condanna contro Ricciardi: “Insulti ad amministratori e alle loro famiglie”

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lunedì 13 Aprile 2026 - 07:37

Clima rovente al Consiglio comunale di Paceco del 9 aprile 2026, finito al centro di una dura presa di posizione da parte di consiglieri e assessori, che denunciano con fermezza i toni e i contenuti utilizzati dal consigliere Salvatore Ricciardi durante la seduta. A sottoscrivere il documento sono i consiglieri comunali Maria Basiricò, Giuseppe Ranno, Salvo Rosselli, Gaetano Rosselli, Angela Rindinella ed Enzo Monaco, insieme agli assessori Salvatore Castelli, Federica Gallo, Marilena Barbara e Pietro Cusenza. Nel testo si parla apertamente di “comportamenti inqualificabili per un esponente delle istituzioni”, con riferimento alle esternazioni del consigliere, ritenute ingiuriose e allusive non solo nei confronti degli amministratori, ma anche delle loro famiglie.

Non è un episodio isolato

Secondo i firmatari, non si tratterebbe di un episodio isolato, ma dell’ennesima manifestazione di un atteggiamento reiterato nel corso della legislatura. “Insulti di questo tipo – si legge – ledono irreparabilmente l’onorabilità dell’intero Consiglio comunale”, contribuendo ad abbassare il livello del confronto politico e a minare la fiducia dei cittadini nelle istituzioni. Nel documento si respinge con decisione quello che viene definito un tentativo sistematico di delegittimazione portato avanti da oltre due anni, ormai sfociato – secondo i sottoscrittori – in attacchi personali incompatibili con il ruolo istituzionale e con il giuramento prestato all’inizio del mandato.

Per la maggioranza comportamenti Aula da condannare

Viene quindi ribadita una visione della politica fondata su principi imprescindibili quali rispetto, correttezza, trasparenza e senso del dovere verso la comunità. Il Consiglio comunale, si sottolinea, deve restare il luogo del confronto democratico e della costruzione condivisa del bene comune, mentre comportamenti che si discostano da questi valori finiscono per compromettere la qualità del dibattito e la dignità dell’istituzione. Nel testo c’è anche un riconoscimento al lavoro svolto dagli altri consiglieri di minoranza, che – pur mantenendo una linea di opposizione ferma – avrebbero contribuito in maniera costruttiva al dibattito politico-amministrativo. Da qui la netta presa di distanza politica e istituzionale nei confronti di chi “continua a porre in essere comportamenti non degni del ruolo ricoperto”, ribadendo l’impegno a perseguire l’interesse collettivo nel rispetto delle regole e dei valori condivisi.

Ciminnisi: “Dialettica volgare”

Sulla vicenda è intervenuta anche la deputata regionale del Movimento 5 Stelle, Cristina Ciminnisi, che ha condannato con decisione quanto accaduto in aula. “Per l’ennesima volta – ha dichiarato – il consigliere Ricciardi si è reso protagonista di uno sproloquio irriguardoso, arrivando ad allusioni offensive e inaccettabili sulla vita e sul percorso professionale di una donna”. Ciminnisi ha evidenziato come non si tratti di un caso isolato, ma di una modalità comunicativa già manifestata in passato: “Una dialettica volgare, sopra le righe, che nulla ha a che vedere con l’opposizione politica, che può essere esercitata con fermezza senza superare i limiti del rispetto”. La deputata ha inoltre denunciato un clima di assuefazione rispetto a questi comportamenti, puntando il dito contro il silenzio di parte della politica locale. “È grave che molti tacciano – ha affermato – e che alcuni esponenti sembrino tollerare o addirittura legittimare questo linguaggio con un silenzio acquiescente”. Infine, l’appello alla presidente del Consiglio comunale, Teresa Soru, chiamata a vigilare sul rispetto dei toni e delle regole all’interno dell’aula: “La credibilità della politica passa anche dal linguaggio usato nelle sedi istituzionali. È necessario evitare che questa deriva diventi normalità”. Una vicenda che riaccende il dibattito sul rispetto dei ruoli e dei limiti nel confronto politico, in un momento in cui le istituzioni locali sono chiamate a recuperare autorevolezza e fiducia agli occhi dei cittadini.

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