Caro Vincenzo,
Sarà che il principio di estrema cautela mi stia giocando un brutto scherzo o sarà che la mia vena polemica stia prendendo il sopravvento, ma assai più grave sarebbe per me autocensurarmi per un più quieto vivere personale. Ma c’è una questione che mi incuriosisce da tempo e che vorrei sottoporre alla tua attenzione, oltre che dei lettori.
Dalla notizia della pagina istituzionale del comune di Marsala sulla chiusura di una strada dell’area di Porticella per via di una cavità sotterranea, ho appreso del progetto di riallocazione dei resti cosiddetti antichi di quella porta che fu in un sito non meglio specificato della piazza, forse in occasione di un suo futuro (non so quanto prossimo) rifacimento.
E proprio in occasione di una delle tante battute della mia battaglia per la riapertura dell’antico Viale di Portanuova (più precisamente della passeggiata che scorre accanto all’Antica Plateia Aelia), mi capitò di imbattermi in detta questione, partendo da una foto scorta in rete che mostrava i suoi resti “gettati” su un’area esterna del Parco Archeologico di Lilibeo e Marsala e dunque lasciati per anni e anni alle intemperie.
Senza bisogno di essere un archeologo, anche se la materia non mi è proprio sconosciuta, almeno letterariamente, mi son chiesto: possibile che una tale preziosità sia stata lasciata senza protezione e custodia (quella custodia tanto sbandierata dall’attuale direttrice del Parco ed altri archeologi per chiudere e recintare ogni cosa esista a Marsala) non solo contro l’azione corrosiva dell’avvicendarsi delle stagioni ma anche contro la possibilità che un qualsiasi malintenzionato potesse operarvi qualsiasi atto di vandalismo? E, andando a ritroso, possibile che il primo acquirente dell’Antica Porta di Porticella si fosse prodigato in un tale acquisto per poi tornare ad erigerla in una zona amena e poco sontuosa del mazarese? E che gli ultimi proprietari, forse discendenti o semplici ulteriori acquirenti, comprata dagli avi per 100 mila delle vecchie lire, la cedessero per appena 20 o 30 mila euro?
Insomma, e lo dico col massimo rispetto per il lavoro della Commissione che, sotto la sindacatura Adamo, valutò l’originalità del manufatto acquistato, si è proceduto a qualche analisi chimica che valutasse la pietra di cui è costituita come realmente risalente all’epoca della prima erezione? Che certamente non fu quella della data del suo smantellamento, risalente al 1892, ma di qualche centinaio di anni addietro, almeno un paio di secoli? Il tutto per qualcosa che, come sottolineato in uno dei tanti articoli al riguardo, qualcuno ha asserito esser stato fatto “pur senza certezza assoluta che siano davvero i blocchi dell’antica porta di Marsala”.
Senza, dunque, voler accampare accuse ma spingere a un reale principio di cautela, chiedo al sindaco di Marsala, onorevole Massimo Grillo, di cui pure stimo l’azione volta all’abbellimento della nostra città con una moltitudine di lavori, di rendere però gli atti di quella commissione pubblicamente consultabili, visto che, mesi fa, dai dirigenti comunali mi è stato negato l’accesso e, se ritenuto, insieme alle altre forze politiche e civiche cittadine, l’istituzione di un’ulteriore commissione di esperti, possibilmente non marsalesi, per valutare la certa corrispondenza di quel tufo a quello dell’antica Porticella di Marsala e la conseguente correttezza di detto acquisto, peraltro poi perfezionato dall’amministrazione Di Girolamo.
Non si tratta di sconfessare alcunché ma di esser totalmente certi di non esporci, in futuro, a figure barbine di cui questa città non sentirebbe proprio il bisogno. E, come vedi, – alla stessa stregua della petizione per restituire il libero attraversamento de “l’antico Viale” ai cittadini marsalesi (https://www.change.org/LANTICOVIALE_MARSALA) – non sarebbe nemmeno addebitabile come un’iniziativa di parte ma totalmente civica.
Ninny Aiuto