Favignana e l’intero arcipelago delle Egadi si trovano oggi di fronte a una scelta cruciale: continuare lungo la strada di uno sviluppo edilizio sempre più intenso oppure fermarsi, riflettere e ripensare il futuro del territorio. È questo, in sintesi, l’allarme lanciato dal Comitato “Salviamo lo Stornello”, che in un articolato documento sottoscritto da 16 firmatari in rappresentanza di tutti gli iscritti al Comitato, chiede con urgenza l’introduzione di una moratoria temporanea sulle concessioni edilizie e demaniali marittime. L’appello è rivolto al sindaco di Favignana, Giuseppe Pagoto, alla giunta comunale, al consiglio e, per conoscenza, anche agli assessorati regionali competenti. Il timore espresso è netto: senza una pianificazione aggiornata e strumenti urbanistici adeguati, l’arcipelago rischia un progressivo e irreversibile deterioramento ambientale.
Troppe richieste di nuove strutture ricettive
Secondo il Comitato, negli ultimi tempi si sarebbe registrato un aumento significativo di richieste per nuove strutture ricettive, molte delle quali in aree particolarmente sensibili dal punto di vista paesaggistico e ambientale. Si tratta di interventi che insistono su zone soggette a tutela, incluse quelle appartenenti alla rete Natura 2000, e che dovrebbero quindi essere sottoposti a valutazioni particolarmente rigorose. Uno degli aspetti più critici evidenziati riguarda il meccanismo del “silenzio-assenso” nelle conferenze di servizi: in assenza di pareri espliciti da parte degli enti preposti, alcune autorizzazioni finirebbero per essere approvate automaticamente. Una prassi che, secondo il Comitato, rischia di svuotare di fatto i controlli previsti dalla normativa. A ciò si aggiunge un altro elemento ritenuto particolarmente grave: la presunta assenza, in molti procedimenti, del parere dell’Area Marina Protetta delle Egadi, che dovrebbe essere obbligatorio e vincolante per interventi in zone sottoposte a tutela ambientale. Una mancanza che, se confermata, potrebbe incidere sulla legittimità stessa delle concessioni rilasciate.
Lidi balneari permanenti: la preoccupazione
Non meno preoccupante è il fenomeno delle strutture stagionali che, di fatto, diventano permanenti. Opere nate come temporanee restano sul territorio anche durante l’inverno, trasformandosi in elementi stabili che modificano in modo duraturo il paesaggio e limitano la fruizione pubblica delle coste. Il quadro si complica ulteriormente sul piano infrastrutturale. Il Comitato sottolinea infatti l’assenza di adeguate reti idriche e fognarie pubbliche, con il conseguente ricorso a soluzioni autonome come serbatoi e fosse settiche. Sistemi che, oltre a rappresentare un potenziale rischio sanitario, risultano difficili da gestire in contesti territoriali spesso impervi. A questo si aggiunge il problema dell’approvvigionamento idrico, aggravato dalla diffusione di pozzi privati in un territorio già segnato da cronica scarsità d’acqua.
Il nuovo PUG e tutti i dubbi
Nel frattempo, il Comune ha recentemente avviato il percorso per dotarsi di un nuovo Piano Urbanistico Generale (PUG), dopo il mancato completamento del precedente Piano Regolatore Generale. Tuttavia, proprio questa fase di transizione viene considerata dal Comitato come la più delicata: senza regole aggiornate, il rischio è che si consolidino interventi non coerenti con le future linee di sviluppo sostenibile più volte annunciate dall’amministrazione. Da qui la richiesta, chiara e circostanziata: sospendere temporaneamente il rilascio di nuove concessioni edilizie e demaniali fino all’adozione del PUG e all’approvazione del Piano di Utilizzo del Demanio Marittimo (PUDM). Una misura che, nelle intenzioni dei promotori, consentirebbe di “mettere in sicurezza” il territorio, evitando decisioni affrettate e garantendo che ogni intervento futuro sia compatibile con una visione organica e sostenibile. Non solo. Il Comitato invita anche l’amministrazione a riesaminare in autotutela le concessioni già rilasciate, per verificarne la piena legittimità, soprattutto alla luce delle presunte carenze nei pareri obbligatori. Il tono del documento è fermo ma istituzionale, e si chiude con un auspicio: che le istituzioni accolgano l’appello e intervengano rapidamente. Perché, come sottolineano i firmatari, la posta in gioco non è soltanto lo sviluppo economico, ma la salvaguardia di un patrimonio ambientale unico, la cui integrità potrebbe essere compromessa in modo definitivo.
Nel frattempo, il circolo di Fratelli d’Italia “La Frontiera” delle Isole Egadi scrive all’assessora regionale Giuseppina Savarino: “Esprimiamo forte preoccupazione per quanto sta accadendo alle Isole Egadi sul fronte delle concessioni demaniali marittime. Risulterebbero infatti oltre 300 richieste già inoltrate agli uffici competenti, senza che, ad oggi, si registrino adeguate valutazioni o pronunciamenti formali. Una situazione che rischia di aprire la strada al meccanismo del silenzio-assenso, con il concreto pericolo che numerosi interventi vengano autorizzati senza un’approfondita istruttoria. Parliamo di un contesto estremamente delicato, perché l’arcipelago delle Egadi ricade all’interno dell’Area Marina Protetta, una delle più estese d’Europa, e custodisce un patrimonio ambientale, paesaggistico e naturalistico di valore straordinario. Proprio per questo non possiamo permettere che procedure automatiche o ritardi amministrativi mettano a rischio equilibri così fragili. Chiediamo quindi un intervento urgente da parte dell’assessore regionale al Territorio e Ambiente, Giuseppina Savarino, affinché venga garantita una valutazione puntuale, rigorosa e trasparente di tutte le istanze presentate, evitando che il silenzio-assenso produca effetti in un’area sottoposta a vincoli e tutele ambientali così rilevanti. Il punto non è fermare lo sviluppo, ma governarlo con responsabilità. Sviluppo e tutela devono procedere insieme, senza lasciare spazio a dinamiche speculative che potrebbero compromettere in modo irreversibile l’identità, la sostenibilità e la bellezza delle nostre isole”.