Guerra in Iran, carburante alle stelle in Sicilia: “Il più caro d’Italia”

redazione

Guerra in Iran, carburante alle stelle in Sicilia: “Il più caro d’Italia”

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lunedì 09 Marzo 2026 - 07:28

L’escalation militare in Medio Oriente e il conflitto che coinvolge l’Iran stanno già producendo effetti concreti sui mercati energetici internazionali. Il timore di interruzioni nelle forniture di petrolio — soprattutto lungo lo Stretto di Hormuz, snodo attraverso cui transita circa un quinto del petrolio mondiale — ha fatto salire rapidamente i prezzi del greggio e dei carburanti. Analisti e istituzioni finanziarie avvertono che il petrolio potrebbe superare la soglia dei 100 dollari al barile se le tensioni dovessero proseguire, con conseguenze dirette sui prezzi alla pompa in Europa e in Italia. In questo contesto internazionale già instabile, la Sicilia si trova a fare i conti con una situazione ancora più complessa: il carburante sull’isola costa più caro rispetto al resto del Paese e il settore dell’autotrasporto lancia l’allarme per una crisi che rischia di mettere in difficoltà centinaia di imprese.

Carburanti più cari in Sicilia e nel trapanese: l’allarme di CNA Fita

“In Sicilia fare il pieno costa più caro che nel resto d’Italia”. È la denuncia della CNA Fita Sicilia, che parla apertamente di una vera e propria “tempesta perfetta” per il comparto dell’autotrasporto merci e persone. Secondo l’associazione di categoria, alla crescita dei prezzi legata alla crisi geopolitica si aggiunge una criticità tutta siciliana: la vicenda giudiziaria che coinvolge la raffineria Isab di Priolo, uno dei più grandi impianti petroliferi d’Europa, che copre circa l’80% del fabbisogno di carburante dell’isola e un terzo di quello nazionale. “I rincari seguiti all’inizio delle ostilità in Iran sono immediati e ingiustificati – dichiarano Giorgio Stracquadanio e Daniela Taranto, responsabili di CNA Fita Sicilia – perché il carburante oggi erogato utilizza scorte acquisite prima dell’escalation. A questo si aggiunge una distorsione tipicamente siciliana: il contenzioso giudiziario e finanziario tra Isab e Lukoil Italia per la gestione della raffineria di Priolo”. Secondo CNA Fita, le incertezze sulla gestione dell’impianto e i blocchi temporanei nelle forniture starebbero contribuendo a una lievitazione dei prezzi alla pompa superiore alla media nazionale.

Imprese dell’autotrasporto in difficoltà

Le conseguenze per il settore sono pesanti. L’autotrasporto è infatti tra i comparti più esposti all’aumento del costo del carburante, che rappresenta una delle principali voci di spesa per le imprese. Le stime della CNA indicano che, nel breve periodo, il rincaro potrebbe comportare un aggravio di circa 3.000 euro per singola impresa. Se la crisi dovesse protrarsi, il costo aggiuntivo potrebbe superare i 15.000 euro. “Di fronte a questa emergenza – afferma Salvatore Ranno, presidente di CNA Fita Sicilia – non possiamo accontentarci di dichiarazioni di intenti o di promesse vaghe. Chi governa deve assumersi le proprie responsabilità con posizioni chiare e misure urgenti. Il settore dell’autotrasporto è strategico per l’economia dell’Isola e non può essere lasciato solo”.

Le richieste alla Regione Siciliana

A livello nazionale CNA Fita ha già chiesto al Governo l’introduzione di un credito d’imposta straordinario, da finanziare con l’extra gettito IVA derivante dall’aumento dei prezzi del carburante. Per la Sicilia, tuttavia, l’associazione ritiene necessari interventi specifici. “Chiediamo alla Regione Siciliana di attivarsi su due fronti – spiegano Stracquadanio e Taranto –. Da un lato è indispensabile convocare con urgenza un tavolo di crisi per dirimere la disputa che coinvolge le imprese dell’impianto di Priolo e normalizzare il mercato. Dall’altro occorre stanziare risorse immediate”. La proposta è quella di istituire, attraverso Irfis e Crias, un fondo dedicato alle imprese di autotrasporto merci e persone, industriali e artigianali, che preveda un contributo a fondo perduto pari al 30% per l’acquisto di scorte di carburante a partire dal 1° gennaio 2026. “In un momento così complicato – conclude Ranno – il settore ha bisogno di attenzioni e misure concrete per poter continuare a operare e sostenere l’economia siciliana. Non possiamo più attendere”.

Più controlli sui prezzi: interviene la Guardia di Finanza

Alla luce delle forti tensioni sui prezzi dei prodotti energetici registrate negli ultimi giorni, il Governo ha disposto un rafforzamento dei controlli lungo tutta la filiera dei carburanti. La Guardia di Finanza, su indicazione del Ministro dell’Economia e delle Finanze di concerto con il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, ha intensificato il presidio di legalità per prevenire distorsioni del mercato e tutelare i consumatori. Le verifiche riguarderanno in particolare:

  • il rispetto delle norme sulla trasparenza e pubblicità dei prezzi al consumo;
  • l’analisi dell’andamento dei valori dei prodotti energetici nelle diverse fasi della commercializzazione;
  • l’individuazione di eventuali accordi anticoncorrenziali.

Parallelamente sarà rafforzato anche il controllo economico del territorio per contrastare possibili fenomeni illegali legati all’aumento dei prezzi, come l’immissione in consumo di carburanti sottratti al regime fiscale, la falsa classificazione merceologica dei prodotti energetici o irregolarità nella circolazione e nella tracciabilità dei carburanti. Un intervento che punta a garantire trasparenza in una fase di forte instabilità del mercato energetico, mentre imprese e consumatori continuano a fare i conti con gli effetti della crisi internazionale.

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